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Risposta a Vittorio Emiliani.

Caro Vittorio, il mio articolo, come si chiariva nella chiusa, si riferiva a un pezzo del 1979. A quei tempi io nella Capitale ci venivo spesso perché Mario Pirani aveva trasferito la redazione dell'Europeo, settimanale tradizionalmente milanese come milanese era la Rizzoli di Angelo senior, a Roma. A pilotarmi nei 'salotti romani' era stata Barbara Alberti. Tutto il mondo intellettuale stanziato a Roma dipendeva dalla Rete Due della Rai diretta a quei tempi da Pio De Berti e prima ancora dal socialista Massimo Fichera. Mi ricordo una scena avvenuta in quei salotti che mi colpì. C'erano Moravia e altri pezzi grossi raccolti intorno all'autore degli Indifferenti. Ad un certo punto entrò un ometto che io non conoscevo. Tutti lasciarono Moravia, che era appollaiato su un trespolo, come fosse una merda e si diressero verso il nuovo entrato colmandolo di carezze, attuzzi, moine. “Ma chi è quello?” chiesi, un po' stupito, a Barbara. “Ma come non lo sai? E' Pio De Berti Gambini il direttore di Rai Due. E' lui che dà lavoro o elargisce consulenze milionarie, quasi sempre fasulle, a tutti questi qui”. Non ha alcuna importanza se nel 'salotto' ci fossero dei “romani de Roma”. In genere, come tu noti, erano dei provinciali che convergevano a Roma perché a Roma, e non a Milano o a Torino, c'era il Potere, politico, culturale, televisivo. Il problema quindi non sono i romani ma Roma in re ipsa. Roma è una città parassitaria dai tempi dell'Impero romano, con la sua plebs frumentaria che viveva con le elargizioni dello Stato, e i suoi senatori latifondisti e fainéant. E' Roma quindi che corrompe perché qui si accentra il Potere. Corrompe anche per ragioni climatiche e direi quasi metafisiche, col suo ponentino e il suo ocra. Non per nulla il primo Bossi aveva imposto ai suoi di vivere in delle foresterie.

Certo oggi a Roma i 'salotti' non esistono più, come non esistono più a Milano. Le persone che vogliono fare affari più o meno leciti si vedono altrove, magari in alcune trattorie specializzate. Ma il risultato non cambia: il salotto è stato sostituito da quel “mondo di mezzo” di cui certo anche tu hai sentito parlare.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 23 dicembre 2018