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A Roma è stata fondata l'lsp, un'associazione che si propone di tutelare i diritti del padre nelle situazioni di separazione coniugale. Oggi infatti è l'uomo a subirne tutti i danni. È lui che deve lasciare i figli. È lui che deve abbandonare la casa coniugale. È lui che deve, quasi sempre, corrisponderne gli alimenti. E precipita così in una tragedia economica e affettiva di cui chi non ha vissuto personalmente tali situazioni può difficilmente rendersi conto. Dato il costo che, soprattutto nelle grandi città, hanno gli affitti e il fatto che il suo stipendio è ampiamente decurtato, a volte dimezzato, dagli alimenti, il separato, l'unico soggetto, in Italia, che può essere sfrattato da un giorno all'altro, ha grandissime difficoltà a trovare una casa. In genere è costretto ad installarsi in un monolocale periferico oppure ad accettare l'umiliante soluzione del ritorno alla casa dei genitori, se ha la fortuna di averli ancora. Dal punto di vista affettivo le cose vanno anche peggio. Pur se il codice civile riconosce al coniuge non affidatario, cioè al padre, alcuni diritti, in realtà è il coniuge affidatario, cioè la madre, che di fatto ha tutto il potere sui figli. Basta che costei faccia un poco di ostruzionismo per rendere estremamente difficile, a volte impossibile, lo striminzito incontro settimanale, di solito un solo giorno, del padre con i figli. Conosco non poche situazioni di padri che non riescono a vedere i propri figli da un anno, da due. I ricorsi al tribunale sono macchinosi e, in genere, non mettono capo a nulla. Ma anche quando i rapporti fra gli ex coniugi sono meno incivili e la donna si rende conto che i suoi figli hanno bisogno della figura paterna non meno di quella materna, il rapporto fra il padre separato e i suoi figli è difficile o, comunque, falsato. Se tuo figlio ti vede una volta alla settimana ti considererà, nella migliore delle ipotesi, una vacanza. A te, padre, manca, inevitabilmente, la quotidianità dei rapporti con tuo figlio, con i suoi compiti, i suoi giochi, i suoi interessi, i suoi amici. Per cui il contributo alla sua educazione, che pur la legge ti attribuisce come diritto, sarà inesistente. Nè si può dimenticare che la donna può, come suoi dirsi, «rifarsi una vita» con un altro uomo ed ospitarlo nella ex casa coniugale. È naturale. È giusto. Ma a te toccherà fare i conti anche con questo vicepadre, che ha con tuo figlio rapporti molto più continuativi di quelli che hai tu, e non ti resterà che sperare che sia almeno una brava persona. Per cercare di ovviare, almeno in parte, a questi dolorosi ! inconvenienti, l'lsp ha formulato tre proposte, La prima è di assicurare, con opportuni interventi amministrativi, al coniuge separato un alloggio decente nel quale possa ricevere i figli. La seconda è che i figli siano concessi al coniuge non affidatario per molto più tempo di quanto non avvenga ora, in modo da garantirgli la possibilità di incidere realmente sulla loro educazione. La terza è che i figli vengano affidati al padre in un maggior numero di casi. Oggi infatti sono venute meno le ragioni, sociali ed esistenziali, che consigliavano l'affidamento, pressoché esclusivo, dei figli alla madre. Oggi la donna lavora e non ha più tempo di quanto abbia un uomo da dedicare ai figli. Non si vede quindi perché questi debbano essere automaticamente, come è avvenuto finora, affidati alla madre, a meno che non si tratti, naturalmente, di bambini molto piccoli. Inoltre è cambiato I'atteggiamento dell'uomo verso  la paternità, che è molto meno distaccato di un tempo (per la semplice e buona ragione che , in un mondo che è stato desertificato d'ogni valore, l'uomo si rende conto che l'unica cosa concreta, vera, reale, per la quale vale la pena, sono i figli). Che l'uomo sia incapace di provvedere alla prole è quindi diventato un luogo comune, privo di realtà. Ma il discorso potrebbe essere allargato. Perchè la verità è che in questi anni, nonostante tutti i piagnistei delle femministe, si è venuta piano piano creando una situazione di sperequazione, giuridica e di fatto ai danni dell'uomo. Due anni fa la  Corte costituzionale ha ribadito il principio che la scelta di abortire spetta solo alla donna e che l'eventuale opposizione del padre, anche se coniuge, non ha rilevanza giuridica. È  una sentenza ineccepibile perché, in un ordinamento che contempIa l'aborto, solo la donna può decidere del feto che porta in grembo. Tutto ciò è molto comprensibile, però resta il fatto che in tal modo è leso irreparabilmente l'interesse dell'uomo, marito o compagno che sia, alla paternità. Meno comprensibile, per esempio, è che l'uomo faccia il servizio militare e la donna no. Se la donna può fare il poliziotto non si vede perché non possa fare anche il soldato. Ancora più inspiegabile è che le donne vadano in pensione cinque anni prima degli uomini dato che vivono, in media, sette anni di più. Ci pare quindi venuto il momento di tutelare i diritti del sesso debole: quello dei maschi.