Hitler no, Stalin sì. Perché mai?

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Tira una brutta aria di maccartismo, di caccia alle streghe, in Italia. La proposta del ministro delI'Interno e di quello della Giustizia di introdurre i reati di razzismo e di antisemitismo fa parte di quelle buone intenzioni di cui è lastricata la via dell'inferno. Perchè spalanca un abisso. Se è proibito inneggiare a Hitler perché dovrebbe essere permesso inneggiare a Stalin che quanto a massacri, non è secondo a nessuno? Se è reato incitare all'odio razziale, perché non dovrebbe esserlo incitare all'odio di classe? E può essere ammesso un movimento come la Lega che, col suo richiamo alla riscoperta delle radici, prepara un terreno che può essere favorevole al razzismo? Il settimanale liberale L' Opinione, in un articolo dal  titolo significativo, Heil Bossi,  non ha forse scritto che “la sostanza politica del movimento leghista è la stessa che ha consentito ad Adolf Hitler di realizzare il suo dominio sulla società tedesca”? Ed è accettabile che ci sia qualcuno che propugna idee secessioniste quando la nostra Costituzione proclama solennemente che la Repubblica è “una e indivisibile”?. E fino a quando tollereremo che seguaci di religioni fasulle, come scientology o i testimoni di Geova, ingannino, con la loro martellante, ossessiva propaganda, le persone ingenue e fragili di nervi? E chi difendesse il diritto dei naziskin a esistere e ad associarsi liberamente non sarebbe anch'egli, una volta che razzismo e antisemitismo fossero considerati di per sè fuorilegge, un complice, condannabile quanto meno per apologia di reato? Come si vede quando ci si mette sulla strada del reato di opinione si sa dove si comincia ma non dove si va a parare. Si dice che una democrazia ha pur il diritto di difendersi dalle idee aberranti e totalitarie. Ma quando una democrazia mette al bando le idee totalitarie, perché le sono antitetiche, finisce per confondersi con i totalitarismi che, per lo stesso motivo, mettono al bando le idee democratiche. Pericoloso e inquietante è anche considerare, come ha fatto Paolo Pisanò su questo giornale, le idee aberranti (razzismo, antisemitismo, xenofobia e altre) una sorta di delirio, di schizofrenia, di malattia mentale. È appena il caso di ricordare che in Urss si è arrivati a rinchiudere in manicomio i dissidenti. E non è affatto detto che i dirigenti comunisti fossero in malafede, è molto probabile che per loro fosse inconcepibile che esistessero degli individui che rifiutavano le meravigliose conquiste della Rivoluzione d'ottobre così come alla task force degli psichiatri americani, che ramazzano dalla strada gli homeless che intendono rimanere tali, pare inconcepibile che costoro si neghino volontariamente alla cornucopia di beni offerta dal sistema capitalista. Per ogni sistema esistono idee che, da quel punto di vista, sono aberranti. Ma una democrazia, se vuole rimanere tale, deve ammettere l'esistenza anche delle idee aberranti. Il razzismo non può essere un reato in sè. A nessuno può essere imposto per legge di amare il Malgascio. Esiste anche il diritto di detestare il Malgascio e di riunirsi in associazioni che professino ideologie ostili al Malgascio. La discriminante fra democrazia e totalitarismo non sta nelle idee, ma nel metodo: nessuna idea, buona o cattiva che sia, può essere fatta valere con la violenza. Chi, uscendo dal mondo delle idee, delle teorie o delle pulsioni, usa una qualsiasi forma di violenza al Malgascio deve essere immediatamente associato alle patrie galere. Così come deve essere punito chi insulta non i Malgasci in generale ma quel Malgascio o un gruppo individuato di Malgasci E per far questo basta applicare con rigore le leggi che già ci sono, senza introdurre nuove ambigue e pericolose fattispecie di reato le quali ledono le libertà di espressione e di associazione che, come ogni libertà, sono indivisibili, per cui toglierle a coloro che, come i naziskin, non se le meritano, o ne fanno cattivo uso, significa intaccare quelle di tutti. E se, come è giusto, si vuole punire con maggiore severità i reati conseguenti a convinzioni razziste o antisemite o xenofobe lo strumento c'è già nel nostro codice: basta applicare l'aggravante di “aver agito per motivi abietti o futili” (art. 61 C P). Detto questo mi pare che sulla questione del razzismo si stia facendo molta confusione. I fenomeni cui stiamo assistendo in questi mesi, soprattutto in Germania, più che col razzismo hanno a che fare con la xenofobia, che è l'odio verso gli stranieri. Odio che, in situazioni di particolare disagio economico e sociale, sulle quali, invece di fare tante chiacchiere, si dovrebbe agire se si vuole davvero eliminare alla radice l'atteggiamento xenofobico, si alimenta a sua volta della paura: paura di perdere il lavoro, la casa o quant'altro a causa dello “straniero”. Ma razzismo in senso proprio è un'altra cosa: è la teorizzazione della superiorità di una razza sulle altre con la conseguente pretesa di fare di queste ciò che si vuole. Non mi pare che questa sia l'idea che frulla nella testa confusa di quelle povere cose che sono i nuovi nazisti i quali, in verità, col nazismo hanno poco a che spartire se non i simboli. Invece se c'è stata una cultura che, partendo dalla convinzione di essere superiore, ha distrutto, o sta distruggendo, tutte le altre è proprio quella che si riconosce nel sistema democratico-capitalista-industrialista oggi imperante. È stato questo sistema che ha azzerato comunità, lingue, usi, costumi, specificità, diversità. Ed è a causa di questa sistematica distruzione che intere popolazioni, soprattutto africane, sradicate ormai dal loro habitat, culturale, emotivo e anche fisico, diventato una miserabile e degradata periferia dell'Impero, muovono verso di noi per cercare fortuna trovando, quasi sempre, un ulteriore emarginazione. Questo, cari ipocritoni di destra e di sinistra, è l'autentico nocciolo della questione. E nella pretesa totalizzante dell'Occidente industriale di omologare l'intero esistente a sè sta il razzismo più vero e profondo. Quello dei naziskin è solo un fenomeno di risulta.

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