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“In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
Dove regna il capitale, oggi più spietatamente”

(Don Chisciotte, Francesco Guccini)

La parola “capitalismo” sembra essere uscita dal vocabolario. La usa ancora solo il Manifesto, ma in un marxese cosi stretto, da Gründrisse, che di fatto diventa incomprensibile. Esiste sui media il termine capitale ma usato in senso statico, non dinamico come nella celeberrima opera di Marx, cioè con tutte le sue conseguenze, ma nel senso di capitale di questa o quella impresa, di questa o di quell’azienda, di questo o quell’individuo.   

Come mai? Elementare. Il capitalismo ha ormai occupato il mondo intero, tranne alcune, rare, sempre più rare, comunità ai margini del mondo: le società statiche che stanno all’opposto del dinamismo del capitale. Se si tratti di capitalismo di mercato o di capitalismo di Stato, come in Cina, la solfa non cambia, sempre capitalismo è, con lo  “sfruttamento dell’uomo sull’uomo” per dirla ancora con Marx.

Inoltre da qualche decina d’anni al capitalismo industriale, che perlomeno produceva cose, oggetti, soddisfacendo bisogni di cui peraltro l’uomo non aveva mai sentito il bisogno, inventandoseli (tutta la pubblicità è diretta in questo senso), dava lavoro agli ‘schiavi salariati’, si è sostituito il capitalismo finanziario che produce denaro con cui fare altro denaro, cioè un’astrazione su un’altra astrazione, che invece di dare lavoro, sia pur un lavoro da schiavi, lo toglie in combutta con la mitica “digitalizzazione”. Infatti per fare capitale finanziario sono sufficienti pochissimi adepti, alle volte anche uno solo. Attualmente sto cercando di assumere un assistente, mi sorprende che a rispondere al mio annuncio siano giovani o anche molto meno giovani che non solo hanno una laurea, ma, spesso, un master ottenuto in qualche università italiana o europea. Evidentemente non sanno manovrare il denaro che è la cosa astratta più concreta che ci sia.

“Che fare”, per usare le parole del famoso filosofo russo Černyševski, poi saccheggiato, nel titolo, da Lenin? Niente. Non possiamo farci niente. Non possiamo far altro che aspettare il collasso del “modello paranoico”. Nel frattempo possiamo solo contare su estremismi religiosi, in totale antitesi col sistema del denaro preferendo all’astrazione di quello che Martin Lutero ha chiamato “sterco del demonio”, la spiritualità e la concretezza della vita e della morte, propria e altrui, tipo Isis per dirla in termini molto chiari.

Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2023