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Malgoverno, non regime

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In Italia c'è una polemica così balorda nei confronti dei post-comunisti che rischia di favorirli. Di fronte a D' Alema e soci l'uomo di destra cade in deliquio e viene colto da una sorta di orrore atavico perché li sente come gli epigoni di una feroce ideologia che ha causato ottanta milioni di morti e come i portatori di una dottrina economica contraria alla libertà di mercato. E quindi li si accusa di essere rimasti dei comunisti, sia pur mascherati. Ma accusare i postcomunisti, i D' Alema, i Veltroni, i Fassino, i Mussi per i crimini del comunismo, cui generazionalmente non hanno potuto partecipare, è altrettanto ozioso che accusare Fini e Gasparri degli orrori del nazifascismo. E una polemica sterile che non porta da nessuna parte. E non per nulla il Presidente di An, al congresso di Verona, aveva dichiarato chiusa la polemica politica col comunismo, riservandola al dibattito storico, ma venne immediatamente scavalcato «a destra» da Berlusconi che piombò al congresso agitando il «libro nero» dei crimini comunisti. Allo  stesso modo è sciocco attaccare i postcomunisti  perché, in quanto eredi del marxismo, sarebbero contrari al libero mercato. Questo, con tutta evidenza, non è più vero. I postcomunisti italiani hanno accettato in pieno le regole del mercato, si possono differenziare dai liberali, ma anche questo sta diventando dubbio, per una maggiore accentuazione sul welfare. Se va bene sono degli innocui socialdemocratici. Altri sono i motivi per cui i postcomunisti non sono politicamente legittimati a governare questo Paese. L'onorevole Berlusconi, in epoche di maggior lucidità diceva, dati alla mano, che il Pci-Pds aveva votato tutte le leggi di spesa negli ultimi vent' anni della prima Repubblica. Anzi, nella prima Repubblica i comunisti, anche quando erano diventati post, si sono opposti, direttamente e attraverso la cinghia di trasmissione dei sindacati, anche a quei pochi tentativi di razionalizzare il sistema economico fatti dalla Democrazia cristiana. E fu con i comunisti post-comunisti che Craxi dovette fare un durissimo braccio di ferro per eliminare il risibile punto unico di contingenza. È grazie a queste politiche economiche dissennate se abbiamo accumulato i famosi due milioni e mezzo di miliardi di deficit e ci troviamo di fronte a un sistema pensionistico che fa acqua da tutte le parti. Adesso il governo, qualsiasi governo, è costretto a chiedere sacrifici pesantissimi agli italiani. Ma che siano gli stessi che hanno sfasciato la carrozza a pretendere di ripararla a spese del contribuente, è questo che fa venire il nervoso, che è politicamente inaccettabile e moralmente iniquo. Un altro errore che la Destra commette nei confronti dei postcomunisti riguarda Tangentopoli. A furia di strillare che Mani Pulite è stato un golpe giudiziario a opera del Pci- Pds si è ingenerata la convinzione che questo partito non c' entrasse con Tangentopoli e che comunque la magistratura non lo abbia incastrato. Neanche questo è vero. Ovunque la magistratura ha indagato, ha accertato che il Pci-Pds faceva parte a pieno titolo del sistema delle tangenti (più di duecento sono gli amministratori pidiessini finiti sotto inchiesta). Che D' Alema e Occhetto non siano stati colti con le mani sul tagliere, a differenza di Craxi e Forlani, non ha politicamente alcuna importanza. E invece la Destra, continuando a insistere su questo punto, ha finito per dargliela. Infine, la Destra grida che i postcomunisti hanno instaurato in Italia un regime comunista, sia pur annacquato. E anche questa è una sciocchezza. La questione è diversa. I pidiessini e i loro alleati di governo stanno occupando tutte le posizioni di potere e di sottopotere. Ma questo non è comunismo, è la vecchia lottizzazione all'Italiana, che c'era con la Dc, il Psi e lo stesso Pci, i quali nella prima Repubblica si spartivano tutte le poltrone lasciando qualche briciola ai partiti minori, e che continua oggi con i Ds, i popolari, i diniani. i prodiani e anche, per quello che possno, Forza Italia, An, Ccd. Non c' è quindi bisogno di accusare i postcomunisti di essere rimasti comunisti. È un'accusa falsa che non giova a nessuno se non agli stessi postcomunisti perché è facile da respingere. Le loro responsabilità non sono ideologiche, sono quelle, molto più concrete, di aver partecipato da ex e di partecipare da post al sacco del sistema Italia. E bastano e avanzano senza dover continuare in una polemica catacombale, in un anticomunismo di maniera che, come l' antifascismo di maniera, sarebbe venuto il momento, ora che comunismo e fascismo non esistono più, di lasciarci definitivamente alle spalle come indicò, inascoltato, l'onorevole Fini in quel congresso di Verona.

 


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