L'indipendenza si paga con l' ostracismo

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Mimmo Lombezzi, ideatore del programma televisivo Istinti, cui ho dato un modestissimo contributo, si è sentito dire, con disprezzo, da una collega della Stampa , «Ma come, hai fatto collaborare quel leghista di Massimo Fini?». Non capisco perché essere leghisti sia più spregevole di essere socialisti e democristiani o comunisti o missini. Si dice che Bossi è rozzo e incolto. Lo sarà anche, ma la sua faccia non mi sembra meno presentabile di quella, poniamo, di Gava così come la sua incultura non mi pare superiore a quella, poniamo, di Craxi con la sua infantile infatuazione per Garibaldi. È un animale politico, come altri. Si dice anche che con Bossi si rischia una involuzione autoritaria e, per squalificarlo, si fanno spesso riferimenti, più o meno espliciti, all'autodidatta Mussolini e all'imbianchino Hitler. Sono paralleli in totale malafede che non rendono giustizia a Bossi né, tantomeno, a Mussolini e ad Hitler. Costoro, la cui statura politica era un tantinello diversa da quella di Bossi, per arrivare al potere si servirono di squadracce che intimidivano, aggredivano, picchiavano e, a volte, assassinavano gli avversari politici. Nulla di tutto questo, ovviamente, è riscontrabile nelle Leghe. Fascismo e nazismo preconizzavano il partito unico, il programma delle Leghe può piacere o meno ma è totalmente all'interno delle regole democratiche e l'antipartitismo che questo movimento esprime è diretto contro le degenerazioni della partitocrazia non certo contro i partiti in quanto tali. Premesso questo io non sono «leghista» più di quanto non lo sia, se mi è permesso un riferimento illustre, Giorgio Bocca. Sono solo un giornalista che, prima di altri, ha capito l'importanza, culturale e politica, del fenomeno delle Leghe. che non le ha demonizzate a priori, che ha visto in esse uno strumento importante per spezzare quella occupazione dello Stato e della società ad opera dei partiti che oggi tutti deprecano. Sono quindici anni che ho definito la partitocrazia «il fascismo dell'Italia repubblicana», non vedo davvero perché avrei dovuto accogliere con ostilità un movimento che si propone di far piazza pulita di questo sistema. Ma verso le Leghe, come verso qualsiasi altra forza politica, io conservo quella totale indipendenza di giudizio che un giornalista, se vuole rimanere tale e non trasformarsi in un agit-prop, deve sempre avere. Tanto è vero che mentre le Leghe hanno sposato, insieme al Psi e all'Msi, la causa del «picconatore» Cossiga, io ho scritto almeno una decina di pezzi contro le inammissibili violazioni costituzionali del presidente della Repubblica. Questo è davvero un curioso paese. Se un giornalista deriva il suo posto di lavoro e la sua carriera dal Partito socialista, da quello comunista, dalla Dc, come Giuliano Ferrara, come Michele Santoro, come Bruno Vespa, per fare i primi nomi che mi vengono in mente, è degno di rispetto e di considerazione, ma se non è infeudato con nessuno allora merita solo disprezzo ed ostracismo, non ha nemmeno il diritto di lavorare. Ma dirà, il lettore, adesso non insuperbirti. Ce ne sono per così di giornalisti che sparano a palle quadre contro il Psi, contro la Dc, contro il Pds. E' vero. Ma il lettore può star certo che, nel novanta per cento dei casi, il giornalista che attacca il Psi è infeudato al Pds o alla Dc. O viceversa. È questo un modo molto comodo, e molto facile, di far gli eroi, è il modo, per esempio, di Giampaolo Pansa, definito non più tardi di due settimane, dal giornale di cui è condirettore, L 'Espresso , «un maestro del giornalismo più aggressivo e schierato». Ma chi non è schierato né con il Pds né con la Dc né con il Psi né con le Leghe né con lobbies di altro tipo, e non ha il prestigio, acquisito in tempi più facili, di un Montanelli, di un Bocca, di un Biagi, corre veramente su un filo e senza rete. E, a differenza di quanto accadeva durante il fascismo, non gli è concesso nemmeno l'orgoglio dell'opposizione. Questo sistema infatti è talmente vischioso che chi vi si oppone, e ne paga i prezzi, può essere tranquillamente confuso con chi ne trae tutti i vantaggi. In questo sistema gli sporcaccioni, gli opportunisti, i profittatori, i fascisti siamo noi. Son io. Il leghista.

 


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