Pm eletti dal popolo: follia e falso problema

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In un comizio tenuto da Umberto Bossi a Mestre, la Lega è tornata alla carica con la proposta di eleggere i magistrati del Pubblico ministero invece di sceglierli attraverso un concorso com’è ora. E’ una proposta folle. Non perché ‘razzista’ come afferma l’Associazione nazionale magistrati (in Veneto si eleggerebbero Pm veneti, in Lombardia lombardi e così via), o perché anticostituzionale come ha detto qualcun altro. E’ folle nella sostanza, perché una giustizia amministrata «direttamente dal popolo» come vorrebbe la Lega (e non ‘in nome’ del popolo) incarna esattamente quel giustizialismo su cui la destra ha tanto sproloquiato in questi anni. Un magistrato eletto dal popolo, da cui dipende la sua rielezione e la sua carriera, agirebbe secondo l’emotività e gli umori del popolo e non secondo giustizia. Se un cittadino è antipatico al ‘popolo’ va condannato, se gli è simpatico viene assolto. E’ quanto è successo con Cristo e Barabba.

Tanto varrebbe allora affidare i processi a ‘Porta a Porta’ (dove già esiste una sorta di giustizia parallela ‘popolare’) e ai sondaggi. La specificità del magistrato, Pm o giudice che sia, è quella di essere impermeabile agli umori del popolo e di agire solo secondo le leggi e la propria coscienza e professionalità. Altrimenti si va diritto e di filato al giacobinismo della Rivoluzione francese, a tagliar le teste di coloro che in quel momento sono in uggia al popolo, al giustizialismo appunto. Si parla di magistrati politicizzati come di una stortura del nostro sistema. Ebbene, il migistrato eletto dal popolo sarebbe l’ufficializzazione di questa politicizzazione. Ci sarebbero magistrati eletti dalla Lega, e quindi leghisti, magistrati Pdl, magistrati diessini. Con quale serenità potrebbero agire, se del caso, nei confronti di avversari politici o, all’inverso, di omologhi di partito? Ed è facile immaginare che tipo di magistrati verrebbe eletto in Sicilia, in Campania, in Calabria, in Puglia, regioni controllate dalla criminalità organizzata. Ma via, smettiamola con queste sciocchezze. Il vero, drammatico quasi unico problema della giustizia italiana è l’abnorme lunghezza dei processi che tiene in libertà, per anni, i colpevoli e sulla graticola, per anni, gli innocenti.

E comunque, come dicevano i Latini che il diritto l’hanno inventato, una giustizia che arriva tardi è sempre ‘ denegata giustizia’, sia che condanni, sia che assolva. E i nostri politici invece di affrontare seriamente auesto gravissimo problema che si trascina da decenni, non fanno che fissarsi su dettagli, a seconda della propria convenienza, o fare proposte, come quella della Lega, che definire folli è ancora gentile.

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