Signor ministro, fare giustizia fa danno solo a chi crede di poter violare la legge

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È proprio vero che al peggio non c'è mai fine. Con le dimissioni di Claudio Martelli e l'arrivo di Giovanni Conso pensavamo di aver finalmente un ministro della Giustizia come si deve. Si passava infatti da un Guardasigilli che era da tempo in una situazione insostenibile, in quanto leader del partito protagonista di Tangentopoli e lui stesso possibile inquisito (come è poi puntualmente avvenuto), a un tecnico che con la politica del malaffare non dovrebbe avere nulla a che vedere. Si passava da un politico totalmente digiuno di cose di diritto e che era arrivato a quel delicatissimo posto solo per caso, o meglio per la solita spartizione partitocratica e cencellesca degli incarichi di governo, a un giurista di chiara fama, uno dei padri, fra le altre cose, insieme a Gian Domenico Pisapia, del nuovo codice di procedura penale. E invece che fa questo giurista di chiara fama appena seduto sulla poltrona di ministro Guardasigilli? Si lascia andare a dichiarazioni a dir poco sconcertanti, che non solo Martelli non avrebbe, e non ha, mai fatto, ma che stonerebbero in bocca a uno studente del primo anno di Giurisprudenza. Che cosa ha detto infatti Giovanni Conso? Che le varie inchieste Mani Pulite stanno mettendo in pericolo l'occupazione; che sarebbe grave che questa storia finisse «in un disastro economico, con un cimitero di fabbriche ferme, di gente affamata, di famiglie allo stremo, perché la giustizia non ha saputo risolvere questo problema.., che bisogna «conciliare le esigenze della giustizia, il che vuoi dire fare chiarezza, accertare responsabilità e dichiararle, senza bloccare l'economia, perché una giustizia che blocca i posti di lavoro non è una vera giustizia, è una giustizia che finisce per fare male». Guai se la giustizia si dovesse occupare e preoccupare delle conseguenze, economiche e sociali, della sua azione o comunque di qualsiasi altra cosa che non sia l'applicazione della legge. Questa sì non sarebbe più giustizia, sarebbe una giustizia “politica” quale la si può trovare negli Stati totalitari non in un ordinamento democratico. I tribunali sovietici hanno vissuto per settant'anni su questo tipo di “giustizia” secondo la quale, in nome di un presunto interesse oggettivo dello Stato, si mettevano in galera gli innocenti e si lasciavano in pace i colpevoli. Una simile concezione della giustizia vorrebbe dire per esempio, tornando ai casi nostri, che un Gianni Agnelli, dio non voglia, non potrebbe mai essere indagato né inquisito perché lo vietano i superiori interessi della Fiat e quindi del Paese. Ciò significherebbe che ci sono signori, o meglio lorsignori, che sia pur per motivi nobilissimi, sono al di sopra della legge comune. Questa sarebbe la negazione della giustizia che, per definizione, è cieca, e giustamente, perché non deve guardare in faccia nessuno. Stupisce anche l'affermazione di Conso che compito della giustizia sia «fare chiarezza». La giustizia non deve fare alcuna chiarezza, deve semplicemente punire coloro che hanno violato la legge. Solo compito della giustizia è l'applicazione della legge, solo compito di un ministro Guardasigilli è organizzare l'amministrazione della giustizia perché le leggi siano applicate al meglio. Come diceva il vecchio Delital, che Giovanni Conso dovrebbe ben conoscere, c'è un fatto e c'è una norma, se questo fatto viene sussunto (previsto) nella norma, allora la magistratura se ne deve occupare, altrimenti significa che si tratta di qualcosa che non riguarda la giustizia, ma semmai gli altri poteri, l'esecutivo, il legislativo, in cui è diviso, con una rigidissima separazione di compiti, un ordinamento democratico. Inoltre mi pare che il neoministro della Giustizia faccia anche altre confusioni. La disastrata situazione economica che egli dipinge, per la verità a tinte un po' troppo fosche e perfin grottesche «famiglie allo stremo», «gente alla fame», ma via!, non dipende certo dalle inchieste di Mani Pulite ma da una sfavorevole congiuntura nazionale e internazionale. Ne si capisce, per altro, perché mai le inchieste della magistratura dovrebbero bloccare l'economia. Forse che  non si possono indire appalti  puliti da cui nessuno, né l'amministratore pubblico né l'imprenditore, abbia nulla da temere? Sarebbe veramente grave se fosse cosi radicata la convinzione che in Italia non si può fare una gara d'appalto se non ha incorporata la sua brava tangente. Si teme per l'immagine internazionale dell'ltalia? Ma l'ltalia ha tutto l'interesse a presentarsi all'estero, e al più presto, con una nuova classe dirigente, più pulita, onesta e credibile, piuttosto che continuare a trascinarsi con i residui di quella vecchia ormai screditata e sputtanata ovunque. L'applicazione delle leggi non può mai, come dice incredibilmente il giurista Giovanni Conso, «far male». Se non a coloro che le hanno violate.

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