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Previti libero? Sarà il nostro guru

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La dichiarazione rilasciata alla Repubblica dal Procuratore capo di Milano, Francesco Saverio Borrelli, secondo il quale la concessione da parte del Parlamento dell'autorizzazione all' arresto dell'  onorevole Cesare Previti ha anche un valore «morale», di segnale al Paese che si vuole, o non si vuole, voltar pagina rispetto ai metodi mafiosi, corrotti e corruttori dei politici della Prima Repubblica, è irrituale, intempestiva, inopportuna e controproducente. Sarà perché siamo dei vecchi studenti di Giurisprudenza ma pensiamo, come ci hanno insegnato i sacri testi, che i magistrati debbano parlare solo «per atti e documenti». E su questo piano, cioè per quanto attiene al merito delle loro inchieste, i Pubblici ministeri del PooI di Milano hanno parlato un linguaggio irreprensibile, se si pensa che su migliaia di provvedimenti presi solo una minima quota, intorno al 5 per cento, non è stata confermata, in tutto o in parte, nei successivi gradi del processo. Un risultato formidabile se si tiene conto che un margine di errore, e ben più ampio, è fisiologico nella magistratura requirente, che ha il compito di condurre le indagini preliminari, altrimenti diventerebbe superflua quella giudicante. Quando si sono mossi sul terreno loro proprio i magistrati del PooI di Milano sono stati quindi ineccepibili. Ogni volta invece che si sono lasciati andare a dichiarazioni extraprocessuali hanno offerto una facile offa a tutti coloro che, non potendo contestare le inchieste nel merito, sono alla disperata ricerca d'ogni pretesto per invalidare comunque Mani Pulite. Tutto ciò premesso, se la dichiarazione di Borrelli è inopportuna, per i modi e i tempi, centra però la sostanza dei fatti. Borrelli ha detto (anche se non doveva essere lui a farlo) ciò che tutto il Paese -almeno quello che non è ancora malavitoso -pensa. Il comportamento del Parlamento sul «caso Previti» sarà un segnale «morale» alla cittadinanza, ci dirà se la Prima Repubblica è morta davvero o se la Seconda non ne è che un ricalco caricaturale. È appena il caso di ricordare che l 'inchiesta di Mani Pulite avrebbe potuto iniziare cinque anni prima se Natali, il collettore delle tangenti socialiste, predecessore di Balsamo, che era stato individuato e arrestato, una volta rimesso in libertà non fosse stato portato da Craxi in Parlamento appositamente per fargli godere dell'immunità. Le Camere non concessero l'autorizzazione, l'indagine si arenò e Natali morì nel suo letto. Qualche anno dopo il Parlamento pieno di inquisiti non concesse l' autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Craxi. Quanto fondato fosse quel rifiuto lo si è visto. Il «caso Previti» ripropone una questione analoga. Il quadro probatorio fornito dalla Procura di Milano sull' attività corruttiva dell'onorevole di Forza Italia è stato definito «impressionante» anche da un garantista a 24 carati come il senatore del Pds Pellegrino. Qui c'è un avvocato che riceve 21 miliardi dagli eredi Rovelli, dopo che costoro hanno vinto la colossale causa con l'lmi, senza essere stato il loro legale nel processo. Poco dopo diventa Ministro della Repubblica, ma non per questo denuncia i 21 miliardi al Fisco. AI di là di ogni altra considerazione si tratta di un colossale evasore. Chiunque altro al suo posto sarebbe in galera. Previti non solo è a piede libero ma rilascia dichiarazioni piene di disprezzo nei confronti del Pool di Milano, che pur ha fatto qualcosa per questo Paese, qualcosa di più dell'onorevole Previti, e altre esilaranti in cui afferma di avere fiducia «nel Parlamento e anche nei magistrati, però quelli veri». Se i magistrati «veri» sono i suoi amici Squillante e Verde, ben si può avere un' idea di quale sia la concezione della magistratura che ha l'onorevole Previti, uno che Berlusconi stava per fare ministro della Giustizia. E' vero che il Parlamento nel valutare l'opportunità o meno di concedere l'autorizzazione non deve entrare nel merito ma solo verificare se esistono i requisiti che giustificano l'arresto: pericolo di fuga o di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. A parte che è difficile escludere il pericolo di fuga per un indagato che ha, non diversamente da Craxi, un ingente patrimonio all'estero costituito illegalmente, il fatto è che la Procura di Milano ha fornito una documentazione da cui risulterebbe che Previti ha già tentato di inquinare le prove, intimidendo o cercando di corrompere testimoni. Stefania Ariosto, sulla cui porta di casa è stata fatta trovare, graziosamente, una testa mozzata d'agnello, ha denunciato che ci sono stati due tentativi di offrirle ingenti somme di denaro: Intanto il settimanale berlusconiano Panorama, allega una cassetta dell' «incidente probatorio» di cui in istruttoria è stata protagonista l' Ariosto. Naturalmente si tratta di un' estrapolazione di brani opportunamente scelti e commentati per squalificare la testimone. Un 'aggressione banditesca, tanto più che l'incidente probatorio dovrebbe rimanere segreto fino al dibattimento. E la magistratura ha infatti disposto il sequestro della cassetta. Ma Ferrara non se n' è dato per inteso affermando di agire «secondo legalità e buon senso». Evidentemente in questa Repubblica, prima o seconda che sia, c' è chi ha il dovere di rispettare le leggi e chi no. Se il Parlamento si arroccherà a difesa anche di un indagato come Cesare Previti (per ora ha preso pilatescamente tempo, rinviando gli atti alla Procura di Milano) il «segnale morale» al Paese, sarà chiaro. E anche noi ne terremo il dovuto conto. Non siamo più disposti a rispettare le leggi di un Paese in cui ad altri è consentito violarle.

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