Un conto è il delitto d'onore, un altro la "provocazione"

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Ha suscitato scalpore la decisione con cui la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Genova che aveva condannato a 14 anni di reclusione l’ex metronotte Angelo Piro che nell’agosto del 2006, scoperta la moglie in flagrante adulterio, ne aveva ucciso l’amante Giovanni Grasso, un meccanico, con sei colpi di pistola. La Cassazione, riconoscendo al Piro una serie di attenuanti, ha ritenuto troppo dura la condanna a 14 anni e ha disposto che la Corte d’Appello la riduca. Si è parlato di ritorno al vecchio ‘delitto d’onore’ del codice Rocco che prevedeva per omicidi di questo tipo una pena di cinque anni. In realtà qui siamo fuori dall’ambito del ‘delitto d’onore’ ma nel campo delle normali attenuanti.

In quella sera d’agosto Angelo Piro, entrando per caso nell’abitazione dei suoceri — che in quel periodo erano in vacanza — per cercare un cacciavite, ebbe la sorpresa di trovarvi la moglie Rachele, da cui aveva tre figli, nuda sul divano, un filmino porno che girava sullo schermo del televisore, e un uomo, il Grasso, che, altrettanto nudo, cercava grottescamente di nascondersi dietro il divano. Angelo Piro ha estratto la sua pistola da metronotte e ha intimato all’uomo di uscire immediatamente dalla casa, così com’era, nudo e crudo. Il Grasso gli si è avventato contro e allora il metronotte lo ha freddato con sei colpi di pistola. Piro non era a conoscenza della relazione adulterina della moglie. Nella casa dei suoceri, in quella maledetta sera di agosto, entrò per caso. Non c’è stata quindi premeditazione. Ed è questo che distingue il caso in questione dalla vecchia fattispecie del ‘delitto d’onore’ che prevedeva l’esimente anche se l’assassino, essendo a conoscenza della relazione adulterina, avesse ucciso ‘a freddo’ e non mentre coglieva i fedifraghi sul fatto.

La Cassazione ha quindi riconosciuto ad Angelo Piro l’attenuante della ‘provocazione’: «Sorprendere moglie e amante nudi», scrive la Cassazione, «è uno choc emotivo di cui tenere conto». E a me pare che sia giusto così. L’uomo non è un essere astratto, è fatto di carne, di sangue, di passioni, di moti dell’animo, di ira, di gelosia, d’indignazione, di stati emotivi che non sempre può essere in grado di tenere sotto controllo. Certo ciò non lo legittima a uccidere, ma nel caso in cui sia sottoposto a un fortissimo stress emotivo, com’è stato indubbiamente per Angelo Piro, gli vanno riconosciute delle attenuanti specifiche. O si pretende, forse, che uno rientrando la sera a casa e trovando la moglie a letto con un altro gli presenti il suo biglietto da visita?

Massimo Fini

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