Anche se il colonnello Gheddafi la minaccia a destra e a manca, capisco bene che non gli si possa dichiarare guerra. Non è più l'epoca delle cannoniere. Del resto, anche se è sicuro che in Libia ci sono campi di addestramento per terroristi palestinesi, non c'è la certezza matematica, come si è affrettato a far sapere il ministro dell'Interno Scalfaro, che gli attentatori di Fiumicino e Vienna provengano proprio da questi campi e non da altri. Ed è poco importante, a quanto pare, che Gheddafi si sia attribuito la paternità morale di quegli attentati chiamando i loro autori «eroi e martiri». Quel che si capisce meno (o meglio: si capisce benissimo) è perché non si possano attuare contro Gheddafi le sanzioni economiche proposte da Reagan. In genere, quando si chiede questo tipo di sanzioni tutti gli Stati interessati si affrettano a dire che non le attueranno perché «tanto non servono a niente» e non hanno mai dato alcun risultato. Ma non servono a niente, proprio perché gli Stati non le attuano. Se provassero una volta a farlo, forse i risultati sarebbero diversi. Lo sarebbero, comunque, sicuramente nel caso della Libia il cui 98 (!) per cento del bilancio è costituito da esportazioni di petrolio. Se i Paesi europei che si dicono concordi nel voler battere il terrorismo internazionale non acquistassero più il petrolio libico, la Libia, e con essa Gheddafi, finirebbe in ginocchio perché è un Paese che vive di pura rendita, un parassita nel sistema mondiale, che non produce nulla, o quasi, con le proprie mani e col sudore del proprio lavoro, ma che si limita ad incassare le royalties esattamente come un rentier dei primi del '900 (l'unica differenza è che quel rentier viene chiamato «sporco capitalista» mentre Gheddafi è un «rivoluzionario»). E grazie a questa sua posizione di nazione redditiera che, come ricordava Ronchey sul Corriere di domenica, la Libia ha potuto spendere, in una sola commessa, 12 mila miliardi per forniture militari dall'Urss. Non è dunque vero che il boicottaggio economico nei confronti della Libia sia inutile o impraticabile come sostengono ipocritamente tutti i Paesi europei: semplicemente non vogliono attuarlo per i rilevanti interessi economici che hanno con la Libia. L 'Italia, in particolare, ha un volume di affari di qualche miliardo di dollari ed alcune migliaia di persone che lavorano da quelle parti. Insomma il business è business e il denaro, come diceva quello, «non olet», non ha odore. Ma è davvero così? Davvero il denaro non puzza? Quando una donna (o un uomo) si dà per denaro si è concordi nel dire che vende la sua dignità. Non stiamo facendo altrettanto noi, accettando di rimanere in idilliaci rapporti commerciali con l'impresario delle stragi di Fiumicino e Vienna? Con colui che, senza porsi tanti problemi, ha minacciato di attaccare Pantelleria o la Sicilia? Con chi ci ha fatto sapere, attraverso quei poveri e sciagurati terroristi («suicidi a pagamento» li chiamano in Israele), che non esiterà a colpire anche i nostri bambini? Il denaro, il mercato, il business devono prevalere su ogni altro valore? Questo è il mondo che ci siamo costruito e in cui ci piace vivere? Naturalmente si tratta di domande retoriche. Sì, questo è il mondo che ci siamo costruito e in cui ci piace vivere o in cui, comunque, ci siamo accomodati come topi nel formaggio. Tutto il resto, le nostre indignazioni, le nostre condanne morali, non son che balle, sporche balle. Così capita che Paesi che si dicono pacifisti vendano armi in tutto il mondo, capita che l'Italia che tuona ogni giorno, attraverso il suo governo, i suoi ministri e la sua stampa, contro i razzisti sudafricani, mandi poi sottobanco le armi al governo di Pretoria. E non diversamente da noi, anzi peggio, si comportano gli altri Paesi, come la Francia, cui piace giocare la parte di «anime belle». Il capitalismo internazionale trionfante ha travolto tutte le ideologie e le morali sottese alle ideologie. Anzi è esso stesso l'unica ideologia realmente imperante, all'Ovest come all'Est. Le prime navi che vidi al Pireo, pochissimi giorni dopo il «golpe» di destra dei colonnelli greci, battevano bandiera sovietica. L 'unica fratellanza che ci accomuna è ormai quella del denaro, del mercato, del business. Ma è una fratellanza sinistra perché non evita il sangue, anzi lo ha come prezzo. Vendere, comprare, vendere sono i soli verbi che contano; E questa mentalità, discendendo giù per li rami degli Stati, ci coinvolge tutti. Da pubblica si fa privata. È notizia di qualche giorno fa che la vedova di Klinghoffer, l'americano ucciso dai pirati della Lauro per essersi ribellato, per aver dimostrato, per un attimo, che non tutto si può fare impunemente, sta scrivendo un soggetto su questa tragica vicenda, a cui si stanno interessando stazioni televisive e case editrici. Probabilmente la Klinghoffer è convinta di vendere un romanzo ed invece sta vendendo la dignità di suo marito, la sua morte. Ed anche Gerardo De Rosa, il capitano della Achille Lauro, sta scrivendo la sceneggiatura di un film sul dirottamento (ci son già il regista e gli attori) così come qualche tempo fa Morucci e Faranda, gli assassini di Moro, stavano preparando una sceneggiatura su quel sequestro. Emozioni, sentimenti, pudore, dignità: tutto è in vendita, tutto è mercato. Ma non importa, possiamo sempre commuoverci gratis davanti alla fotografia della dolce bambina inglese ammazzata a Fiumicino che ha fatto vendere tante copie in più ai giornali.