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La vittoria dei comunisti nelle prime elezioni libere albanesi è stata accolta con incredulità in Occidente. Da molte parti la si è voluta addebitare a brogli, alle intimidazioni dei capi delle cooperative sull'elettorato agricolo, ai benefici concessi in extremis dal governo ai contadini. Io credo invece che il voto albanese rifletta i reali interessi dei contadini (ai quali, principalmente, si deve il successo dei comunisti), cioè della maggioranza della popolazione di cui rappresentano il 70%. Sono infatti sotto gli occhi di tutti gli sconquassi economici e, in alcuni casi, le autentiche tragedie, provocate nei paesi dell'Est europeo dalla riconquistata libertà. Ciò è avvenuto perché la libertà politica è stata automaticamente identificata con la libertà di mercato e con l'omologazione all'industrialismo di tipo occidentale. E se questo processo era inevitabile per l'ex Ddr, che si è riunita ad un paese capitalista, lo era molto meno per Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia dove si ripartiva da zero e che invece, in virtù di tale omologazione, sono state colpite da un'inflazione, una disoccupazione, un aumento della criminalità che solo la recuperata indipendenza può far tollerare senza gravi ripercussioni politiche. Non per nulla l'Urss, che vive le stesse situazioni priva però di quel compenso, è sull'orlo del tracollo. Se tali problemi sconvolgono società che hanno un passato industriale, che hanno, perlomeno nella loro memoria storica, una cultura industriale e che soprattutto, sia pure alla maniera inefficiente del «socialismo reale», sono già in buona parte industrializzate si può facilmente capire cosa accadrà ad un paese agricolo e pastorale come l' Albania se vi si traspone meccanicamente l'economia di mercato con le sue esigenze. Farà la fine dei paesi dell' Africa nera che a contatto col modello industriale si sono disintegrati. L' Albania sarà invasa dal mercato occidentale, dalle imprese occidentali, le sue coste, le uniche ancora intatte del Mediterraneo, appaltate da un qualche Aga Khan e, dopo le prime euforie, i suoi abitanti, distrutto il loro habitat insieme alla loro cultura, da poveri che erano diventeranno dei miserabili, estranei e paria nel proprio paese. La permanenza al governo del partito comunista può, forse, rendere meno inevitabile questo processo indirizzando il paese verso un modello di sviluppo più equilibrato e più adatto alla sua realtà. Perche se è vero che il regime creato da Enver Hoxha ha schiacciato per 47 anni la libertà degli albanesi, è anche vero che la scelta autarchica - che al tempo in cui fu fatta sembrava folle -potrebbe ora, applicata «cum grano salis», tornar utile. lo sono persuaso infatti che solo una sorta di protezionismo economico e culturale può salvare i popoli più deboli dalla distruzione e dall'azzeramento. Del resto che si debbano innalzare delle difese nei confronti dello stritolante meccanismo del mercato mondiale è un'idea che si sta facendo strada anche nei paesi industrializzati. Il fenomeno del localismo, per esempio, va in questo senso. Anche se non sempre i suoi fautori se ne rendono conto, credono anzi il contrario, nel localismo è insita una logica  potenzialmente antindustrialista. Se infatti l'essenza del localismo è «il rifiuto del mondo indifferenziato per avere dei punti di riferimento comprensibili in uno spazio limitato», esso può esistere solo rifiutando la standardizzazione portata dal mercato mondiale e quindi ritornando a forme di autarchia, di protezionismo, di autoconsumo che sono incompatibili col globalismo economico industriale. E il paradosso sta nel fatto che l'emancipazione dei paesi ex comunisti va verso l'omologazione industriale proprio mentre all'Ovest si comincia a cercare di sfuggirvi. Una fotografia pubblicata circa un anno fa dal Corriere può essere emblematica. Si vedeva la piazza principale di Tirana con una sola automobile. E si voleva denunciare con ciò l'estrema povertà del paese. Ma piazze senza auto non sono forse oggi il sogno, proibito, di tutte le metropoli occidentali? Insomma gli albanesi, come tutti i popoli dell'Est europeo, corrono verso di noi proprio nel momento in cui noi desidereremmo, in un certo senso, essere un po' più come loro. Il Pc albanese potrebbe rappresentare un buon punto di mediazione fra queste due esigenze contrapposte. E poiché un partito comunista, inserito in un sistema democratico, dove esiste un'opposizione e si fanno libere elezioni, non è più un vero partilo comunista, si può sperare che questo cammino venga percorso al riparo delle efferatezze del passato.