Ottimisti o catastrofisti? Sulla crisi la ragione sta da tutte e due le parti

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Silvio Berlusconi afferma che i media fanno sulla situazione economica del catastrofismo che non aiuta, anzi danneggia il Paese. L’opposizione di sinistra sostiene invece che l’ottimismo del premier nasconde una situazione drammatica. Insomma, chi ha ragione?

Carlo Gaiero

Tutti e due. Berlusconi sa benissimo che nelle faccende di economia e di denaro la componente psicologica è fondamentale. Il denaro infatti è una convenzione, vale finché ci si crede. E viceversa. Lo si vede anche in Borsa dove alcuni titoli o l’intero listino salgono (o scendono) improvvisamente senza alcuna ragione, ma solo perché si è creata una corrente di fiducia (o di sfiducia) che si propaga dagli uni agli altri. Come nel panico. L’ottimismo quindi aiuta. Ma incontra dei limiti nella realtà. Quella attuale non è una crisi finanziaria, è la crisi di un modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali (cioè sull’ottimismo) che non dà più spazio per espandersi e quindi è destinato a collassare e, anche, e tanto più, se lo si droga ulteriormente immettendo nel sistema trilioni di denaro che non rappresenta nulla, se non la scommessa su un futuro tanto sideralmente lontano da essere inesistente. Questi, naturalmente, sono ragionamenti che faccio io. La sinistra critica Berlusconi solo perché ha la bocca per parlare, ma vorrebbe anch’essa la moltiplicazione dei pani e dei pesci con del denaro che non c’è. P. S. Un lettore si è giustamente lamentato perché la settimana scorsa, ne ‘La lettera’, un mio corrispondente, Giorgio Tasti, ha affermato che l’Expo porterà a Milano «una cementificazione di un milione di chilometri quadrati». Si tratta di un evidente ‘lapsus calami’ del Tasti e di una mia disattenzione. Sono, come ovvio, un milione di metri quadrati, 100 ettari. Che comunque è tanta roba per una città che ha pochissimi spazi verdi ed è fatta solo di pieni e non anche di vuoti.

Massimo Fini

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