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In Gran Bretagna è stato collaudato un aereo passeggeri, il «Bac 1-11», che può volare completamente in automatico, senza piloti. L'esperimento,perfettamente riuscito, è stato condotto dal Quinetiq, la società di ricerca del Ministero della Difesa inglese, e aveva due scopi, uno militare, l'altro civile. Il primo è quello di eliminare il più possibile i conduttori in carne ed ossa dai mezzi militari (carri armati, aerei) per ridurre al minimo i «costi umani» nelle operazioni belliche, pratica già abbondantemente utilizzata, con i Predator, dagli americani in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq (che è davvero un bel modo, leale, di combattere: non ci si può poi meravigliare se gli altri, nell'impossibilità assoluta di colpire il nemico umano, ricorrono al terrorismo kamikaze che fa strage soprattutto fra i civili). L'altro è quello di arrivare entro il 2030 ad un'aviazione civile gestita completamente dai navigatori satellitari, senza che ci sia più bisogno della presenza e nemmeno del controllo dei piloti.Le ragioni addotte per questa «rivoluzione copernicana» sono essenzialmente due. Una riguarda la sicurezza: si afferma che oggi la maggiornaza degli incidenti aerei sono riconducibili a «errori umani». L'altra deriva dalla constatazione che già adesso il ruolo del pilota è ridotto a un mero controllo dei computer di bordo che sono i veri guidatori dell'aereo, quelli che fanno tutto, decollo e atterraggio compresi. A parte il fatto che le due motivazioni mi sembrano in contraddizione (se sono i computer i veri «cervelli» dell'aereo non si capisce perchè gli incidenti siano attribuibili ai piloti e non invece ai computer stessi), io non mi fiderei così ciecamente della tecnologia in generale e di questa in particolare. Col navigatore satellitare mi è capitato di girare in tondo delle mezze ore perchè il "Tom Tom" aveva perso la bussola o aveva interpretato a modo suo un ordine. Recentemente doveva portarmi in via Martiri della Libertà a Parma, ma poiché, per guadagnar tempo, gli piacciono le abbreviazioni, mi condusse in via Martiri della Liber che purtroppo stava per Liberazione e non per Libertà e quindi mi trascinò per lande desolate all'estrema periferia della città. In questi casi ho perso solo un pò di tempo, invece di guadagnarlo, e poco male, ma se equivoci del genere si creano su un aereo si va tutti diritto e di filato al creatore. Le macchine saranno anche perfettissime e precisissime ma non sono duttili, l'uomo lo è (per questo, a differenza di altre specie animali, ha resistito sulla terra) e questa fiducia cieca che sta manifestando nei confronti della tecnologia, cui fa da contraltare una sempre maggiore sfiducia in se stesso, non promette nulla di buono.Ma c'è anche un'altra considerazione da fare. Noi abbiamo creato e continuiamo a creare tutta una serie di macchine che sostituiscono l'uomo, negli uffici, nelle fabbriche, nelle banche ('banking without bank') e persino ai distributori di benzina e ai caselli autostradali (adesso se speri di chiedere un'indicazione al casellante te lo meni, fottiti col navigatore satellitare). Ciò avrebbe un senso se le macchine, lavorando per noi, ci permettessero di starcene in panciolle a casa a occuparci dei fattacci nostri. E invece no, le macchine espellono semplicemente i lavoratori dai luoghi di lavoro costringendoli a cercarsi un altro mestiere che è sempre più difficile trovare perchè viene svolto da altre macchine. Insomma le macchine invece di liberarci dal lavoro - che è sempre stato il sogno dell'uomo, finchè ha avuto la testa - ci scaraventano nella cajenna della disoccupazione imponendoci di trovarcene un altro, in un circolo vizioso che non ha mai fine. Ha senso tutto questo? No. Non ce l'ha. E' uno dei tanti paradossi del modello di sviluppo occidentale che con l'aria di liberarci da chissachè ci imprigiona in una condizione sempre più assurda dove non sono la tecnologia e l'economia a lavorare per noi ma noi a dover lavorare per loro. Complimenti.