Io, aspirante apolide, non ho sulla coscienza la morte di quei soldati

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Egregio dottor Fini, lei è sempre stato filotalebano e quindi sarà contento del ‘colpaccio ’ messo a segno contro i nostri soldati. Lei non è degno di essere italiano.

Giorgio Gaggini, Firenze

La accontenterei subito se ci fosse la possibilità, come in epoche più libere, di dismettere la nazionalità. Mi farei apolide formalmente, quale di fatto sono stato in questo Paese che non mi ha dato niente, non mi ha riconosciuto niente e dove ho subito ogni sorta di soprusi. Del resto sono a metà russo e se dovessi proprio scegliere preferirei essere mezzo russo piuttosto che mezzo italiano. Non mi pare che, dall’Unità in poi ci sia troppo di che essere orgogliosi. Siamo stati i primi e gli unici europei a usare le armi chimiche contro una popolazione di poveracci. In due guerre mondiali abbiamo cambiato due volte alleanze. Nella seconda non dovevamo allearci con chi ci siamo alleati ma non dovevamo nemmeno, al momento del dunque, in una lotta per la vita e per la morte, pugnalare l’alleato alla schiena e, per sopramercato, celebrare l’8 settembre, la giornata della vergogna, del ‘tutti a casa’, come una sorta di festa nazionale. Italiano sarà lei. Io non difendo i Talebani in quanto tali, in loro difendo il diritto elementare di un popolo, o di parte di esso, a resistere all’occupazione dello straniero e il pricipio, sottoscritto solennemente a Helsinki nel 1955 da quasi tutti i Paesi del mondo, all’autodeterminazione dei popoli. Dei nostri soldati morti non io, che contro quelle guerra mi sono sempre battuto, ma altri, quelli che vediamo ogni giorno in Tv propalare menzogne, dovrebbero sentire un peso sulla coscienza.

Massimo Fini

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