Il golpe l'hanno fatto i partiti

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Onorevoli Parlamentari, l'appello con cui i vostri colleghi Biagio Marzio, a nome del Partito socialista, e il liberale Paolo Battistutti si sono rivolti al capo dello Stato perché richiami i magistrati della Repubblica «alle loro responsabilità», perché cessino, insomma, gli arresti e le perquisizioni nei confronti degli uomini politici indagati per corruzione, è di una inaudita gravità. In sostanza si chiede al massimo rappresentante istituzionale del Paese di impedire che i magistrati applichino quelle leggi di cui egli dovrebbe essere il supremo garante. L'indipendenza della magistratura da qualsiasi potere, voi lo sapete bene, è il cardine stesso della democrazia parlamentare. E il principio che qualsiasi cittadino, per eccellente che sia, deve essere sottoposto alla legge affonda le sue radici anche molto più in là, nella nascita della monarchia costituzionale che imponeva al Re e alle oligarchie che lo sostenevano di rispettare almeno le leggi da essi stessi poste. Ora invece noi dobbiamo sentirci dire, e non solo da Biagio Marzio o da Bettino Craxi o da Paolo Battistutti, ma anche da altri vostri autorevoli colleghi, che l'applicazione delle leggi, quelle leggi che voi stessi, o i vostri predecessori, avete liberamente votato, sarebbe un “golpe istituzionale”, un attentato alla democrazia. Ma il vero golpe, un “golpe bianco”, il vero attentato, peraltro perfettamente consumato, alla democrazia è avvenuto, e anche questo lo sapete benissimo, molto tempo fa quando i partiti, operando al di fuori e contro la Costituzione, hanno occupato, non diversamente da quanto è avvenuto in Unione Sovietica col Pcus, lo Stato, l'intera area pubblica, parte di quella privata, chiedendo ai cittadini, perché potessero accedere a qualsiasi incarico pubblico o anche, semplicemente, a un posto di lavoro, una tessera, l'infame “tessera del pane” di fascista memoria. Su questa occupazione dello Stato e di ogni ente pubblico i partiti e i loro uomini hanno poi innestato un sistema di ruberie, di taglieggiamenti, di concussioni, di ricatti, grave non solo in sè, in quanto violazione della legge penale che tutti gli altri erano invece tenuti a rispettare, ma anche in senso più lato perché ha alterato in modo decisivo il gioco democratico dato che quei soldi, oltre ad arricchire questo o quell'esponente politico, servivano per comprare il libero consenso di quegli stessi cittadini cui venivano rubati, così come, allo stesso scopo, serviva il ricatto della “tessera del pane”. Molti dei vostri colleghi gridano oggi allo scandalo perché la magistratura ha cercato, peraltro senza riuscirvi, di perquisire la sede nazionale di un partito, il Psi. Si è parlato di attentato alla “libertà di espressione”. Ma quando gli uomini di un partito vengono trovati con le mani nel sacco ovun-que ci sia un'indagine giudiziaria; quando basta mettere il dito su un qualunque incarico pubblico occupato da un socialista per trovare la corruzione e la concussione, quando gli stessi uomini di quel partito confessano una lunghissima e sistematica catena di reati, si ha legittimamente il diritto di considerare questo partito un'associazione a delinquere e di perquisire le sue sedi, locali o nazionali, non diversamente da quanto si farebbe con un'organizzazione mafiosa. La libertà di espressione qui non c'entra nulla, c'entra invece il dovere della magistratura di indagare, con i mezzi che le sono consentiti, nei confronti di organizzazioni private, quali i partiti sono, quando risulta che una larghissima parte dei suoi membri sono associati a delinquere. Si è sentito parlare anche, da parte di alcuni vostri colleghi, di “scontro devastante fra poteri dello Stato”. Nulla di tutto questo è in atto. Qui c'è solo un potere legittimo, quello giudiziario, che insieme al legislativo e all'esecutivo scandisce la fondamentale divisione dei poteri in uno Stato democratico, che indaga sulle attività, risultate largamente illecite, di alcune associazioni di diritto privato quali, appunto, i partiti. Si sente anche dire che, oltre agli irrituali e gravi appelli al presidente della Repubblica perché induca la magistratura a non compiere il proprio dovere, sarebbe pronta una legge che passi un colpo di spugna sulla corruzione dei partiti e dei loro uomini. Attenzione, onorevoli Parlamentari. Se ciò dovesse davvero accadere, se fosse messo nero su bianco che in questo Paese sono esistiti ed esistono cittadini che hanno potuto impunemente violare quelle leggi che invece avevano valore per tutti gli altri, se fosse sancito ufficialmente che in questo Paese sono esistiti ed esistono cittadini di serie A, vale a dire gli uomini politici è i loro mazzieri, e cittadini di serie B, cioè tutti noi, e che i primi possono rifiutare di farsi processare, secondo le leggi vigenti, quelle leggi che loro stessi hanno imposto agli altri di osservare, le conseguenze potrebbero essere le più gravi. Perché allora sarebbe chiaro a tutti che questo è un regime alla romena o alla sovietica, i cui capi, rifiutandosi di pagare i conti alla giustizia, e anche alla Storia, possono essere liquidati solo come è avvenuto in Romania o in Unione Sovietica. E allora quei processi, invece che nelle aule dei tribunali, verrebbero fatti in piazza.

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