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Con un' evidente schizofrenia, che peraltro mi pare sia stata poco o nulla sottolineata in quest'Italia ormai ridiventata, sia a destra che a sinistra, clerico-papista se non clerico-fascista, Wojtyla nello stesso giorno in cui visitava i carcerati a Regina Coeli e invocava per loro la clemenza dello Stato, contemporaneamente marchiava a fuoco gli omosessuali definendo il loro raduno internazionale tenuto nella capitale «un affronto al Giubileo e ai valori cristiani di Roma». Si tratta, in entrambi i casi, di due categorie di «diversi», con la non trascurabile differenza che i primi, i carcerati, hanno violato la legge e creato danni alla collettività, mentre gli omosessuali hanno rispettato le leggi e non hanno fatto male a nessuno. Si penserebbe quindi che la «pietas» del Papa debba andare perlomeno a entrambe queste categorie di emarginati, di «umiliati e offesi». Invece no, c'è comprensione per i detenuti e non per gli omosessuali Come mai? La risposta è semplice. A Wojtyla chiedere clemenza per i detenuti non costa nulla, le conseguenze di un' amnistia o di un indulto, cioè il sicuro aumento dei delitti com' è stato documentato statisticamente dal ministro dell'Interno, ricadono tutte sullo Stato e sul governo che dovrà poi far fronte, dopo l' ennesimo ammazzamento di qualche vecchietta, alla cIttadinanza inferocita. Sulla questione dei gay invece Wojtyla viene toccato nel suo, nei valori in cui credono i cattolici, e allora per gli omosessuali non c' è nè comprensione, nè indulgenza, nè amnistia.Vade retro Satana. È un modo molto comodo, questo, di fare gli indulgenti e le «anime belle» a spese altrui. Quando tocca agli altri dover sacrificare qualcosa (per esempio la sicurezza dei cittadini nel caso dei criminali rimessi in libertà) si è comprensivissimi, indulgentissimi, dolcissimi, dei veri bijoux, ma quando la rinuncia tocca a noi, eh, allora non si scherza più e ci si trincera dietro la più ferrea e trinariciuta intransigenza. L'uomo, in linea generale, è fatto così. Mi viene in mente in proposito una barzelletta d'antan quando esistevano ancora i «compagni» e il Pci (ora esistono solo nella testa di Berlusconi). Dunque, il segretario del Pci si reca in una sezione di Genova e tiene un discorso sulla solidarietà fra compagni. «Per esempio se qualcuno di voi ha la fortuna di possedere una villa deve dividerla con i compagni». Tutti, naturalmente, si dichiarano d' accordo, entusiasti. «Se avete una macchina di lusso dovete prestarla ai compagni più bisognosi». Altro coro di approvazioni. E il segretario va avanti su questo passo facendo altri esempi finche dice: «Se avete una bicicletta dovete dividerla con i compagni». A questo punto si alza un vecchio camallo del porto: «Alt, compagno segretario, che la bicicletta ce l'ho davvero». Quasi tutti gli uomini sono dei genovesi, ma che lo sia anche il Sommo Pontefice è cosa che fa un po' specie. Wojtyla avrebbe dimostrato una vera generosità e una vera comprensione umana se avesse rinunciato a qualcosa che riguarda il suo orto, e cioè alla intolleranza verso gli omosessuali. A essere generosi con gli interessi e i valori degli altri siamo capaci tutti, anche chi non è Papa e Re. È quasi superfluo aggiungere che l'onorevole Berlusconi, sempre alla ricerca di facili consensi (ma deve stare attento perché in Italia i finocchi sono legioni), si è subito affrettato a dichiarare che le parole di condanna del Papa nei confronti del raduno gay interpretavano i sentimenti suoi e degli elettori di Forza Italia. Sono davvero curiosi questi neo liberali. Perchè difendono qualsiasi cosa tranne che i valori e i principi liberali. Uno di questi principi, che discende direttamente dal pensiero illuminista, dice che «ognuno è libero di fare ciò che vuole nella misura in cui non nuoce agli altri». Ognuno quindi è libero di gestire la propria sessualità come gli dettano le sue inclinazioni. Ancora più grottesco, per dei liberali, che si metta in dubbio un diritto costituzionalmente garantito come quello di radunarsi pubblicamente e di manifestare liberamente il proprio pensiero. Invece questi curiosi liberali d' oggi, che da anni invocano l'amnistia, sono indulgenti con coloro che recano danno alla comunità, come i criminali, e intolleranti verso chi, come l' omosessuale, paga le tasse, rispetta le leggi e non fa del male a nessuno se non, eventualmente, a se stesso. Nel qual ultimo caso sono comunque, è il caso di dirlo, cazzi suoi.