Prostituta in cattedra

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La protesta delle prostitute contro il ministero della Pubblica istruzione per non essere state ammesse a tenere una «lezione alternativa» in una scuola di Castel Maggiore e l'adesione ufficiale, con lettera al sindaco, dei detenuti di Firenze alla candidatura ai Nobel del presidente Pertini, sono due notizie che dan da meditare. Pare proprio che in Italia più nessuno sappia e voglia stare ai proprio posto, è un'abitudine che parte dalle più alte cariche dello Stato e discende giù per li rami aumentando la confusione di questo allegro Paese. Pia Covre, una delle fondatrici del Comitato per i diritti civili delle prostitute, ha precisato che le prostitute non sarebbero andate alla scuola di Castel Maggiore a dare lezioni di sesso, ma a parlare, sul «tema del confronto uomo-donna». Ma, alla stessa stregua, si potrebbe chiamare a scuola un ladro perchè relazionasse sul diritto di proprietà o un bancarottiere Ma, si dirà, le prostitute, facendo ciò che fanno, non commettono alcun reato. Verissimo e giustissimo, ma non per questo la loro attività deve costituire un titolo preferenziale per insegnare a scuola. Non mi pare che sulle cattedre siano mai state chiamate casalinghe, madri di famiglia, vergini, zitelle, che pur sono anch'esse degnissime persone e che avrebbero anche loro qualcosa da dire sul «confronto uomo-donna». Far la prostituta non sia un titolo di demerito, ma, vivaddio, non deve nemmeno diventare un titolo di merito. Ognuno ha il diritto di fare col proprio corpo e la propria dignità ciò che vuole, anche venderli per denaro. Sono fatti suoi. Ma restano, appunto, tali, non si capisce perché debbano diventare materia di insegnamento. Nè mi pare che sia meritevole di particolare attenzione la condizione di emarginazione delle prostitute, come sostiene il Comitato per i diritti civili. Fare la prostituta non è un obbligo, ma una scelta. Chi la fa deve anche accettare lo scarso apprezzamento sociale che ne consegue. Non si può avere tutto dalla vita. Non si può fare la rivoluzione con la mutua, non si può vendere la propria dignità e pretendere di conservarla. Là dove invece l'esser prostituta non è una scelta ma una condizione obbligata dalla violenza altrui o , da una particolare situazione di disgregazione sociale, allora entra in gioco la tutela cui ha diritto qualsiasi persona. Non mi pare  insomma che possano esistere «diritti civili delle prostitute» in quanto tali. La prostituzione, dal punto di vista giuridico, non dev' essere emarginazione, ma neanche privilegio. E dal punto di vista morale ognuno avrà bene il diritto di giudicarla come gli pare. Le stesse considerazioni mi pare che valgano per i detenuti che appoggiano la candidatura di Pertini al Nobel per la Pace. Non mi sembra che chi sta in carcere abbia particolari titoli in materia. lo sapevo che i Nobel per la Pace erano, almeno fino a ieri, patrocinati da prestigiose Accademie, da Istituti internazionali, da altri Nobel, non dai collettivi delle carceri. Ma, evidentemente, in un Paese dove le prostitute pretendono di salire in cattedra, i terroristi «pentiti» che gli sia trovato un lavoro, è cosa normale che anche i detenuti propongano i loro Nobel. In Italia c'è solo un soggetto cui non sono riconosciuti nè titoli di merito nè voce in capitolo: il cittadino comune. Guai alle maggioranze.

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