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O il calcio distruggerà Berlusconi o Berlusconi distruggerà Il calcio. Almeno nelle forme in cui siamo abituati a conoscerlo. Con la spettacolare presentazione del Milan all' Arena -giocatori elitrasportati, donnine «drive in», comici di quart'ordine- Berlusconi tenta di introdurre anche da noi i sistemi dello sport-show americano ed in particolare del football americano le cui partite, prima e durante, sono contornate dall'esibizione di majorettes impiumettate e cellulitiche, cow-boy, cantanti, orsi al guinzaglio, elefanti cavalcati da puttanone scosciate ed impaillettate. Si tratta, a nostro modesto modo di vedere, di un trapianto violento e dissennato di una cultura su un'altra. A differenza infatti  che in America, dove il gioco è spettacolo, e solo spettacolo, in Europa, per antichissima tradizione, il gioco è anche rito o meglio è spettacolo in quanto è anche rito. Rituali erano gli antichi giochi olimpici, i giochi delfici, i giochi romani. Ed il rito, proprio perché sacrale, vuole l'immutabilità  delle regole e del cerimoniale. Perciò tutto ciò che esula dallo stesso rituale funzionale al gioco è sentito come elemento di disturbo che sminuisce l'intensità del rito e quindi il suo piacere ed il suo stesso senso. Anche il gioco del calcio, nato in Europa, è diventato un rito ed è stato vissuto finora come tale. Chi frequenta gli stadi sa che, per esempio, la stessa presenza della donna semplicemente come spettatrice, infastidisce, non per antifemminismo, ma perché distoglie l'attenzione dal gioco, cioè dal rito. E se oggi le donne vanno più numerose alla partita, ci vanno da uomini. Il rito è austero. Gli americani amano invece circondare i loro giochi ed i loro sport con donnine da circo e con un'atmosfera da Barnum. Per lo stesso motivo rituale le regole del calcio sono più o meno le stesse da quando è nato. In America è diverso, gli americani cambiano continuamente le regole dei loro giochi in funzione della spettacolarità. Noi no (sicuramente Il calcio sarebbe più «spettacolare», con gol a grappoli, se si abolisse il fuorigioco, ma nessuno, in Europa, ha mai preso sul serio un'eventualità del genere). Gli americani, nello sport e nei giochi amano la dispersività dello spettacolo, gli europei la concentrazione del rito. Non si tratta qui di decidere quale delle due culture sia migliore, ma semplicemente dI prendere atto che sono diverse e che provincialismo non è solo, come crede taluno, ignorare ciò che accade altrove, ma anche assumere acriticamente i modelli altrui. Per questo c'è da augurarsi che al trapianto di Berlusconi il calcio risponda con una sana crisi di rigetto. Ma se Berlusconi vincerà e riuscirà a portare un elefante scosciato sul terreno di San Siro allora vorrà dire che il vuoto culturale dell'Europa è tale che non siamo neanche più capaci di difendere i nostri giochi.