Ma Milano non è sola

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Qui non ci troviamo di fronte a singoli imprenditori che hanno pagato singoli uomini politici, ma a un sistema messo in piedi dai partiti per cui chiunque avesse a che fare con l'amministrazione pubblica doveva sottoporsi al ricattoVi parrà strano, o forse no, ma in modo subdolo e strisciante, si sta cercando di mettere, almeno politicamente, il “caso Chiesa” e il “caso Milano” sul conto della Lega. Il discorso che si fa è, più o meno, questo: vedete anche Milano è una città corrotta come le altre, anzi forse più delle altre, quindi è inutile che la Lega Nord faccia tanto casino avanzando una pretesa superiorità della “capitale morale”, che non esiste. Questo ragionamento è stato fatto, per esempio, dal vicedirettore del Corriere della Sera, Giulio Anselmi, un giornalista solitamente molto equilibrato (Corriere del 3 maggio). È una tesi che si basa su alcuni voluti equivoci. In primo luogo la lotta e la polemica della Lega non è diretta contro i cittadini di altre zone d' Italia. Quando si dice “Roma ladrona” non ci si riferisce, evidentemente, ai romani, ma al potere partitico che ha il suo centro nella capitale e che da qui si dirama in tutto il resto del paese ovunque ci sia un'amministrazione pubblica, un comune, una azienda municipalizzata, un ospedale, un mente di beneficenza, occupato dai partiti. In secondo luogo sono stati proprio il Nord e Milano i primi a ribellarsi a questo si sistema. Il venti per cento e oltre di voti dati alla Lega a Milano e in altre città e regioni dell'ltalia del Nord ha proprio questo significato: ha votato Lega chi non ne può più della corruzione eletta a sistema e spacciata per politica. E si deve proprio alla nascita di questa forza di protesta se la magistratura ha potuto finalmente mettere le mani su un meccanismo di grassazione e di drenaggio del denaro dei cittadini che tutti conoscevano ma che non si era in grado di dimostrare, povera mano. Lo ha ammesso lo stesso procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, il quale ha detto: «L' inchiesta, nata da uno scivolone di Chiesa, è cresciuta grazie a un clima nuovo e favorevole dovuto alla congiuntura elettorale e alle picconate al sistema dei partiti». In terzo luogo considerare corruttori o corrotti gli imprenditori milanesi che hanno pagato le tangenti è assurdo come considerare corruttori o corrotti i commercianti siciliani che pagano il pizzo alla mafia. Qui infatti non ci troviamo di fronte a singoli imprenditori che hanno pagato singoli uomini politici, ma a un sistema messo in piedi dai partiti per cui chiunque avesse a che fare con l'amministrazione pubblica doveva sottoporsi al ricatto. Ed infatti, giustamente, i magistrati milanesi stanno valutando l'ipolesi di cambiare il ruolo giuridico del reato da quello di corruzione (dove esistono un corruttore e un corrotto) a quello di estorsione (art. 629 c.p.) dove c'è chi “mediante violenza o minaccia” costringe un altro a fare qualcosa e in tal modo “procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”. Perché questo è quanto è avvenuto a Milano. Ma non solo a Milano. Se infatti anche le magistrature delle altre città d'ltalia si sveglieranno scopriranno che il meccanismo è ovunque lo stesso, a Bologna come a Firenze, a Roma come a Bari, quello che può cambiare è solo la proporzione nella divisione della torta a seconda che a governare la città ci siano i socialisti o i democristiani o i comunisti o altri partiti minori del regime. Perché, come mi disse dieci anni fa il democristiano Massimo De Carolis, allora ben addentro alle segrete cose del potere, “in Italia non c'è appalto senza tangente politica”. Ma perché il repulisti iniziato a Milano prosegua anche altrove è necessario che anche al Centro e al Sud nasca o si rafforzi un movimento di protesta come quello  della Lega Nord. Non importa se si tratterà di diramazioni della stessa Lega o di forze autoctone, quel che conta è che ciò avvenga. Bisogna dire, per la verità, che in Sicilia, nonostante la difficilissima situazione (perché da quelle parti l'oppressione é rafforzata dall'intreccio fra il sistema dei partiti e quello della mafia che, complici, si spartiscono il bottino) qualcosa del genere è nato con la Rete di Orlando. Roma invece tace e continua a votare imperterrita i partiti di sempre. Forse perché mezza Roma, città di ministeri e della Rai Tv, prospera su questo sistema che, nella capitale, dove circola poco denaro produttivo, assume più spesso le forme dell'assistenzialismo e delle collaborazioni radiofoniche-televisive su cui vive tutta l' intellighentia. Ma che si ribelli per lo meno l'altra Roma, quella del commercio, dei servizi, del terziario che non lavora certo meno di quanto si faccia altrove. In ogni modo quello iniziato col “caso Chiesa” non è il “processo Milano” o al solo partito socialista o a Craxi, come piacerebbe a Scalfari che dopo essere stato complice profittatore di questo sistema vorrebbe ora, con un triplice tuffo carpiato, assumerne il ruolo di fustigatore, ma l'intera classe politica dirigente di questo paese, del Nord come del Centro e del Sud, per la quale è venuta finalmente l'ora della sua Timisoara.

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