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Quello tra Baudo e la Ricciarelli è stato definito, dai giornali che si occupano di televisione e dai fan del presentatore televisivo, «il matrimonio del secolo». Forse c'è un pizzico di esagerazione, forse, osiamo azzardare, ci sono stati, nel '900, matrimoni altrettanto importanti (poniamo quello di Edoardo d'Inghilterra con la Simpson che gli costò il trono o quello fra Onassis e Jacqueline Kennedy), ma non è il caso di chiedere alle osannanti folle televisive uno sforzo di memoria di cui non sarebbero capaci. Del resto, l'enfatizzazione e l'esagerazione fanno parte dello spirito dei tempi, sono necessarie alla società dello spettacolo e che dello spettacolo fa business (ogni anno, tanto per fare un esempio tratto da un altro settore, i mass media presentano come «incontro del secolo» almeno una mezza dozzina di match di pugilato, il concetto di secolo raggiunge straordinarie dilatazioni). Nondimeno è vero che i patiti della Tv e gli addetti ai lavori televisivi hanno ragione di esultare. Il matrimonio di Baudo con la Ricciarelli assume infatti un grande valore simbolico e segna la definitiva legittimazione del mondo dello spettacolo televisivo, la sua consacrazione, il suo trionfo. In questo matrimonio c'è infatti un senso sottinteso ma ben presente a tutti: non è solo Baudo che sposa la Ricciarelli, è il presentatore che conquista la cantante lirica, è il mondo dello spettacolo che soggioga quello della cultura, è il barbaro vincitore che fa sua la nobile romana. Vent'anni fa, un matrimonio del genere non sarebbe stato pensabile. Maria Callas sposa Meneghini e poi Onassis, non si sarebbe mai messa con Mike Bongiorno. Non è una questione di popolarità, perché Bongiorno ne aveva allora come Baudo oggi, ma di legittimazione. Era pacifico infatti, allora, che Mike Bongiorno, o qualsiasi altro personaggio televisivo, appartenesse al mondo della sottocultura (Umberto Eco ci scrisse sopra anche un famoso saggio). Oggi non è più così. Oggi la leadership di opinione in Italia va da Pippo Baudo a Wanna Marchi passando per Raffaella Carrà ed Enrica Bonaccorti. Sono questi personaggi che dettano il costume, gli stili di vita, i modi di pensare, insomma la cultura. Basta ascoltare le telefonate che riceve la sera Wanna Marchi, i consigli che le vengono richiesti sulle questioni personali più delicate oppure su argomenti del vivere sociale, per rendersi conto dell'enorme presa che hanno questi personaggi sulla gente, una presa che esorbita dal campo dello spettacolo e coinvolge il costume, la politica, la cultura, addirittura la religione. A Wanna Marchi ci si rivolge con le stesse attese che il popolo di Lourdes ha verso la Madonna. Ed il controcanto al mondo politico italiano non lo fa Ronchey o Scalfari, lo fa Beppe Grillo. I personaggi televisivi sono i veri «maestri pensatori» dell'epoca attuale e hanno sostituito i filosofi, i preti, i romanzieri, i columnist. Sono loro i nuovi chierici, i nuovi intellettuali, la nuova classe di potere. (Gli stessi leader politici si legittimano agli occhi della gente in quanto diventano personaggi televisivi. Da qui la loro insistenza a voler comparire a tutti i costi sul video). Ecco perché oggi la cantante lirica può sposare Pippo Baudo come ieri avrebbe sposato un grande capitano d'industria o uno scrittore o un artista. Se rinascesse Marilyn Monroe, per vincere i suoi complessi di inferiorità non sposerebbe Arthur Miller ma un presentatore della televisione americana. Come mai Baudo, la Carrà, la Bonaccorti e addirittura Wanna Marchi hanno acquistato questa enorme importanza, del tutto indipendente dalle loro capacità e dal loro valore? È  il mezzo, si dice, la televisione, la sua potenza di penetrazione, la sua capacità di persuasione. lo non credo che, di per sé, la televisione sia un mezzo più penetrante e persuasivo del libro, del cinema, dello stesso giornale. La sua forza non è l'intensità. ma l' estensione. Se esistesse, poniamo, un solo televisore e Pippo Baudo mi parlasse da quello, non avrebbe su di me alcuna presa (mentre un libro che solo io leggessi potrebbe averla). Il fatto è che Baudo parla a me nello stesso tempo in cui parla ad altri milioni di persone e questo crea un avvenimento cui non posso sottrarmi, una enorme cassa di risonanza che mi coinvolge necessariamente. La forza della televisione è la sua distribuzione, così come la forza del container è che lo si sia preso come unità di misura del trasporto marittimo adeguandogli attorno, a monte e a valle, tutte le altre strutture (il container esiste in quanto ci sono milioni di altri container. Un container da solo, così come un televisore da solo, non varrebbe nulla, sarebbe più comoda una carriola). Noi ci siamo fatti fregare quando abbiamo accettato che in tutte le nostre case entrasse questa scatola che è la Tv. Da questa scatola possono uscire giochi e spettacolini imbecilli, come quelli che si facevano una volta in famiglia il pomeriggio di Natale, giustappunto per far divertire i bambini e passare il tempo, ma questi giochi e spettacolini acquistano un.enorme importanza se vengono visti contemporaneamente da milioni di persone. Allo stesso modo il parente più zuzzurellone che il pomeriggio di Natale si esibisce, nell' indulgenza generale, ballando il tip tap e raccontando le barzellette diventa un opinion leader se ha per audience mezza nazione. Ecco perché Baudo è oggi il padrone d' ltalia.