Hanno vinto i soliti noti

Stampa PDF

Allora è come se nulla fosse successo. Come se le elezioni del cinque aprile non ci fossero state e le inchieste di Di Pietro mai cominciate. Sembra anzi che i partiti, di fronte al pericolo di non poter continuare i propri traffici, i taglieggiamenti,le prepotenze, si siano ricompattati proprio come fan le bande rivali quando c'è una stretta della polizia. Così si sono rispartiti le massime cariche dello Stato secondo il più classico dei manuali Cencelli: la presidenza della Repubblica è andata ad un dc, quella della Camera ad un pds, il Senato a un pri. E a questo punto si può stare quasi certi che il nuovo presidente del Consiglio sarà uno della banda socialista di quel Bettino Craxi alias Ghino di Tacco che amava presentarsi come un brigante che ruba ai ricchi per dare ai poveri e che invece s'è scoperto essere uno che ruba tanto ai ricchi che ai poveri per incassare in conto proprio. Vecchi partiti quindi, con vecchissimi uomini. Scalfaro ha 74 anni ed è nella Dc da sempre e in Parlamento dal '46, Napolitano ne ha 67 ed è deputato dal '53, Spadolini 67. Roba, per età e lunghezza di carriere, da antica gerontocrazia sovietica. Del resto tutti e tre, Scalfaro, Napolitano e Spadolini, hanno fatto in tempo ad essere fascisti o resistenti, o tutte e due le cose, vale a dire, per l'Italia moderna; le catacombe. Queste sono le “novità” che si presentano al Paese. L 'unica diversità rispetto al passato sta nel fatto che i partiti, nel tentativo “camaleontico” di camuffarsi, sono andati a cercare, rovistando sul fondo della botte, le personalità più sciape e anodine possibili, quelle che prestassero meno il fianco alla critica perché, essendo inesistenti, non avevano fianchi. Scalfaro è una brava persona, ma politicamente è sempre stato considerato una nullità (se, da presidente della Repubblica, dimostrerà di essere qualcosa di diverso ci faremo un punto d'onore di riconoscerglielo). Napolitano viene definito da decenni un “dirigente comunista di grande prestigio” ma da che cosa gli derivi questo prestigio, se non dal fatto di essere lì da sempre, nessuno l'ha mai capito. Sfido chiunque a trovare nella vita politica di Napolitano un gesto significativo. La sola cosa per cui si è fatto notare è una imbarazzante somiglianza (imbarazzante per un comunista) con l'ex re Umberto. In quanto a Spadolini già c'era ed era difficilissimo spostarlo se non promovendolo a Capo dello stato (o a Papa cosa che al buon Sciaboletta sarebbe piaciuta anche di più). Pur continuando nelle adusate pratiche, non avendole anzi mai dismesse nemmeno per un momento, i partiti non rinunciano però a rintronarci giurando e, soprattutto, spergiurando, come bambini presi con le dita nel vasetto della marmellata, che non lo faranno più, che cambieranno metodi e sistema, che righeranno diritto. In questo tardivo e sospetto piagnisteo si distingue Achille Occhetto il quale tiene a farci sapere dalle colonne de la Repubblica (2 giugno) che il Pds resta in ogni caso un partito “diverso” perché, a differenza degli altri, si pente e fa mea culpa e poi perché ha comunque rubato meno. Per la verità nell'inchiesta di Milano di questa “diversità” non c'è alcuna traccia visto che il Pds aveva sulle tangenti la stessa tangente del 25% che andava al Psi e alla Dc (ai barboni, a quelli che si sono venduti per un piatto di lenticchie, cioè al Pri e al Psdi, spettava, si fa per dire, il 12,5%). E questa presunta “diversità” risulterebbe ancora meno diversa se un Di Pietro emiliano-romagnolo andasse ad indagare che cosa il Pci faceva in quelle regioni, fin dai lontani anni Sessanta, in materia di appalti e di forniture, se andasse a ficcare il naso, poniamo, a Ravenna e, dico per dire, alla CMC, il gioiello edilizio della Lega delle Cooperative. Questo novello Di Pietro scoprirebbe allora che il Pci, anche negli anni “duri e puri”, rubava come e più degli altri, solo che lo faceva in modo più scientifico, e con coperture più sofisticate, di un Mario Chiesa. No, il Pds, ex Pci, non è diverso in nulla tranne che nelle lacrime di coccodrillo che ora versa. Appartiene a pieno titolo, insieme alla Dc, al Psi al Psdi, al Pri, alla criminalità politica organizzata. E, nonostante le lagne di Occhetto, il Pds, ex Pci, è così poco cambiato e ha così poca voglia di farlo che non si è peritato di trattare sottobanco con Ghino di Tacco, il brigante dei briganti (come confermano ulteriormente i documenti trasmessi in questi giorni dalla magistratura milanese al Parlamento), pur di mettere le mani sulla presidenza della Camera in cambio di qualcosa di cui sapremo quando verrà il momento di formare il nuovo governo. No, questi partiti hanno perso ogni diritto di governarci, di chiederci sacrifici, di esigere tasse. Anche qualora decidessero, da ora, di far sul serio pulizia al proprio interno (cosa praticamente impossibile perché la purga li ridurrebbe pelle e ossa o, più probabilmente, li trascinerebbe per intero nel water della propria corruzione) questi partiti, invece di cianciare di riforme e autoriforme, avrebbero il dovere di farsi da parte per almeno vent'anni. Solo allora, come i carcerati che abbiano tenuto buona condotta, potrebbero ritrovare un poco di quella credibilità che oggi hanno completamente perduto. Le sole forze che hanno diritto a governare gli italiani sono quelle che non li hanno derubati: la Lega, la Rete, i radicali, i Verdi, Rifondazione, I'Msi. Non a caso si tratta perlopiù di quelle che non hanno sponsorizzato Oscar Luigi Scalfaro il quale rischia di essere, malgre soi, la ridottissima foglia di fico della politica del malaffare.

Condividi

Mobile

Scarica l'app per Android, e resta aggiornato sugli ultimi articoli.

Oppure con il tuo lettore feed preferito cercando la pagina:
http://www.massimofini.it/articoli/blog

Cerca

Links