Ma non chiamatelo terrorismo: è guerriglia

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E' ipocrita piangere ora lacrime di coccodrillo sui militari italiani morti nell'attacco di Nassirya e continuare a raccontarci la favola convenuta dei nostri militari che sono in Iraq per portarvi l'ordine, la pace, la democrazia. Può darsi che noi li si veda così, ma così non li vedono, con tutta evidenza, gli iracheni che li considerano per quello che realmente sono: truppe straniere che occupano il loro territorio, alleate di chi li ha bombardati, invasi, ha instaurato un protettorato nel loro Paese e pretende di deciderne le istituzioni e il futuro. L'attacco di Nassirya non è un atto terroristico, 'vile e ignobile' come ha detto il Capo dello Stato e come ripetono tutti i media (terrorismo si ha quando vengono colpiti dei civili inermi), ma di guerriglia che ha preso di mira un obbiettivo. Guerriglia che è sempre stata praticata dai movimenti indipendentisti, noi italiani compresi quando eravamo occupati dai tedeschi. Perché bisognerebbe anche finirla con l'altra favola che questi atti sono opera esclusivamente dei residuali seguaci di Saddam e degli uomini di Al Qaeda. Un tale sistematico stillicidio di attacchi, di attentati, di cecchinaggi non può avvenire senza un consistente appoggio della popolazione locale. Tant'è che i responsabili o i fiancheggiatori o i basisti non vengono mai trovati, perché la popolazione non li denuncia. E' vero però che con la pretesa di combattere il terrorismo, siamo riusciti a fare dell'Iraq il covo privilegiato del terrorismo internazionale. L'Iraq di Saddam Hussein non ospitava terroristi 'alla Bin Laden' per la semplice ragione che una dittatura del genere non tollera altri poteri sul suo territorio perché potrebbero sfuggire al suo controllo. E infatti non c'era un solo iracheno nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle e non un solo iracheno è stato trovato in seguito nelle cellule di Al Qaeda. Oggi che l'Iraq è 'terra di nessuno', fuori da ogni controllo, diventa il ricettacolo ideale per i terroristi internazionali, che vi hanno spazio, appoggi, mano libera e a disposizione bersagli praticamente fissi. Una vera pacchia. Non si dovrebbero occupare altri Paesi ma una volta che la cosa è fatta è molto difficile tornare indietro. Però chi ha deciso di schierarsi in questa guerra a fianco dell''amico americano' deve assumersene tutte le responsabilità. Anche dei diciassette poveri morti di ieri. Non era pensabile che da colpi di questo genere ci preservassero, secondo la consueta 'autoretorica', la nostra presunta maggior 'simpatia' o lo stellone.

 
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