Com'è noto il Garante della privacy ha bloccato un programma delle Iene in cui si dava conto di un drug wipe (test sull'uso della droga) cui erano stati sottoposti, a loro insaputa, cinquanta deputati, 16 dei quali, cioè circa un terzo, erano risultati positivi, 12 alla cannabis, 4 alla cocaina. E ha fatto benissimo perchè - a parte la dubbia attendibilità di un test "fai da te"- ha semplicemente fatto rispettare la legge che vieta la diffusione di dati sanitari di una persona senza il suo consenso e ancor prima, e ancor più, la loro raccolta. Non si tratta, una volta tanto, della difesa di un privilegio dei politici ma di un diritto che appartiene a tutti i cittadini e quindi anche ai parlamentari. Sbaglia perciò Alessandra Mussolini quando sostiene che in questo caso è stato difeso, con un atto di censura «una sorta di diritto dei potenti a drogarsi». In Italia l'uso personale di stupefacenti è lecito per tutti i cittadini maggiorenni e quindi anche per i parlamentari. In quanto al diritto di cronaca, come tutti i diritti, non è assoluto ma incontra dei limiti in altri interessi giuridicamente rilevanti. Uno di questi è l'interesse, assurto a diritto perchè tutelato dalla legge, alla riservatezza sui propri dati sanitari.Sull'onda delle polemiche suscitate dal caso, l'onorevole Casini ha proposto un drug wipe per tutti i parlamentari: «Gli italiani hanno diritto di sapere se i parlamentari che hanno eletto sono tossicodipendenti o no, se le Istituzioni vogliono recuperare credibilità facciano trasparenza». Per quanto le intenzioni siano lodevoli, nondimeno la proposta è inaccettabile. Innanzitutto perchè è contraria alla legge secondo la quale nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà (è la questione che si pone, in modo ben più drammatico, per l'accanimento terapeutico).Ma c'è dell'altro. Al cittadino non può e non deve interessare la vita privata dell'uomo politico quando si svolga nell'osservanza di quelle leggi che tutti siamo tenuti a rispettare. Non può e non deve interessare se fa uso di stupefacenti, se beve wiskhy, se è adultero, se ha delle preferenze sessuali e quali. Sono fatti suoi in cui nessuno ha diritto di mettere il becco. Ha detto bene, ironizzando, il segretario Dc Gianfranco Rotondi: «Aggiungiamoci pure il test Hiv, l'analisi del colesterolo e il certificato di buona condotta firmato dal parroco». Ci voleva un democristiano doc per dare uno stop a questo moralismo illiberale dilagante e sempre più soffocante. I parlamentari sono cittadini come tutti gli altri e devono avere i diritti di tutti gli altri. Non devono averne di meno. Ma neanche di più. E questa è la vera questione. Attualmente godono di una serie di privilegi, dal divieto di arresto senza autorizzazione delle Camere, che non la danno mai, al divieto, per la magistratura, di intercettare le loro telefonate senza darne prima informazione alla Camera di appartenenza (che le rende del tutto inutili), che forse avevano un senso un secolo fa quando la classe politica faceva un must dell'onestà personale, non oggi in un Parlamento dove ci sono più di cento inquisiti. Poi ci sono altri privilegi "de facto" irritantissimi per i cittadini, come quello di ritardare la partenza degli aerei nazionali perchè l'onorevole non è ancora arrivato. I parlamentari si liberino di questi privilegi inamissibili, tornino a considerare l'onestà un valore primario e il loro mestiere un servizio reso alla collettività e non uno strumento per esercitare la propria arroganza sui concittadini. Solo in questo modo recupereranno quella credibilità che, come ammette l'onorevole Casini, hanno perduto. Noi vogliamo che siano dei nostri pari. Nei diritti. Ma anche nei doveri. La loro vita privata non ci interessa. Non sono delle veline. Che rispettino, come tutti, la legge e che quando la violano ne paghino le conseguenze questo si ci interessa moltissimo. Quanto ai test obbligatori lasciamoli agli Stati autoritari.