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Goebbels fra i Padri della Patria

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L' altra sera a Porta a Porta si è celebrata la messa cantata per la Bicamerale e la nascita della Seconda Repubblica. Lo spettacolo era di quelli che rasserenano il cuore e distendono i nervi e rassicurano, perché dà la confortante sensazione che nulla, nè il crollo del muro di Berlino nè, tampoco, l'avvento dì fantomatiche Seconde repubbliche, può cambiare l 'eterna immobilità italiana. Noi non abbiamo nemmeno bisogno dì adottare la defatigante tattica enunciata dal principe di Salinas nel Gattopardo: cambiare tutto perché nulla cambi. Noi non cambiamo e basta, è molto più semplice e meno dispendioso. Officiante della messa e gran cerimoniere, e quasi maieuta, del parto della Seconda repubblica era Bruno Vespa. Solo i lettori più giovani, quelli che hanno meno di sei anni, hanno bisogno di sapere che Bruno Vespa fu un giornalista a totale e completo servizio della Prima Repubblica; nelle veste di bardo della Democrazia Cristiana, remunerato con la direzione del Tg1, prono agli ordini dei suoi padroni di turno e veri datori di lavoro, vale a dire i vari segretari del Biancofiore, e il cui unico atto di coraggio di una vita da domestico fu dì ammettere di esserlo quando (ma erano ormai gli ultimi giorni dì Saigon) disse «il mio editore di riferimento è la Dc». Bruno Vespa sta alla prima Repubblica come Mario Appelius sta al Fascismo. I principali cantori e protagonisti della messa in onore della Seconda Repubblica erano: Silvio Berlusconi, Massimo D' Alema, Giuliano Ferrara. Ora, i bambini con meno di sei anni devono sapere che capo indiscusso della Prima Repubblica e emblema stesso della sua corruzione, morale, concreta, era un certo Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista italiano, fuggito all' estero, tenendosi in mano un piede dolorante, inseguito da una mezza dozzina dì mandati di cattura. Silvio Berlusconi, lo dico sempre per i bambini con meno di sei anni, era l' imprenditore più vicino a Craxi, colui che lo sovvenzionava abbondantemente e dal quale ricevette decisivi favori che gli han permesso di costruire un impero televisivo e finanziario su cui non tramonta mai il sole. Oggi questo signore, (che, fra le altre cose, secondo un libro mai smentito nè querelato, sottrasse il patrimonio a un' orfana sedicenne) è uno dei Padri della Patria della Seconda Repubblica. È come se Krupp, imprenditore che ebbe un ruolo importante nel finanziamento di Hitler ricevendone in cambio le commesse per il riarmo della Germania si fosse trovato, dopo il crollo del Terzo Reich e l'avvento della Repubblica Federale, al posto di Adenauer. Giuliano Ferrara era il consigliere, lo sgherro, il killer, il bravaccio di quel tal Bettino Craxi da cui fu fatto parlamentare europeo e, quel che più conta, da cui ricevette (direttamente e dai suoi sottopanza alla Ghirelli, il particolare è irrilevante ) importanti ruoli nella Televisione di Stato come showman (il che vuol dire, tra l' altro, una montagna di quattrini, altro che la tangentina cui era costretta la massa di quei socialisti che non erano nella manica del Capo). Oggi il Ferrara dirige il più importante settimanale italiano, che peraltro è di proprietà del suddetto Silvio Berlusconi. È come se Goebbels, cui il Ferrara si apparenta anche per una certa intelligenza accompagnata da una totale mancanza di scrupoli, dopo la guerra fosse stato chiamato a dirigere lo Spiegel. Nella messa cantata dall'altra sera il Ferrara aveva il comico ruolo di intervistatore del suo padrone e di azzannatore di eventuali avversari (che però non c' erano a parte la povera Elena Paciotti, silenziata da Vespa, e lo strisciante Ezio Mauro), ruolo che ha svolto ottimamente interpretando il proprio servilismo con la consueta arroganza. Ferrara-Goebbels può anche permettersi di affermare che nei confronti di Hitler-Craxi si è peccato di pesante giustizialismo, chiedendo punizioni esemplari per i magistrati che lo hanno inquisito (è come se dopo la guerra perduta Goebbels, vivo, avesse chiesto la punizione degli angloamericani). Il terzo coprotagonista era Massimo D' Alema segretario di un partito, il Pds già Pci, corresponsabile, insieme alla Democrazia Cristiana e al Psi, della conduzione della Prima repubblica, della corruzione,del sistema delle tangenti e del consenso comprato con i soldi rubati e grassati, e, infine, del tracollo finanziario del Paese avendo votato, a suo tempo, tutte le principali leggi di spesa. Oggi anche D' Alema è fra i Padri della Patria: anzi è il Padre dei Padri della Patria. Eppoi ci si stupisce, anzi ci si indigna, se c'è chi da questa patria di trasformisti, di ruffiani, di sgherri e di autentici gangster se ne vuole andare.

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