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Il 14 luglio, in voluta concomitanza con la presa della Bastiglia, data che viene presa emblematicamente a inizio del sistema liberaldemocratico, il Corriere della Sera ha pubblicato come «fondo» di prima pagina un sorprendente articolo di Claudio Magris dal fulminante titolo, come solo il Corriere sa fare, «Anche il dialogo ha dei limiti» ma il cui «occhiello» era di quelli che fan drizzare le orecchie: «Quando la democrazia deve togliere la parola». Partendo, come esempio, dal revisionismo di Robert Faurisson e di altri che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite Magris afferma, come regola generale, che ci sono idee talmente aberranti che nemmeno una democrazia, le può tollerare e la cui diffusione va quindi vietata dalla legge. E scrive: «Voltaire proclamava il dovere di battersi fino alla morte per permettere a un avversario di affermare le proprie idee, anche quando si tratti di idee che si detestano. Ma tutto questo vale per le idee che, sia pure diversissime e contrapposte, sono state riconosciute accettabili, in quanto espressione -sia pur difforme -di una civiltà in cui ci si riconosce». Riconosciute accettabili da chi? Seguendo questi principi Galileo non avrebbe potuto affermare che è la Terra che gira intorno al Sole, e non viceversa, perché questa era una concezione non «riconosciuta accettabile» dalla maggioranza dei suoi contemporanei e non era espressione della civiltà del suo tempo. E infatti il Cardinale Ballarmino cercò di ricacciare in bocca a Galileo le sue ipotesi. Ora, il Cardinale Ballarmino era una degnissima persona (che aveva perfettamente capito a quali sciagure avrebbe portato lo scientismo, soprattutto se tecnologicamente applicato), ma qui i casi sono due: si sta con Ballarmino, cioè con l'autorità e l'ipse dixit, o si sta con la democrazia liberale. Tertium non datur. Non si può essere democratici quando fa comodo e Ballarmino quando fa altrettanto comodo. Altrimenti si è Ballarmino. Una democrazia deve accettare di discutere tutte le idee, anche le più aberranti e «non riconosciute». È una democrazia proprio per questo. Sarebbe troppo facile, e persino grottesco, che una democrazia accettasse tutte le idee purché democratiche. In questo caso sarebbe nient'altro che un totalitarismo con nome diverso. Anche l'islamismo accetta tutte le idee purché siano espressione della civiltà islamica. E per questo l 'Oriente democratico lo considera un totalitarismo teocratico (Magris parla di «orride teocrazie fondamentaliste» ). Una democrazia, se vuole esser tale, può porre come unico limite alle idee il fatto che devono essere espresse ed affermate senza ricorrere alla violenza. La democrazia è un metodo mai un contenuto. Se lo diventa si trasforma ineluttabilmente in un totalitarismo perché nessuno può sapere qual è il limite fra le idee che sono «riconosciute accettabili» e quelle che non lo sono. Del resto la storia dell'umanità è andata avanti proprio perché ci sono stati di volta in volta portatori di idee «non riconosciute accettabili». Ciò che non è accettabile oggi è spesso la verità di domani. Non si possono mettere dei limiti alla conoscenza e alla ricerca se ci si dichiara democratici, liberali, progressisti. Ed è paradossale che a spiegare questi «fondamentali» del sistema democratico, liberale, progressista, nato con la Rivoluzione industriale e razionalizzato dall'illuminismo, debba essere un oscurantista come il sottoscritto (fosse dipeso da me la ruota sarebbe rimasta quadrata). Ma ogni sistema è valido se rispetta la propria coerenza interna. Altrimenti è solo un papocchio ad uso dei furbetti. E poiché siamo in un sistema democratico ho diritto di pretendere che non ci sia nessun Claudio Magris che venga a dirmi, facendo tintinnar le manette, quali idee posso professare, in quanto «riconosciute accettabili», e quali no. Io ho diritto di professarmi naziskin e revisionista, se ciò mi dovesse garbare. Perche si comincia sempre col mettere fuorilegge i naziskin e si finisce immancabilmente per vietare la circolazione di tutte le idee che non piacciono ai Claudio Magris del momento. Peraltro ci siamo vicini. In quello stesso articolo infatti Magris afferma che le persone perbene non dovrebbero accettare nemmeno di discutere di certi argomenti. «L 'occupazione deI campanile di San Marco» scrive «è un fatto che va irriso e represso e non discusso». E Io stesso vale per la secessione. Secondo Magris non si può nemmeno discutere il delitto di Raskolnikov (il protagonista di Delitto e castigo che ammazza la vecchia, odiosa, usuraia) perché «discutere di quel delitto è un modo che finisce per indebolire la sua netta condanna e quasi per chiedere se esso sia illecito o no». Ohè, ma siamo diventati matti? Da quale delirio censorio e di onnipotenza è stato preso Claudio Magris e il molto commendevole e autorevole Corriere della Sera che lo pubblica? In realtà Magris ha fatto l'elogio del conformismo di massa, del totalitarismo di massa, della dittatura della maggioranza. E, quel che è peggio, lo ha fatto senza rendersene conto e sotto le bandiere della democrazia.