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Non so e non posso sapere se lo scandalo che ha investito l’ex premier spagnolo, il socialista Zapatero e, a raggiera, lo stesso governo di Pedro Sanchez, abbiano fondamenti di verità. Deciderà la Magistratura.

Permettete però anche a me di fare, per una volta, il ‘complottista’. Questo attacco improvviso al socialismo iberico puzza di bruciato, perché la Spagna è, per così dire, un ‘alieno’ nel concerto dei Paesi europei.

Cominciamo da lontano. Fu Zapatero, quando era presidente del Consiglio iberico, a rifiutare l’invio di soldati spagnoli a sostegno della ‘coalizione dei volenterosi’ che gli Stati Uniti avevano raccolto per attaccare l’Iraq, all’opposto del suo predecessore, il cattolicismo Aznar, che quei soldati voleva invece inviarli, nonostante lo stesso Papa Wojtyla avesse tuonato contro quella guerra. Una conseguenza della “Dottrina Bush” (Bush padre, si intende) a favore della guerra preventiva che ha trascinato gli americani e i loro alleati in guerre inutili e quasi sempre perdenti, dall’invasione e occupazione dell’Afghanistan talebano ad, appunto, alla guerra in Iraq, per finire con quella, attualissima, all’Iran.

Restando alla politica estera spagnola, evidentemente molto ostile agli Stati Uniti, la Spagna ha vietato agli americani non solo l’uso delle basi yankee che hanno in terra iberica (ne hanno dappertutto) ma anche il solo sorvolo aereo di quelle di basi. Inoltre ha sostenuto, come non poteva, il Venezuela durante l’aggressione degli Stati Uniti al Paese Sudamericano (mentre Meloni l’aveva giudicata “legittima”) che ha come obiettivo finale l’eliminazione, una volta per tutte, della Cuba che fu di Fidel Castro e di Che Guevara. Recentemente il fratello di Fidel Castro, Raul, che ha 94 anni è stato accusato di omicidio per l’abbattimento di due aerei nel 1996. Qualcuno dovrebbe ricordarsi, forse, che cosa era Cuba prima della vittoria della Revolución: una sorta di resort, nello stile di quello immaginato da israeliani e americani per Gaza, ad uso dei ricchi americani che vi venivano a giocare d’azzardo, gioco proibito ufficialmente negli Usa. Come ufficialmente è proibita la tortura che esercitano, invece, paradosso dei paradossi, a Guantánamo in territorio cubano. Qualcuno dovrebbe ricordare inoltre la generosità cubana, furono una cinquantina i medici cubani che vennero a darci una mano nel periodo del Covid, spie del comunismo naturalmente, come i medici russi che ci inviò l’Unione Sovietica. Qualcuno dovrebbe ricordare anche che a Cuba la sanità e l’istruzione sono gratuite.

Sul piano interno la Spagna sta conoscendo un notevole sviluppo. Supera addirittura la Germania: ha un Pil del 2,7%, mentre la Germania tra lo 0,13-1%, per non parlare dell’Italia dove il Pil è intorno allo 0,7%.

Però quella della Spagna non è una produttività alla cazzo, ma rivolta a fini sociali ed economici, ecologici e anche identitari. Il “Commissario per il turismo sostenibile”, Jaume Collboni, afferma: “Non vogliamo un turista in più, dobbiamo gestire quelli che abbiamo”. Barcellona nel 2024 ha accolto 26 milioni di persone, il 2,4% in più rispetto all’anno precedente. Uno degli obiettivi di Jaume Collboni è ridurre il numero dei moli per le grandi navi e limitare anche l’afflusso di chi arriva per una gita di un solo giorno spostando in periferia i parcheggi dei pullman. Entro il 2028 verranno revocate le licenze di 10.000 appartamenti nel tentativo di ricollocarli sul mercato e destinarli ai residenti (memento per Venezia).

Sono stato più volte a Barcellona prima che la Spagna conoscesse questo sviluppo. Diciamo che, più o meno, la situazione economica era molto simile a quella italiana. Ma la affrontavano non con la tristizia nostrana, ma con un ‘olè’ molto carioca di tipo brasiliano. Il Brasile di Lula, è bene ricordare anche questo, è una delle punte del cosiddetto ‘socialismo bolivariano’ che è molto ben espresso dal brano musicale “El Gato Montés” che introduce il toro nell’arena.

Insomma la Spagna è molto più vitale, oggi come ieri, della smorta Italia.

Per concludere: Hasta la victoria, hasta siempre, compagno Che Guevara, hasta la victoria compagna Castro, hasta la victoria compagno Zapatero, hasta la victoria compagno Pedro Sanchez. Hasta la victoria siempre a tutti, tranne che ai gloriosi United States of America che non per nulla in Sudamerica hanno come proprio punto di riferimento il presidente dell’Argentina, Javier Milei, molto omaggiato da Giorgia Meloni quando si è trovata da quelle parti, che ha definito il socialismo “la peste dell’umanità”.

 

 

Il Fatto Quotidiano, 01.06.2026