Sì Osservo che quando al potere c’era la Dc la Chiesa era molto più cauta nell’inserirsi nell’attività legislativa dello Stato italiano. E non perché i governanti democristiani già esaudissero i suoi ‘desiderata’ ma perché la classe dirigente del Biancofiore aveva quel senso dello Stato che tutti le rimproveravano di non avere (e che dimostrò tra l’altro, sia pur con l’aiuto determinante del Pci, nel «caso Moro»). Lo sfacelo cominciò con papa Wojtyla che, incoraggiato dall’idolatria nei suoi confronti, cominciò a permettersi entrate a piedi uniti negli affari interni dello Stato (per esempio sull’indipendentismo della Lega) col plauso della classe politica laica. Oggi siamo al totale appecoramento della nostra classe dirigente davanti a Santa Madre, tanto più grottesco se si tiene conto che la Chiesa, come magister vitae, è in crisi verticale (di vocazioni e di adesioni), in tutto l’Occidente e in Italia in particolare (basta entrare in una chiesa per constatarlo). Infine non capisco che cosa c’entri il federalismo col magistero della Chiesa per quanto lo si voglia estendere e intendere in senso lato.