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Tangenti ultimo atto: la farsa

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Sull' onda di un articolo di Barbara Spinelli comparso sulla Stampa di qualche tempo fa si parla ora molto di «conciliazione nazionale» per Tangentopoli così com'è avvenuto in Sud Africa fra bianchi e neri. «Conciliazione nazionale» è 'ultima formuletta magica che sta per «amnistia», perché poi sempre di questo si tratta. A volte mi chiedo se ci credono tutti cretini. È probabile. In Sud Africa c' era una minoranza bianca che schiavizzava in forme paralegali una maggioranza nera che rispondeva, quando poteva, con la violenza. C' erano torti da una parte, e anche, sia pur meno estesi, dall'altra. In una situazione che è stata per mezzo secolo di serpeggiante guerra civile una «conciliazione nazionale» ha un senso. Ma noi con chi ci dovremmo «conciliare»? Con i ladri? I derubati dovrebbero conciliarsi con gli autori dei furti? Chi ha rispettato la legge con quelli che l'hanno violata? Sottesa alla proposta della «conciliazione nazionale» c' è la convinzione che si debba arrivare a una pacificazione fra i partiti cosiddetti democratici che taglieggiavano con le tangenti, e sono stati puniti dalla Magistratura, e gli ex comunisti che pure taglieggiavano, ma un po' meno e ancor meno sono stati puniti, e ricevevano soldi da uno Stato straniero e ostile e non sono stati puniti affatto. Insomma una «conciliazione» fra farabutti. Ma il cittadino italiano, quello che ha rispettato la legge, che non taglieggiava, non corrompeva, non si faceva corrompere e non prendeva soldi che non gli spettassero, che c'entra con tutto questo? L' altro giorno a Porta a Porta, il salotto di regime gestito da Bruno Vespa, l' onorevole Giulio Maceratini di An sviluppava un curioso ragionamento per giustificare un' amnistia. «Non è giusto», diceva, «che se in un appartamento tre ladri sono sorpresi a rubare, due vengano acciuffati e messi in galera e l'altro sia invece lasciato scappare. Questa è stata l'iniquità di Mani pulite. Quindi è giusto che siano liberati anche i due che sono stati presi». Già, e il proprietario dell'appartamento? Che gli diciamo? Che deve rinunciare anche a quel poco di refurtiva che è stata recuperata e comunque almeno al risarcimento morale di vedere in galera alcuni di coloro che l'hanno derubato perché questo creerebbe un'ingiustizia fra i ladri? Fuor di metafora il proprietario dell' appartamento è la collettività dei cittadini, la quale ha diritto di pretendere che siano puniti coloro che l'hanno in vario modo derubata anche se non sono tutti quelli che l'hanno derubata. Del resto questo vale per ogni reato, non solo per quelli di Tangentopoli. La Magistratura non può arrivare a colpire che una parte minima dei delinquenti. In Italia il 65 per cento degli omicidi restano impuniti. Dovremo per questo liberare anche il 35 per cento di coloro che sono stati individuati, presi, processati e condannati per non far loro torto? In Sicilia ci sono decine di migliaia di mafiosi, alcuni dei quali autori di atroci delitti, a piede libero. Dovremo per questo scarcerare anche Totò Riina? Suvvia, smettiamola con queste sciocchezze. Smettiamola di giustificare i delitti degli uni con quelli degli altri, i reati dei tangentisti con quelli dei comunisti, i reati dei piduisti con quelli di coloro che prendevano i soldi da Mosca, Gladio con Mitrokhin, i reati dei corruttori con quelli dei corrotti, i misfatti dei fascisti con i misfatti dei marxisti. Io, come tanti altri miei concittadini, non sono stato, nè tangentista, nè piduista, non ho preso i soldi da Mosca e nemmeno dalla Cia, non ho corrotto e non mi sono fatto corrompere e, perdio, sono stufo di questo indecente balletto che si svolge sulla mia testa. Così come sono stufo che ogni volta che qualche cittadino «eccellente» viene colto con le mani nel sacco si giustifichi trovando ampia audience, con la risibile scusa: «Perché proprio io, quando ci sono cento altri che fanno la stessa cosa e restano impuniti?». Anche lo scippatore, il borsaiolo, il topo di appartamenti, lo spacciatore, il magnaccia, il rapinatore, il mafioso può dire la stessa cosa. Quindi delle due l'una: o liberiamo tutti, svuotiamo le carceri e le riconvertiamo in asili d'infanzia per intellettuali e uomini politici che sostengono tesi che nemmeno all'asilo troverebbero accoglienza, oppure si recupera il principio di legalità e si comprende un concetto che dovrebbe essere ovvio ma che nel Paese degli Azzeccagarbugli ovvio non è più: che prima di stracciarsi le vesti per l'ingiustizia fra delinquenti, fra quelli puniti e quelli che l'hanno fatta franca, bisogna pensare all'ingiustizia che costoro hanno consumato ai danni delle loro vittime e della collettività.

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