Con una mossa a sorpresa, durante I' Assemblea nazionale socialista, Bettino Craxi ha virtualmente aperto la crisi di governo. Il segretario del Psi ha affermato che dopo la guerra del Golfo «la compagine governativa appare esausta. quindi si rende necessario il suo rinnovamento». Oh, bella! Tutte le leadership dei paesi che hanno partecipato alla coalizione contro l'Irak sono uscite rafforzate dalla vittoria nel Golfo: da Bush a Mubarak, da Major ad Assad, da Ozal al re dell'Arabia Saudita. In Francia «Desert storm» ha riacceso la sopita popolarità di Mitterrand al punto di permettergli di liberarsi finalmente di un vecchio incubo: l'ingombrante ombra di De Gaulle. Da che mondo è mondo la guerra rinsalda le leadership dei vincitori. Perchè proprio per il governo italiano le cose dovrebbero essere diverse? Il governo -e questo lo ammette lo stesso Craxi- ha lavorato bene durante la guerra. Anche chi non era d'accordo sulla nostra partecipazione alla spedizione nel Golfo deve riconoscere che il governo ha preso delle decisioni, difficili e impopolari, le ha sostenute con coerenza e le ha portate fino in fondo. che è proprio la cosa che sempre si rimprovera ai nostri dirigenti politici di non saper fare. C'è stato un solo accenno di «derapage» di Andreotti verso il piano di Gorbaciov, ma la macchina è stata ripresa subito al volo, con grande abilità, e del resto la mossa non era priva di senso perché in quel momento, che è stato il più difficile ed ambiguo del conflitto, le cose potevano svilupparsi anche diversamente e all'Italia, che con i paesi arabi, che gli sono vicini di casa, ha problemi diversi dagli americani, avrebbe potuto tornar utile essersi coperta le spalle. Nel complesso, dunque, il governo italiano ha dimostrato una inusitata compattezza sia verso l'esterno sia verso l'interno. Nè si può sottovalutare che il governo, a maggioranza democristiana e con un presidente del Consiglio democristiano, ha saputo resistere alle pesanti e reiterate pressioni del papa e dei pacifisti a tutto tondo del Movimento popolare, dimostrando così che la Dc, almeno nei momenti estremi (come fu quello del sequestro Moro), sa distinguere fra i suoi doveri istituzionali e la sua anima confessionale. Perchè, allora, buttar giù proprio adesso il governo Andreotti quando, una volta tanto, ha dato buona prova di sè? Siccome ragioni obiettive non ce ne sono bisogna affidarsi all'esegesi. Secondo il Giornale Craxi «punta a mettere in difficoltà Andreotti per favorire Forlani nella battaglia per la presidenza della Repubblica del prossimo anno»; secondo la Repubblica «vuole portare al governo un siciliano (per esempio il capogruppo Capria) per affrontare meglio le elezioni regionali nell'isola... Si dice anche che Craxi vorrebbe alle Poste un ministro socialista nel momento decisivo di applicazione della legge Mammì». Io azzardo anche altre ipotesi. La guerra ha ridato, per un momento, alle Istituzioni il ruolo che loro spetta. È chiaro infatti che durante un conflitto armato l'eterno potere di ricatto dei partiti nei confronti dell'Esecutivo (o fai quello che ti diciamo noi o ti buttiamo giù) si riduce grandemente perché nessuno può essere così temerario da far cadere un governo per motivi futili o non chiari o inconfessabili quando si sta giocando una importante partita politica e militare sul piano internazionale. Può essere che Craxi abbia voluto ribadire che, passato il momento magico, si ritorna alle fruste regole di sempre: i partiti continuano ad essere i veri padroni delle Istituzioni, gli italiani non s'illudano che qualcosa sia cambiato. Ma potrebbe esserci una motivazione anche più personale. La guerra, che è un formidabile banco di prova per tutti, ha fatto salire di statura i membri socialisti del governo. il vicepresidente del Consiglio, Claudio Martelli e, soprattutto, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis che si è mosso con decisione, misura e abilità fra le capitali di mezzo mondo dimostrando di essere instancabile non solo come ballerino e che amare la vita non impedisce necessariamente ad un uomo politico di far bene, con competenza e serietà, il suo mestiere. Nello stesso periodo Craxi, come ogni altro segretario e tessitore professionale di manfrine partitiche, è stato invece costretto nell'ombra. Con la sua sortita Craxi ha, forse, voluto dare uno scrollane, più che ad Andreotti, a De Michelis e a Martelli per riaffermare che l'unico padrone dei destini del Psi e dei suoi uomini, siano anche membri autorevoli del governo, resta lui, Bettino. Comunque sia, si tratti di fare un favore a Forlani e un dispetto ad Andreotti, di trovare un posto al siciliano Capria, di prendere possesso del ministero delle Poste, di riaffermare la leadership dei partiti sulle Istituzioni o la sua personale, sono motivazioni mediocri e meschine che hanno di mira tutto fuorché l'interesse generale che vuole che un governo che ha lavorato bene, in difficili frangenti, resti al suo posto e trovi, magari proprio in ciò, l'orgoglio per far meglio. Si dice continuamente che bisogna tagliar le unghie alle Leghe. toglier loro le motivazioni della protesta scrollando un immobilismo che dura da quasi mezzo secolo. La sortita di Craxi è il modo migliore per confermare che nulla, neanche una guerra, può cambiare le cattive abitudini della nostra classe politica e per ridare alle Leghe quel fiato e quello slancio che, durante la crisi del Golfo, avevano oggettivamente perso. Bossi, riconoscente, ringrazia.