Ma fatelo cadere e che poi sia finita

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II governo Amato si regge su una finzione: la finzione, da molti accettata, che sia un governo legittimo. Ma legittimo non è. Frutto di una maggioranza già risicatissima all'indomani del 5 aprile l'attuale governo è espressione di un Parlamento che, dopo le inchieste della magistratura e le due tornate amministrative, non rappresenta più la maggioranza e la volontà dei cittadini di questo Paese. In particolare il capo di questo governo e alcuni ministri che ricoprono incarichi fondamentali, come quelli della Giustizia e della Difesa, appartengono a un partito che politicamente non esiste più, perlomeno al Nord, cioè nelle regioni economicamente trainanti, e al Sud si sorregge, per quel che ne resta, sui voti della mafia, della camorra, della 'ndrangheta. In realtà il Partito socialista esiste ormai solo sul piano giudiziario e penale. E ciò da luogo a un'altra grave anomalia: che il presidente del Consiglio e i ministri socialisti restano nelle loro delicatissime cariche pur provenendo da un partito che è inquisito in tutte le regioni del Paese e che, senza forzature, può essere considerato, data la vastità e la sistematicità della corruzione al proprio interno, un'associazione a delinquere di stampo mafioso. Particolarmente insostenibile, in quest'ottica, è la posizione del ministro della Giustizia, Claudio Martelli, il quale si trova nella parte, davvero singolare, di colui cui fanno capo gli inquisitori e che, nello stesso tempo, è uno dei possibili inquisiti. Il minimo che  si può dire è che l'attuale ministro  della Giustizia non ha la serenità necessaria per ricoprire il suo delicatissimo ruolo. In qualsiasi altro Paese un ministro della Giustizia in queste condizioni avrebbe trovato la sensibilità per dimettersi (negli Stati Uniti il ministro della Giustizia ha rinunciato all'incarico per molto meno: perché è risultato che non aveva pagato tutti i contributi alla colf) oppure sarebbe scattato l'impeachment. Ma qui c'è anche qualcosa di più di una situazione moralmente e politicamente insostenibile. Chi può garantire infatti che l'attuale ministro della Giustizia, valendosi della sua carica, non stia ostacolando le indagini della magistratura, italiana e, ora, anche elvetica, per salvare il salvabile del Psi e della propria stessa posizione? Su ogni atto del ministro Martelli, anche quelli più giusti e condivisibili (come l'ammonimento contro la “giustizia-spettacolo” e il progetto per ottenere il concreto rispetto del segreto istruttorio) pesa la spada di Damocle di questo inevitabile e non infondato sospetto. Infine gli attuali esponenti socialisti al governo non rappresentano nemmeno più quel che resta del Psi avendo, di fatto, sconfessato la segreteria del loro partito. I signori Giuliano Amato e Claudio Martelli politicamente non sono più nessuno, essi rappresentano solo se stessi ma, in tal modo, la loro legittimità ad occupare i posti che occupano non è superiore alla mia. Si è detto e si è scritto che, in un Paese in cui le Istituzioni sono state indebitamente occupate dai partiti, è un bene che il presidente del Consiglio e alcuni ministri non si riconoscano più nella segreteria del proprio partito. Ciò sarebbe vero se Giuliano Amato fosse stato autonomamente nominato dal presidente della Repubblica e, a sua volta, avesse autonomamente nominato i propri ministri. Ma così non è.  Amato, Martelli e l'intero governo sono il frutto dell'accordo fra due uomini politicamente estinti, Arnaldo Forlani, che ha avuto perlomeno il buon gusto di ritirarsi in buon ordine, e Bettino Craxi che ormai non è più un protagonista del politica ma della cronaca giudiziaria. Amato, Martelli l'intero governo non son che gli ectoplasmi di Craxi e di Forlani. Per quanto ancora dovremo accettare di essere governati da degli ectoplasmi? È la domanda che giriamo al presidente della Repubblica. Oscar Luigi Scalfaro, anch'egli prodotto di un Parlamento delegittimato, non sta facendo il proprio dovere. Se c'è infatti un caso, classico, in cui sarebbe doveroso lo scioglimento anticipato delle Camere è questo. Perché l'attuale governo e l'attuale Parlamento non sono più legittimati a niente, tantomeno a varare riforme elettorali e a imporre nuove regole del gioco. Questo può esser il compito solo di un nuovo Parlamento che, depurato dei farabutti e di coloro che non rappresentano più nessuno, si dia le funzioni di Assemblea Costituente. E invece nessuno se ne dà per inteso. Il governo Amato resterà al suo posto, si dice, fino ai referendum di giugno. E, per il dopo, la massima audacia cui si pensa è un esecutivo allargato al Pds come se questo partito non fosse coinvolto nella corruzione esattamente come tutti gli altri, anzi, in un certo senso, un po' di più se si pensa che avrebbe dovuto rappresentare l'opposizione. E in un sondaggio effettuato fra gli attuali deputati vengono indicati, come prossimi presidenti del Consiglio, Mino Martinazzoli, Giovanni Spadolini, Giorgio Napolitano, presentati come “novissimi”. Siamo in una situazione grottesca. È come se nei Paesi ex comunisti, dopo il crollo del muro di Berlino, continuassero a governare, in virtù del mancato ricorso al colpo elettorale, ancora i partiti comunisti, semplicemente depurati degli elementi più compromessi e meno presentabili. Certo in alcuni Paesi ex comunisti, come la Romania e la Bulgaria, questo è successo. Ma l'Italia non è nè la Bulgaria nè la Romania, è, bene o male, un Paese con istituzioni democratiche. E in un Paese democratico il solo modo lecito di cambiare politicamente le cose è quello di sostituire, con libere elezioni, le forze di governo che hanno fallito con altre che non si siano compromesse con questo fallimento. E in Italia, oggi, queste forze si chiamano Lega, Rete, Radicali, Verdi, Rifondazione comunista, Movimento sociale, cioè tutte quelle formazioni politiche che, o per essere nate di recente o per esserne state escluse o per essersi volontariamente escluse, non hanno partecipato al grande sacco della democrazia italiana e dei soldi dei suoi cittadini. Tutto il resto è solo trasformismo.

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