Ci risiamo. La caccia all'ex nazista, che ha preso uno straordinario vigore soprattutto in questi ultimi anni e che sembra basarsi su un'indignazione morale che aumenta quanto più ci si allontana dai fatti, ha trovato una nuova preda in Konrad Kalejs che comandava un reparto nel campo di concentramento di Salaspils, vicino a Riga. L'Australia, dove l'ex nazista vive, ha concesso l'estradizione e Kaleis verrà processato in Lettonia. È incredibile quanto siano longevi gli ex nazisti, solo gli ex partigiani gli stanno a pari. Konrad Kaleis ha infatti 87 anni. Anche se è un po' malconcio, vive in un ospizio, si sposta su una sedia a rotelle, è cieco, sordo, ha un cancro alla prostata e soffre di demenza senile. Ma la giustizia, ci mancherebbe altro, deve fare il suo corso. Per la verità di che cosa sia esattamente accusato il Kalejs non si sa. Nel senso che le accuse sono, come al solito, tremende, iperboliche, ma vaghissime. Nel 1987 tre uomini, che sostenevano di aver fatto le guardie nel campo di Salaspils agli ordini di Kaleis, testimoniavano, davanti ai magistrati di Riga, di «centinaia di persone fucilate, impiccate, morte di fame e di stenti». Due altri ex compagni lo accusavano invece di «aver fatto bruciare vivi tutti gli abitanti del villaggio sovietico di Kannaki». Per altri ancora aveva torturato ebrei e comunisti. Queste accuse vennero riesumate nel 1999 quando Kaleis viveva in Inghilterra. La giustizia di quel Paese, cui peraltro si deve l'invenzione dei campi di concentramento ai tempi della guerra anglo-boera del 1899-1902 (il termine “lager” deriva infatti dall'afrikaans), ritenne le denunce così poco circostanziate da non meritare nemmeno l'apertura di un processo e il governo si limitò ad espellere Kalejs come “persona non gradita”. La stessa cosa era avvenuta nel 1994 negli Stati Uniti e nel 1997 in Canada. Ma poiché per gli ex nazisti vale una giustizia speciale per cui ogni Stato della terra può riprocessarli anche se sono stati in precedenza assolti in un altro stato (è il caso di Engel) o addirittura possono essere processati due volte nello stesso Stato per lo stesso reato violando il basilare principio di civiltà giuridica «ne bis in idem»(è il caso di Priebke), ecco che Konrad Kaleis, cieco, sordo, demente e malato di cancro, dovrà ora rendere conto ai Tribunali della Lettonia dove verrà sicuramente condannato perché nei confronti degli ex nazisti la giustizia è tanto più intransigente quanto più ci si allontana dai loro crimini, veri o presunti. Che dire? È, la prima volta nella storia che si giudicano e si processano uomini a quasi sessant'anni dai fatti. Nessun popolo, né civile né barbaro, né antico né moderno, né giustizialista né garantista, né retto dai principi dello Stato di diritto né da quelli della faida, ci aveva mai provato. Bisognava aspettare la giustizia planetaria e del XXI secolo, che nella sua ansia di totalità revoca anche quel «diritto d'asilo» che è stato un cardine dell'umanità quando esisteva ancora (proprio l'Australia fu colonizzata da dei forzati, autori di gravissimi crimini, cui questo diritto era stato riconosciuto), per arrivare a tanto. L'unico precedente di processo che interviene a una distanza di tempo non più umana, ma metafisica, riguarda Giulio Cesare che, per certi suoi scopi, fece incriminare il senatore Rabirio per un omicidio avvenuto 37 anni prima. Ma i comizi centuriati cui, costituiti in Tribunale, spettava la decisione, e che pur erano formati da plebei che certo non avevano alcun motivo di simpatia per l'aristocratico Rabirio che aveva ucciso un tribuno della plebe, ritennero assurdo e disumano condannare un ectoplasma d'uomo quale era ormai il vecchissimo senatore, ma poiché non volevano nemmeno assolverlo fecero in modo che il processo finisse in burla. Oggi i processi agli ex nazisti si traducono invece in una farsa tragica, ripugnante, e che mette i brividi. Perché mandare sotto processo un uomo di 87 anni, ricoverato in un ospizio, costretto su una sedia a rotelle, cieco, sordo, malato di cancro e demente, metterlo nella sostanza alla berlina è come una bestia, perché nulla può capire di quanto gli accade intorno, richiama il sadismo e la ferocia dei nazisti. Anzi, è proprio la stessa cosa.