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Credo di essere stato il solo giornalista italiano che su organi di stampa indipendenti e, per soprammercato, di destra, ha giudicato -fin dall'inizio- sbagliata la guerra della Nato e ancor più sbagliato il modo con cui viene condotta. Per questo mi sono beccato, come per un riflesso automatico, del «comunista». Vedo ora che su questa posizione si stanno portando non solo pezzi da novanta del giornalismo italiano, come La Repubblica e il Corriere della Sera, ma anche la stampa europea, compresa, con il Guardian e il Telegraph, quella inglese. Del resto non c' è bisogno di essere comunisti e pacifisti (e io non sono nè l'uno nè l'altro avendo scritto un libro che si intitola Elogio della guerra) per vedere che l'intervento della Nato ha mancato tutti i suoi obiettivi, almeno quelli dichiarati. La Nato è intervenuta in Jugoslavia per sbandierati motivi «umanitari» e ha provocato una carneficina umanitaria. Doveva difendere i kosovari albanesi e ne ha ammazzati più l' Alleanza in due mesi che l'esercito serbo in un anno e mezzo di repressione che tutti hanno definito «feroce». Non è un tanto per dire. Le milizie serbe erano accusate dagli osservatori dell'Osce di due massacri di civili (sempre che di civili si trattasse e non di guerriglieri dell'Uck), uno a Rcka, che aveva fatto 45 vittime, e un altro che ne aveva causato una trentina. Con le sole stragi di Korisa e di Diacovica i bombardamenti Nato hanno ucciso 165 kosovari albanesi sicuramente civili (e fra di loro ci sono molti bambini) cui vanno aggiunti i kosovari vittime di «incidenti collaterali» di minor portata. Questo non è comunismo, è matematica. Prima dell'intervento Nato c'era in Kosovo una guerriglia crudele fra partigiani albanesi ed esercito serbo, ma le due comunità riuscivano ancora a convivere. Oggi il Kosovo è un deserto e mai più albanesi e serbi potranno vivere fianco a fianco, se rientreranno gli albanesi saranno i 200 mila serbi a doversene andare. Che la prima consegna dell'intervento della Nato sarebbe stata un esodo biblico degli albanesi kosovari non era necessario esser degli strateghi del Pentagono per prevederlo, visto che l' ho fatto io dieci giorni prima che iniziassero i bombardamenti. . Prima dell'intervento Nato buona parte dei kosovari si accontentava di riacquistare l'autonomia che il land aveva sotto Tito, ora anche il mite Rugova chiede l'indipendenza. Quella che alla fine si concluderà sotto il pugno della Nato sarà quindi una pace umiliante per entrambi i contendenti: gli albanesi non avranno l'indipendenza che ora pretendono e per la quale hanno versato tanto sangue, la Serbia non avrà il controllo del Kosovo «autonomo» che sarà diventato un protettorato americano come già la Bosnia. La Nato è poi riuscita in una serie di miracoli degni di Padre Pio: ha ricompattato il nazionalismo serbo intorno a Milosevic, il nazionalismo russo, il nazionalismo panslavo in Europa, l'antiamericanismo in tutto il mondo, ha riavvicinato la Russia alla Jugoslavia, la Cina alla Russia e ha risvegliato Pechino dal suo sonno. Ma ciò che più è inaccettabile è il modo con cui viene condotta questa guerra. Non è una guerra: è un tiro al bersaglio dove c' è uno solo che spara e l' altro che fa da sagoma. Del resto gli americani hanno ammonito seri: non portate la guerra fuori dai vostri confini. Questo è un modo di intendere la guerra come potrebbe intenderla Berlusconi: si fa, ma solo a casa vostra. È la cosa più vigliacca e schifosa che mi è capitato di vedere da quando ho l'età della ragione. La Nato tira sui serbi con la stessa cinica impunità con cui costoro erano da noi accusati di tirare sui civili albanesi. Siamo riusciti nell'impresa di trasformare i carnefici in vittime. Ma nonostante tutti questi disastri e boomerang e la perplessità crescente di molti Paesi europei {Italia, Germania, Francia) i raid continueranno a oltranza. Pare infatti che gli americani abbiano bisogno di bombardare ancora per un paio di mesi. Per molti motivi, uno dei quali trova la sua spiegazione nel mio ultimo libro, Il denaro, «Sterco del demonio». C'è in giro denaro per 70 mila miliardi di dollari, una parte consistente dei quali non può trovare impiego che nell'acquisto di altro denaro, creando una pericolosa ricchezza virtuale. Svuotare gli arsenali per poterli poi ricostituire è un modo per dare una destinazione concreta a una parte di questi dollari, E infatti dall'inizio della guerra Wall Street non fa che salire. Come al solito, come sempre, i diritti «umanitari» contano meno, molto meno, delle palanche.