Ma Bettino e Scalfari si somigliano

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Il Partito socialista è tornato ad attaccare il gruppo Repubblica-Espresso accusandolo di essere di fatto un partito politico che, oltretutto, a differenza dei veri partiti, non deve rispondere agli elettori ed è quindi irresponsabile. Secondo i socialisti i giornali non dovrebbero far politica ma limitarsi a registrarla. È questa una tesi cara in particolare a Martelli e a Craxi che l'ha espressa più volte attraverso il suo portavoce Ugo Intini. La malafede dei socialisti è, ancora una volta, totale. Come possono accusare il gruppo Repubblica-Espresso di “far politica” quando Raidue è un feudo socialista che fa politica per conto del Psi, il gruppo Fininvest, schierato a fianco dei socialisti, fa una informazione in loro appoggio, un giornalista come Giuliano Ferrara, europarlamentare psi, utilizza ogni spazio televisivo di cui dispone (e se ne dispone lo deve proprio al garofano) per fare politica a beneficio del Partito socialista e esiste addirittura un giornale pubblico come Il Giorno, pagato dai contribuenti, da tutti i contribuenti, anche da quelli che socialisti non sono affatto che, sotto la direzione di Francesco Damato, si è ridotto ad essere un bollettino nemmeno del Psi ma di Craxi ad un punto tale che gli stessi redattori sono scesi in sciopero ed hanno ritirato le loro firme in segno di protesta contro la faziosità e la unilateralità dell'informazione politica di quel quotidiano? Perche ciò che è lecito a Raidue, alla Fininvest, a Giuliano Ferrara, al Giorno dovrebbe invece essere proibito a La Repubblica e all'Espresso che oltretutto, a differenza di Raidue e del Giorno, si finanziano con soldi propri? Ma il punto nodale non è questo. È la tesi che sostiene l'attacco del Psi al gruppo Repubblica-Espresso ad essere del tutto aberrante. Perche essa postula che gli unici organismi legittimati a fare politica siano i partiti. Ma dove mai sta scritto? Non certo nella nostra Costituzione che, nell'unico articolo in cui si occupa dei partiti, dichiara: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49). Si tratta di una possibilità, di una facoltà, di un diritto, non di un dovere nè tantomeno di un'esclusiva. Se qualcuno nutrisse delle perplessità in proposito - peraltro escluse dalla storia stessa della democrazia, dall'intero impianto della nostra Costituzione e dall'articolo 21 che garantisce a tutti e non solo ai partitanti “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” -basterebbe quel per concorrere per spazzare via qualsiasi dubbio sul fatto che la politica non è un monopolio dei partiti che del resto sono degli organismi privati al pari dei giornali. Ognuno ha diritto di fare politica come vuole, come crede, come può, anche al di fuori dei partiti: singolarmente, organizzandosi in movimenti, utilizzando i “mezzi di diffusione” che ritiene più opportuni e quindi, innanzitutto, la stampa. Peraltro i giornali, da che mondo è mondo, hanno sempre fatto politica. Sono nati anzi, storicamente, per questo. Forse i socialisti se lo sono dimenticati, come si sono scordati che fino a poco tempo fa (prima che nascesse il giornale-prodotto) le più importanti testate italiane portavano come sottodicitura “quotidiano (o settimanale) di politica e di informazione”. Il fatto che i giornali, quando fan politica, non rispondano agli elettori è del tutto irrilevante oltre che pretestuoso. Essi rispondono ai lettori, da cui dipende la loro sopravvivenza, e qualora siano così forti da imporre certe compagini governative al posto di altre saranno queste a doverne renderne conto agli elettori. In realtà l'aggressione dei socialisti al gruppo Repubblica-Espresso dice a chiare lettere, come nota giustamente il Comitato di redazione de La Repubblica, “quale concezione della libertà di stampa abbiano in via del Corso”. Precisato questo dal punto di vista del diritto e delle regole del gioco c'è però da aggiungere qualcosa. Sotto l'aspetto sostanziale sia il Psi che il gruppo Repubblica-Espresso non sono molto diversi: sono due lobbies che hanno intrapreso da anni una feroce lotta per il potere che li vede acerrimi nemici. In questa lotta hanno rinchiuso il loro ristretto orizzonte per cui valutano ogni fatto della politica italiana a seconda che faccia il loro gioco o quello dell'avversario. Bene, sia il Psi che il gruppo Repubblica-Espresso devono essere informati che, per quanto la cosa possa apparir loro strana, esistono anche dei cittadini, che sono poi la stragrande maggioranza, i quali sono completamente estranei e indifferenti alle loro baruffe di potere e che reclamano il diritto a chiamar “ladri” i socialisti che sono ladri e a segnalare la malafede del dottor Eugenio Scalfari, quando è in malafede (vale a dire quasi sempre), senza per questo dover essere automaticamente arruolati in uno dei due schieramenti contrapposti. Perché nè Eugenio Scalfari nè Bettino Craxi, per quanto questo possa apparir loro ancora più strano, rappresentano il Paese intero, ma sono solo le due facce della stessa, piccola, arrogante, egocentrica medaglia che esprime l'Italia peggiore e, ne siamo certi, minoritaria.

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