Così vogliono scippare la Lega

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Quasi certamente alle prossime amministrative la lega non prenderà alcun sindaco. Non lo prenderà ovviamente a Catania dove favorito è l'ex repubblicano Enzo Bianco, non lo prenderà ad Ancona dove in pole position c'è il pidiessino Renato Galeazzi, ma non lo prenderà nemmeno a Torino e a Milano dove pur la Lega è forte o fortissima. A Torino i sondaggi danno in testa in modo schiacciante (52%) l'esponente della Rete, Diego Novelli, peraltro degnissima persona, mentre a Milano lo score è: 37% Nando Dalla Chiesa (Rete), 23% Marco Formentini (Lega). Come mai? Il fatto è che le nuove norme elettorali consentono a forze eterogenee, che mai nel passato avrebbero osato aggregarsi apertamente per paura della punizione dei rispettivi elettorati, di mettersi insieme nascondendosi dietro la persona del candidato sindaco (Dalla Chiesa è sostenuto dalla Rete, dal Pds, da Rifondazione; dai Verdi). La Lega invece, proprio per la sua storia di movimento realmente antiregime, “duro e puro”, non può allearsi con nessuno. Finirà così che a Milano la forza largamente più rappresentativa della città sarà esclusa dal suo governo. Perché le altre si coalizzeranno contro di lei non tanto per governare, ma per impedirle di governare. Quale efficiente amministrazione possano infatti esprimere partiti, come la Rete, come il Pds, come Rifondazione, come i Verdi, divisi quasi su tutto non è difficile immaginare. Si dirà che questa sorta di “conventio ad escludendum” si poteva verificare, e, di fatto, in alcune città, come Mantova, si è verificata, anche con i vecchi sistemi: Ma con i vecchi sistemi la manovra risultava smaccatamente evidente, mentre ora potrà essere mascherata come conseguenza inevitabile delle nuove regole. Ho paura che lo stesso giochetto possa ripetersi alle elezioni politiche con il sistema uninominale maggioritario. Con tale sistema dovrebbero formarsi un polo conservatore, che, in qualsiasi modo si chiamino le sue componenti, Cosa bianca; Cosa azzurra, Popolari per la Riforma..., avrà come suo nocciolo duro, sempre e comunque, la Democrazia cristiana, un polo cosiddetto progressista che, si chiamino le sue componenti Alleanza democratica, Costituente della strada, Eta Beta avrà sempre e comunque come anima il Pds e, se va bene, un terzo polo costituito dalla Lega. Dico se va bene perché le altre forze, coalizzandosi, potrebbero scippare alla Lega molti parlamentari così come alle amministrative le scipperanno i sindaci. A questo punto si possono fare molte ipotesi. Che sia il polo conservatore, alias la Dc, sfruttando il meccanismo del maggioritario a conquistare la maggioranza assoluta del Parlamento, in questo caso verremo governati per altri cinque anni da coloro che già lo fanno da quasi mezzo secolo. Oppure che sia il polo cosiddetto progressista, alias il Pds, ad avvantaggiarsi del maggioritario e allora verremo governati da coloro che sono consociati al potere (e ai suoi furti) da vent'anni e non hanno svolto il proprio ruolo di opposizione. In nessun caso potrà essere la Lega ad ottenere la maggioranza assoluta dei parlamentari perché, per quanti seggi possa prendere al Nord (sempre ammesso che li prenda), è assente in sette od otto regioni del Paese. Può anche succedere però che né il polo conservatore né quello progressista conquistino la maggioranza assoluta del Parlamento. A questo punto si aprono due subscenari. Il primo è che polo conservatore e polo progressista, alias, nella sostanza, Dc e Pds, si mettano insieme consacrando così ufficialmente e istituzionalmente quel consociativismo che è stato, a detta di tutti, una delle rovine del Paese. Oppure polo conservatore e polo progressista non trovano l'accordo e tocca allora alla Lega fare da ago della bilancia, cioè scegliere se andare con la Dc o con il Pds. Qualunque sia la scelta la Lega si rovina perché è un movimento magmatico in cui convivono moltissime cose e fra queste un'ani'ma conservatrice e un' anima progressista: E c'è quindi almeno una metà dei leghisti che non tollererebbe un'alleanza con l'odiata Dc, così come ce n'è un'altra metà che non tollererebbe un connubio con gli ex comunisti. Alla Lega, almeno in questa fase, sarebbe convenuta l'ambiguità consentita dal vecchio sistema proporzionale, che è poi l'ambiguità che ha permesso alla Dc, che ha sempre avuto anch' essa il problema di tenere insieme le sue diverse anime, di mantenere la propria unità, non dovendo fare delle scelte. nette, o con la destra o con la sinistra, ma potendo allearsi di volta in volta con partiti di diverse sfumature. Quindi, comunque vadano a finire le cose, le nuove regole elettorali, sia per le amministrative che per le politiche, giocheranno contro la Lega e a favore delle forze del vecchio regime che, grazie ai trasformismi che queste regole consentono e alla gran confusione che immettono nel sistema, potranno riprendere in mano le redini, per un momento perdute, e continuare a spadroneggiare come sempre. Con qualche uomo nuovo, o presunto tale, si faranno le vecchie politiche. E se questo dovesse accadere sarebbe una sciagura per la democrazia italiana e per quel cambiamento di cui tutti oggi, anche i più arrugginiti arnesi del regime, si riempiono la bocca. Perché in democrazia si ha cambiamento ed alternanza non quando vanno al governo uomini nuovi di vecchi partiti, ma quando al governo ci vanno forze nuove. E il nuovo in Italia ha un nome solo e si chiama Lega. Perché è stata la Lega, e non i referendari che adesso cercano di appropriarsi del suo lavoro, a scrollare l'albero del regime con le elezioni del 5 aprile del '92 ed è stata  la vittoria della Lega a consentire le inchieste giudiziarie con tutto ciò che ne è seguito. Ma ho l'impressione che saranno altri a cogliere i frutti di questo scrollone. Ho proprio la brutta, la bruttissima impressione che, accettando di cambiare in corsa le regole del gioco che stavano finalmente , punendo, dopo mezzo secolo, le vecchie forze a favore di quelle nuove ci siamo fatti infinocchiare e dati la zappa sui piedi da soli. Spero naturalmente di sbagliarmi. Spero di essere io ad avere torto e ragione Vittorio Feltri che, come i lettori sanno, è di tutt'altro avviso. In questo caso sarò ben contento di pagargli la cena che abbiamo scommesso.

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