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Non c'è niente di più ridicolo, di più grottesco, di più ipocrita; di più strumentale delle manifestazioni contro la secessione organizzate nei giorni scorsi dai sindacati e dalle sinistre, con gran codazzo di cantanti e di attori del regime, di Lelle Costa e di Roberti Vecchioni. Se c' è una forza politica che in questo dopoguerra ha sputato sull'idea di Nazione e di Patria questa è la sinistra, in particolare nella sua versione comunista e anche pidiessina prima che la Lega cominciasse ad apparire una minaccia concreta. Il disprezzo, o quantomeno la totale indifferenza per l'idea di Patria e di Nazione aveva fino a pochi anni fa, presso il popolo della sinistra, due motivazioni che venivano considerate, allora, eccellenti. Patria e Nazione erano i sentimenti su cui aveva battuto il Fascismo e per le sinistre tanto bastava a screditare sia l'una che l'altra. È bene ricordare a quelli di corta memoria che fino a non più tardi di ieri chi osava fare discorsi di tipo patriottico era bollato come «fascista». E di «fascismo» e di «anticomunismo viscerale» furono marchiati quei ragazzi che nei primi anni Cinquanta scesero in piazza per battersi in nome dell'Italianità di Trieste. La seconda motivazione che portava le sinistre a svalutare l'idea di Patria e di Nazione era meno emotiva, meno becera e più ideologica: e si chiama internazionalismo proletario. Secondo il marxismo ortodosso la lotta di classe e i legami fra i movimenti operai dei vari Paesi sono più importanti dell'appartenenza nazionale e dell'idea di Patria. E fino a ieri i comunisti erano marxisti ortodossi e non si vergognavano minimamente di ricevere finanziamenti da uno Stato straniero, l'Unione Sovietica. Non si sentivano dei traditori della Patria per la semplice ragione che non riconoscevano altra Patria che la loro Ideologia. Fra Roma e Mosca, allora, sceglievano Mosca. Ed è in nome dell'internazionalismo proletario e della lotta antifascista, oltre che della sua innata e personale vigliaccheria, che Palmiro Togliatti non mosse un dito per salvare i laceri e scheletriti soldati italiani prigionieri nei campi sovietici. E per anni i comunisti, i cui epigoni accusano oggi Bossi e i leghisti di «eversione», han tenuto nascosti depositi di armi, pronti a dissotterrarle e a usarle contro altri italiani sol che da Mosca fosse venuto l'ordine. Se non l'han fatto è perché l'ordine non venne: a Yalta Usa e Urss, infischiandosene l'una dell'internazionalismo proletario l' altra della difesa dei valori di libertà dell'Occidente, si erano spartiti il mondo e desideravano digerirselo in santa pace. Questi sentimenti e queste ragioni antinazionali e antipatriottiche sono state diffuse nelle sinistre almeno fino ai primi anni Novanta. Che ora costoro riscoprano l'Italianità, solo perché il secessionismo leghista gli sta bruciando il culo, è semplicemente penoso. Ma c'è anche un'altra forza che ha sempre giocato contro l 'italianità. Ed è la Chiesa cattolica. Quando il Papa e il reverendissimo ed eminentissimo Cardinal Ruini affermano che la Chiesa ha sempre amato l'Italia dicono una doppia falsità: storica e ideologica. Sul piano storico dimenticano semplicemente la breccia di Porta Pia che pur a Roma fa ancora bella mostra di sè. L'unità d'Italia si è fatta a dispetto della Chiesa e contro la Chiesa che tentò in tutti i modi di impedirla e di boicottarla anche quando si era già realizzata. Ci furono tempi in cui i cattolici italiani venivano scomunicati se andavano a votare per il Parlamento italiano (e adesso, con la stessa violenza, li si vuol scomunicare, o quasi, se vanno a votare per il Parlamento padano ). Sul piano ideologico la Chiesa di Roma è sempre stata avversa a ogni passione nazionale in quanto in contrasto con l'ecumenismo e l'universalismo cattolico. Che oggi le due forze, che più si sono battute contro l'idea di Patria e che hanno maggiormente, contribuito a impedire che nel nostro Paese si formasse un autentico sentimento nazionale, vengano a impartirci lezioni di italianità, solo perché la secessione minaccia il loro potere, i loro interessi, le loro tresche, è intollerabile. E in ogni caso, Chiesa e sinistre non sono credibili, non hanno, in materia, alcuna autorità morale. E, da ultimo, questa sospetta resipiscenza è comunque tardiva. Riscoprire oggi i fino a ieri sputacchiati martiri di Redipuglia o gli altrettanto svillaneggiati eroi del Carso o i profughi istriani non serve. Perche nel frattempo gli italiani si sono trasformati in un impresentabile accozzaglia di individualisti che hanno perso qualsiasi valore condiviso che non sia il Dio Quattrino, possibilmente guadagnato illecitamente. Sul tricolore sventolano la Truffa, la Malversazione, la Tangente, i Racket, il Furto, la Corruzione sistematica che, non è solo della cosiddetta classe dirigente ma anche, bisogna pensare, della maggioranza degli italiani visto che continuano tranquillamente a votare i ladroni di sempre tutti impegnati a salvare i loro compari di ieri. Non son morti per un'Italia del genere i martiri di Redipuglia, che non Bossi insulta ma chi ha ridotto il nostro Paese a un letamaio.