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Assolto Andreotti, non i corrotti

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L'assoluzione di Giulio Andreotti dall'accusa di essere mafioso e colluso con la mafia, sacrosanta, che, per guel che mi riguarda avevo auspicato in tempi non sospetti («Il processo ad Andreotti mi ricorda quello contro Tortora», Il Tempo, 21 gennaio 1997), quando il «divo Giulio», ora tanto osannato, era talmente isolato che mi telefonò per ringraziarmi di quell'articolo, si sta riversando a mo' di boomerang, com' era facilmente prevedibile, sulle inchieste di Mani Pulite. Ora si chiede a gran voce di rivedere quella che è stata Impropriamente chiamata la «rivoluzione giudiziaria» e i problemi di Tangentopoli. In tal senso si sono espressi vari esponenti della Destra (ma è ancora una Destra, questa?), da Buttiglione a Berlusconi a Casini a Margherita Boniver. I più espliciti sono stati Pierferdinando  Casini («Adesso mi auguro che anche i casi di Craxi e Forlani vengano esaminati con maggior obiettività») e la Boniver che parla di «revisione dei processi a Bettino Craxi, costretto all' esilio in Tunisia». Senonchè non si vede cosa c' entri il processo Andreotti con quelli di Mani Pulite. Cosa c' entri un processo per mafia fondato solo su dichiarazioni di «pentiti», senza nemmeno un riscontro obiettivo, con processi per corruzione basati su documenti bancari, agende, carte, prospetti di spartizione, ricevute, confessioni, chiamate di correo contestuali che sono qualcosa di ben diverso dalle dichiarazioni di chi è da anni in galera e vuole arraffare i benefici della legislazione premiale. Forse perché Andreotti è innocente non è più vero che Craxi si faceva portare i soldi delle «mazzette» sul tavolo della segreteria, il compagno Pillitteri sul divano dell'antistanza del sindaco di Milano, avvolti in carta di giornale, che Armanini lucrava sui cimiteri, De Michelis sugli aiuti al Terzo Mondo, De Lorenzo sulla Sanità, che Poggiolini con la Pierre De Maria nascondeva i miliardi rubati nei pouff, che Martelli usciva con cinquecento milioni in contanti dalla casa di Sama, forse non è più vero che 400 mila dollari sono passati nello stesso giorno da una Banca svizzera della Fininvest a una Banca, sempre svizzera, dell' onorevole Previti e da questa sul conto di un magistrato e diventa buona la giustizia dell'ex ministro che ha affermato che la Banca svizzera si era sbagliata? Forse perché Andreotti è stato assolto per delitti di mafia non è più vero che per vent' anni in Italia, del Nord, del Sud, del Centro e delle Isole, non c' è stato appalto senza tangente politica? Che a questo racket, a questo sistema criminale partecipavano, in proporzione della loro forza nazionale e locale, tutti i partiti, la Dc, il Pci, il Psi assieme alle altre frattaglie politiche che si accontentavano delle briciole che cadevano dalla mensa imbandita a spese del popolo italiano? Forse che non è più vero che gli imprenditori corrompevano la Guardia di Finanza o, a seconda, la Guardia di Finanza taglieggiava gli imprenditori? Forse perché è stato assolto Andreotti i bilanci delle Aziende sono diventati improvvisamente immacolati e nessuno, per carità, ha mai costituito «fondi neri»? Grazie a Dio in Italia, come recita la Costituzione, «la responsabilità penale è personale». Come un' eventuale condanna di Andreotti avrebbe riguardato solo lui, la sua assoluzione riguarda solo l'onorevole Andreotti e non si estende, per osmosi, a tutti gli imputati e i condannati eccellenti e meno eccellenti di questo Paese. Comunque io sono favorevole. Ritornino con tutti gli onori e a piede libero, se già non lo sono, date le lasche leggi di questo Stato dove la sola cosa certa è che non c'è certezza sulla pena, le Pierre De Maria, i Poggiolini, i De Lorenzo, i Cirino Pomicino, i Pillitteri, i Forlani e finalmente, in trionfo, come un generale romano reduce da una campagna vittoriosa, Bettino Craxi dalla Tunisia. A una condizione, però. Che si tolgano immediatamente dai coglioni i Berlusconi, i D' Alema, i Veltroni, i Casini, i Fini, i Buttiglione, i Prodi, i Ciampi, i Dini, i Giovanardi, i La Loggia, i Pisanu, i Boselli, che sono figli delle inchieste di Mani Pulite. Che anzi siano messi sotto processo e incriminati per aver organizzato, in combutta con i magistrati, un colpo di Stato senza il quale non sarebbero mai arrivati a tenere la ribalta della politica italiana ma sarebbero rimasti nelle posizioni di rincalzo che loro competono.

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