Molto rispetto per i cani nessuno per gli umani

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Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto attuativo della norma, varata nel 2010 dal governo Berlusconi, che rende obbligatorio il soccorso di “cani, gatti, ed esemplari di ogni altra specie vittime della strada”. All'obbligo corrisponde il diritto, per chi abbia caricato l'animale ferito, di suonare il clacson a manetta, di superare i limiti di velocità, di violare i segnali stradali, di utilizzare la corsia di emergenza, di compiere manovre azzardate, di infischiarsene della polizia, di mandare a quel paese i posti di blocco esibendo la vittima più o meno agonizzante.

Conoscendo la fervida fantasia dei napoletani (ricorderete le magliette decorate con la cintura di sicurezza quando fu introdotto questo strumento di tortura) c'è da giurare che dal 27 dicembre, giorno in cui l'obbligo entra in vigore, saranno in molti a portarsi in macchina un gatto un po' malconcio. Per i camorristi sarà un fescennino. “Alt, polizia!”. “Ma non vede, brigadiere, che ho a bordo un gatto appena investito? Se non lo porto subito in un ambulatorio specializzato passo l'anima dei guai”. “Mi scusi, vada pure”.

Per l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, pasionaria dell'animalismo come tutte le signore-bene che non hanno altro cui pensare, viene “riaffermato un indiscutibile principio di civiltà”. Per Gianluca Felicetti della Law (Lega antivivisezionie) “è stato preso atto di un comune sentire. Siamo riusciti a far inserire il pieno riconoscimento del privato cittadino che porta in un ambulatorio una vittima non umana”. A parte l'involontaria comicità della 'vittima non umana' (Del topo di fogna che ci attraversa improvvisamente la strada che ne facciamo, lo portiamo al pronto soccorso a sirene spiegate? E i moscerini che si schiacciano sul nostro parabrezza? Verrà vietato l'uso del tergicristallo?) a me pare che nella nostra società ci sia una sensibilità esasperata per le vittime, della strada e non, 'non umane' e molto meno per quelle umane. Il che non dice nulla di buono. Mentre cani e gatti vanno in giro incappottati e impellicciati, una settimana fa al Parco Lambro, a Milano, un vecchietto è rimasto per due giorni stecchito su una panchina senza che nessuna delle numerose persone che vi fanno jogging se ne accorgesse o facesse finta di accorgersene. E per me vale sempre ciò che ha scritto Ernest Hemingway (un'amante di quella corrida che oggi si vuole abolire, dimenticando che una certa aggressività è necessaria agli uomini perché non si scannino fra di loro) in 'Morte nel pomeriggio': “Io sono persuaso, per esperienza e osservazione, che coloro i quali si identificano con gli animali, vale a dire gli innamorati quasi professionisti di cani e altre bestie, sono capaci di una maggiore crudeltà verso gli esseri umani di coloro che stentano a identificarsi con gli animali”.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2012

 


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