L'onorevole Francesco Cossiga, il giorno in cui alla Camera e al Senato si decidevano le sorti del governo, è volato ad Hammamet, assieme a Bobo Craxi, per andare a trovare l'ex leader socialista. L' onorevole Cossiga può naturalmente disertare in modo plateale importanti sedute parlamentari, anche se, in definitiva, è pagato, e profumatamente, proprio per questo, ma ci si chiede se un ex presidente della Repubblica, che ha rappresentato l'Italia e le sue Istituzioni e che ancora le rappresenta (questo è il senso del laticlavio di senatore a vita), possa incontrare un latitante condannato con due sentenze passate in giudicato a oltre dieci anni di reclusione e inseguito da un mandato di cattura internazionale. Certamente questo non sarebbe possibile In Germania, in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Israele e in qualsiasi altro Paese occidentale. Evidentemente l'Italia è un Paese speciale o, per essere più precisi, lo è diventato, perché certamente non è possibile immaginare Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi, Antonio Segni, ma anche i più modesti Saragat, Leone e Scalfaro comportarsi in questa maniera. Perché l'atteggiamento dell'onorevole Cossiga significa che egli ha in non cale, anzi in spregio, le leggi dello Stato italiano, che pure ha rappresentato, che ancora rappresenta e in virtù delle quali riceve un lauto stipendio statale, e la Magistratura che è chiamata ad applicarle. Ma allora perché mai dovrebbe tenerle in considerazione un cittadino qualsiasi? Perché dovrei tenerle in considerazione io?Eppure l' onorevole Cossiga l'ha detto a chiare lettere: «Non mi assoggetto alla legge, ma solo a quella del Vangelo». E va beh, ma allora ognuno ha il suo Vangelo, la sua Legge più alta di quella positiva da far valere. Per esempio il mio personalissimo Vangelo mi detta di tirare tre schioppettate in fronte all'onorevole Cossiga, visto che non c' è altro modo per toglierselo di torno (la presenza dell' onorevole Cossiga nella politica attiva italiana è semplicemente grottesca: è come se in Inghilterra ci fosse ancora Eden, in Germania Adenauer, in Francia Mèndes France, negli Stati Uniti Eisenhower, in Egitto il Re Faruk). Ma naturalmente se io prendessi a schioppettate l' onorevole Cossiga quella legge che egli disprezza e a cui non si assoggetta mi farebbe finire diritto e di filato in galera e quella Magistratura, che egli disprezza ancor di più, mi condannerebbe a svariati anni di galera, nè certo se io fuggissi all' estero un qualsiasi omologo di Cossiga verrebbe a trovarmi e a rincuorarmi. Se questa è la cultura giuridica e istituzionale di un ex presidente della Repubblica, per giunta professore di diritto costituzionale (dove, peraltro, non ha prodotto nulla di significativo, perché, diciamo la verità, la vera e fortunata storia di costoro è quella di non aver mai fatto, a differenza degli altri cittadini, quelli che le leggi le devono rispettare, un vero giorno di lavoro), si può immaginare quale sia quella degli altri italiani. Ormai sono pressoché l'unico che si indigna per queste cose, a sentire definire Bettino Craxi «esule», a vedere un ex presidente della Repubblica che va a trovare un latitante, ad assistere alle capriole dell' onorevole Berlusconi che bolla come frutto di un «complotto» ogni sentenza che non gli garba ma accetta naturalmente come buone quelle che gli convengono, e così via. A volte penso di essere pazzo o comunque di venire da un altro mondo. Mi sembra di parlare una lingua sconosciuta ai miei concittadini, i quali mi guardano sempre più spesso con stupore o con sospetto, come fossi un pericoloso alieno. Sempre più spesso mi trovo a dover cercare di spiegare ai miei interlocutori, non solo su queste pagine o su quelle di altri giornali, ma a cena, al bar, in strada, quelli che nel calcio si chiamano i «fondamentali», i principi basilari su cui si regge una società regolata dal diritto e non dal Vangelo o, come pretende il professor Matteucci, su una morale superiore che poi ognuno modella a modo proprio, preferibilmente a sua immagine e somiglianza «Ognuno ha la morale dei suoi istinti» dice Nietzsche, un pensatore che sta alla base di metà della cultura europea contemporanea ma che ormai gli italiani conoscono per quella canzone che fa «Nice, che dice?»). Ma spiegare le cose basilari e gli evidenti è la cosa più difficile. Provate voi a spiegare cos' è un punto. Un punto è un punto e basta. Quando si arriva a dover spiegare cos' è un punto vuol dire che siamo già in una patologia irrimediabile, che ogni possibilità di comunicazione con gli altri è saltata. Per cui d'ora in poi, cari lettori, scriverò in russo, la lingua di mia madre. Tanto è esattamente lo stesso.