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Il rogo antieretico non è spento

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Tira una brutta aria per le cosiddette sette religiose. Cinque testimoni di Geova sono stati recentemente denunciati per una serie di reati che vanno dal tentato omicidio alla circonvenzione di incapace. Il cardinale Oddi ha addirittura accusato i testimoni di essere emissari del maligno. Da qualche tempo operano in Italia associazioni come il Gris, di matrice cattolica, che si propone di far «opera di prevenzione, per evitare che molte persone, sprovvedute o meno, vengano accalappiate», o come l'Aris, laica, che ha sporto una raffica di denunce contro l'attività delle sette. L 'Ispes ha appena pubblicato un'indagine, tutt'altro che benevola, su queste «religioni minori» dai culti, a volte, bizzarri. A me pare di cogliere in questo accanimento contro le sette un pericoloso germe di intolleranza, peraltro tipico dell'epoca. Tutto ciò che non rientra nel razionalismo imperante o nelle religioni tradizionali (collaudate e quindi, in un certo senso, innocuizzate) viene visto con sospetto. Ora, ci possono essere sicuramente singoli casi, di singoli adepti, che riguardano il codice penale, ma non mi sembra che, nel complesso, l'attività delle sette si discosti dall'esercizio della libertà di culto, garantita dalla Costituzione. Di che cosa infatti le si accusa, nella sostanza? Di approfittare dell'ingenuità della gente, di spillare quattrini ai propri seguaci, di far loro il lavaggio del cervello. Ma questo si può dire di qualunque religione, non solo delle sette. In linea di principio ognuno ha diritto di fare quello che vuole della propria vita, di aderire alle credenze che più gli garbano. L 'ingenuità non è un reato e nemmeno approfittarne, a meno che ciò non si concreti in una truffa, che però è una fattispecie ben precisa e circostanziata per la quale ci vuole il concorso di alcuni elementi (il raggiro, l'induzione in errore, un ingiusto profitto, un danno) che vanno accertati caso per caso. Peraltro non si può nemmeno dire, come è stato fatto, che le sette inducono i propri seguaci in errore perché somministrano loro false credenze. Chi può dire che quelle credenze sono false? Chi può dire da che parte sta l'errore? Nessuno. Se Dio non esiste, l'intera religione cattolica diventa un inganno colossale. Ma non per questo qualcuno ha mai pensato di mettere le manette al cardinale Oddi. La legge non può occuparsi della truffa metafisica, non può valutare un imponderabile danno spirituale, ma solo quello patrimoniale. E, per la verità, le sette hanno l'abitudine di drenare ingenti somme di denaro dai loro seguaci ma tutte le religioni, anche le più grandi, si sono rette sulle offerte dei credenti e generazioni di preti hanno passato parte della loro esistenza al capezzale dei ricchi per ottenere, in cambio della promessa del Paradiso, un testamento favorevole a Santa Madre Chiesa. È truffa questa? No. Perché il danno patrimoniale, materiale, deve essere accompagnato a sua volta da un inganno materiale, non metafisico. Il prete non inganna nessuno, fa semplicemente il suo mestiere, vende il suo prodotto: il paradiso. E c'è chi, per conquistarsi il paradiso, non bada a spese. Lo stesso vale per le sette. In realtà, alcuni aspetti dell'attività delle sette, con il loro martellante bombardamento ideologico, più che alla truffa si avvicinano al plagio. Ma, a parte il fatto che in Italia il reato di plagio non esiste più, elementi di plagio ci sono a ben guardare in tutte le religioni e nella stessa politica. In ogni caso del tutto grottesca è l'accusa, rivolta alle sette dal presidente dell'lspes, di utilizzare i mass media in modo sapiente e di manipolare in questo modo le coscienze. Papa Wojtyla fa forse qualcosa di diverso? Il fatto è che fra le grandi religioni e le sette non esiste una differenza qualitativa, ma solo quantitativa. Il pirata catturato da Alessandro il Grande così gli replicò prima di essere giustiziato: «In verità io e te facciamo le stesse cose. Solo che tu le fai con trecentomila uomini, io con trecento. Per questo tu sei un re ed io un pirata». Sarebbe sommamente iniquo far valere contro le sette, come invece si tende, il fatto che hanno un numero limitato di seguaci. La piccolezza non è un argomento, nè giuridico nè morale. Del resto non si può mai dire. Anche Cristo cominciò con dodici apostoli... . Invece di demonizzare le sette e di ricorrere alla polizia si dovrebbe cercare di capire le ragioni della loro costante espansione (in Italia ce ne sono 600, negli Usa 25 mila). In un mondo che ha fatto del razionalismo tecnologico-industriale la sua unica stella polare è comprensibile che salga, per contrappeso, un bisogno di sacro, di mistico, di mistero, di irrazionale. E non è certamente un caso che le sette trovino il loro terreno più fertile proprio nelle aree industrializzate. Un tempo per poter soddisfare queste esigenze c'erano religioni di antica e sofisticata sapienza, a cominciare, per l'Occidente, dalla religione cattolica. Ma oggi la Chiesa è in crisi. Tutto quello che ha guadagnato in estensione, in ecumenismo -con i grandi viaggi massmediologici di Karol Wojtyla- l'ha perduto in profondità. Per stare al passo con i tempi la Chiesa ha finito per appiattirsi sul modello tecnologico e cioè proprio su quello che molta gente sente come peso. Di qui il rivolgersi a forme di religiosità, senz'altro più rozze ed elementari, ma più nuove e, in un certo qual modo, meno compromesse. Forme che possono non piacerci ma che, se ci poniamo da un punto di vista laico, e non da quello del cardinale Oddi, dobbiamo accettare facendo nostre le parole, più che mai attuali, di Voltaire: «Non sono d'accordo con le tue opinioni ma difenderò sempre il tuo diritto ad esprimerle».

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