Il consenso della gente non autorizza a non rispettare la legge

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La sentenza del Tribunale civile di Milano (giudice Raimondo Mesiano) che condanna la Fininvest a risarcire con 750 milioni di euro la Cir fa parte, secondo i capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato, di un "disegno eversivo" teso a scalzare il premier Berlusconi oggetto di un "accerchiamento" di cui sono testimonianze, fra l’altro, la manifestazione indetta dai sindacati per la libertà di stampa e il gossip sulle escort. Che cosa c’entri con una manifestazione di piazza e con le escort la sentenza di un Tribunale di quella Repubblica di cui Berlusconi è premier non si capisce.

Fatto sta che il giudice Mesiano è stato accusato di "eversione", reato gravissimo in sè ma ancor più grave se compiuto da un magistrato perché vuol dire che non ha applicato la legge, ma ha agito per fini politici che con la legge non hanno nulla a che fare. Ora, le cose sono due. O si ritiene che la Magistratura è l’organo legittimato a dirimere le controversie penali e civili che sorgono fra i cittadini e allora tutti sono tenuti a rispettarle. Ci può essere naturalmente un giudice corrotto che emette una sentenza per fini diversi da quelli di giustizia. Se così è, se si hanno sufficienti indizi, si denunci il giudice Mesiano alla Procura della Repubblica competente. Se non lo si fa, vuol dire che si ritiene che non questo o quel giudice sia corrotto ma che lo sia la Magistratura nel suo complesso. Ma se così fosse allora tutti, e non solo Berlusconi, sono autorizzati a non rispettare le sentenze della Magistratura e legge su cui si basano. Ciò che è assolutamente inaccettabile è che si considerino valide e legittime le sentenze quando ci danno ragione e illegittime quando ci danno torto.(Nel 1991 la Cir fu condannata a risarcire Fininvest con 365 miliardi che ovviamente pagò).

La Magistratura, l’ho detto altre volte, è come l’arbitro di una partita di calcio. Dell’arbitro si può dire che sbaglia, che è impreparato, che non ci vede, ma se alcuni giocatori sostengono che è corrotto e non accettano i suoi fischi quando sono contro ma d’altro canto pretende che siano validi quando sono a favore la partita finisce rapidamente in una zuffa perché, prima o poi, anche tutti gli altri giocatori si comporteranno allo stesso modo. Fuor di metafora si rompe il patto sociale che ci lega e si scende la ripidissima china dell’anarchia o della guerra civile.

L’onorevole Berlusconi dopo aver cercato di mettersi al riparo, col "Lodo Alfano", dalla legge penale pretenderebbe ora di essere sottratto anche a quella civile. Questo, avrebbe detto la mia mamma, è "il colmo dei colmi". Se domani un elicottero della Fininvest cade sulla mia casa, la distrugge, uccide i miei figli e il giudice condanna Berlusconi a risarcirmi, costui pretenderà di non pagare in quanto vittima di un "complotto" giudiziario. Dice: ma tu non sei nessuno, Berlusconi ha il consenso della maggioranza degli italiani. Ma il consenso non autorizza nessuno a non rispettare le leggi penali e civili. Il consenso non ha un valore assoluto. Altrimenti si potrebbe emanare, col consenso della maggioranza, una legge che stabilisce che tutti quelli che hanno i capelli rossi devono essere fucilati. Il consenso trova i suoi limiti nei principi fondamentali e costituzionali di una liberaldemocrazia. Se invece il potere della maggioranza è assoluto, si entra nel campo della "giustizia popolare", del giacobinismo, dei regimi alla Robespierre, che con la democrazia liberale non hanno nulla a che fare.

Massimo Fini

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