È notizia di questi giorni che, per l'anno 2015, è previsto il collasso totale del sistema pensionistico (dato che ci sarà l'insostenibile rapporto di un pensionato per ogni lavoratore attivo) e che quindi, a quell'epoca, non ci saranno più pensioni o saranno ridicole. Ora, il caso vuole che nei dintorni dell'anno 2015 sarà proprio la mia generazione, cioè gli uomini e le donne che oggi hanno quarant'anni, a essere in età da pensione. Quindi, se mai arriverà a quella venerande età noi, per la prima volta nella storia dell' ltalia contemporanea, non avremo pensione. Eppure, per godere di questo diritto, abbiamo, nei vent'anni, fin qui, della nostra vita lavorativa, pagato allo stato una barca di quattrini. Ma questi soldi sono serviti per far avere una pensione alle generazioni di coloro che sono diventati vecchi in questi anni (oltre che a un folto gruppo di «baby-pensionati» ), le generazioni che ci seguiranno non ci restituiranno il favore. I fregati siamo noi. Questa delle pensioni non è che l'ultima di una serie di truffe, di latrocini, di raggiri, di grassazioni che la nostra generazione ha subito dallo Stato italiano. Prendiamo, per esempio, la sanità. Molti di noi, sulla scia di quello che avevano fatto i nostri padri, avevano cercato di garantirsi un'assistenza decente assicurandosi presso mutue private o di categoria. Volevamo un servizio migliore degli altri, è vero, ma perché lo avevamo pagato di più. Ma lo Stato italiano, facendo suo un distorto principio d'uguaglianza (distorto perché, come dice Aristotele, «somma ingiustizia è trattar in modo eguale i disuguali», cioè, in questo caso, trattar ano stesso modo chi aveva pagato molto e chi poco), ha divorato le mutue private e ci ha sbattuto nel sistema infame delle UsI. Ora, è vero che questo sistema è infame per tutti, ma per noi si aggiunge la beffa di averlo strapagato. Adesso, nello sfascio del sistema previdenziale e sanitario, lo Stato italiano ci prospetta di nuovo il ricorso al sistema delle assicurazioni private. Ma come possiamo fidarci? Quale garanzia abbiamo che non spenderemo anche i prossimi vent'anni della nostra vita lavorativa per garantirci un'assistenza che poi lo Stato ci toglierà, come ha già fatto con le mutue di categoria? E poi quale risparmio dovremo investire? In questi anni, a noi quarantenni del cosiddetto ceto medio, il risparmio è stato reso quasi impossibile da tutta un'altra serie di rapine. Il fiscal drag,la combinazione cioè dell' imposizione fiscale e dell'inflazione, ci ha tassato con aliquote da ricchi e da ricchissimi, nell'ordine del 40 e del 50 per cento del nostro stipendio, proprio mentre ci stavamo impoverendo. Chiunque abbia lavorato in questi anni in Italia, a qualunque categoria o classe appartenga, ne ha dovuti mantenere altri due che non facevano niente. Adesso si dice che c'è una virata e che il principio di merito torna ad avere diritto di cittadinanza. Già, ma ritorna proprio quando noi, dopo aver speso le nostre migliori energie negli anni in cui questo non serviva a niente, cominciamo ad essere stanchi e avremmo umanamente desiderato, come han fatto tutte le generazioni che ci hanno preceduto, adagiarci un poco sul lavoro fatto. Si può star certi che il principio del merito trionferà quando noi, usurati, non saremo più fra i meritevoli. E se qualcuno di noi quarantenni è riuscito, nonostante tutto, a mettere da parte qualche soldo lo ha fatto solo per vederselo portar via. Lo Stato infatti ci ha imposto di investire il nostro risparmio in Italia e quindi di farcelo rapinare dall'inflazione o in quegli investimenti che si fanno per disperazione, quando si vede il proprio denaro guadagnato con sudore volatilizzarsi giorno dopo giorno, come la Borsa italiana o i Fondi comuni alla Bagnasco o Cultrera o Sgarlata che oggi si vede che razza di truffe fossero. E quando lo Stato italiano consoliderà i Bot (cioè, in parole più semplici e meno da azzeccagarbugli, si rifiuterà di restituirci i soldi che gli abbiamo prestato, e prima o poi ci si arriverà) la rapina sarà finalmente completa e perfetta. Noi quarantenni del ceto medio in questi anni siamo quindi arretrati verso le soglie della povertà, qualsiasi siano stati i nostri sforzi, la quantità e la qualità del nostro lavoro. E potremmo anche accettare questo sacrificio se intorno a noi vedessimo un Paese che marcia verso l'uguaglianza, verso un ragionevole socialismo. Ed invece intorno a noi vediamo una ricchezza arrogante ed offensiva, quella dei presentatori tv le cui parole dementi vengono pagate, con i nostri soldi, miliardi; quella della stragrande maggioranza della nomenclatura politica ed amministrativa che, non si sa bene come, visto che ufficialmente prende stipendi da fame, vive a livelli per noi irraggiungibili. quella dei mediatori e degli affaristi che prendono decine di miliardi a colpo, quella dei signori che han ville, case e appartamenti dappertutto anche se non si sa bene che lavoro facciano, quella dei ricchi vecchi e nuovi, quella degli industrialoni che scorrazzano liberamente in tutto il mondo mentre a noi, se mai ci viene la tentazione di varcare i confini, sono stati posti dei limiti di denaro oltraggiosi, cosicché siamo costretti a viaggiare come barboni o a metterci dalla parte del torto violando la legge. Noi quarantenni del ceto medio, che abbiamo una certa educazione, che abbiamo studiato prima delle lauree facili del '68, che abbiamo lavorato sodo, che non ci siam prostituiti ai tanti clan o mafie o frammassonerie che, a volte sotto nomi degnissimi, proliferano nella nostra società, che non abbiamo annegato le nostre ansie esistenziali nella violenza e nel terrorismo, che, insomma, ci siamo comportati secondo i principi e le regole su cui questo Stato, formalmente, si regge, siamo stati, da questo stesso Stato, truffati, turlupinati, sistematicamente puniti. Salvo poi venirci a chiedere al momento del dunque, perché verrà un momento del dunque, la nostra solidarietà.