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Il ministro Brunetta vuole equiparare, nel settore pubblico, l’età pensionabile di uomini e donne: tutti a casa a 65 anni (e non a 60 com’è ora per le donne). Sono un’impiegata pubblica, abbastanza vicina ai 60 anni, e non so cosa pensare. Da una parte mi attrael’idea di andare fra poco in pensione, dall’altra mi terrorizza l’inevitabile vuoto che si verrebbe a creare nella mia vita. Inoltre non capisco bene le ragioni di questa proposta dato che, come ho letto, il risparmio per la società sarebbe esiguo.Elsa Poggi, FirenzeNON si tratta di ragioni economiche, ma di equità. Le donne vivono in media, sei anni più dell’uomo e non c’è quindi nessuna ragione perché vadano in pensione cinque anni prima. L’età pensionabile dovrebbe quindi essere equiparata non solo nel settore pubblico, ma anche in quello privato.Detto questo, solo le astrazioni della Modernità potevano inventare un istituto così crudele come la pensione. In era preindustriale l’uomo (contadino o artigiano, e questi erano i mestieri di allora) diminuiva gradualmente il suo impegno man mano che, invecchiando, venivano meno le energie. Senza rotture traumatiche e senza che perdesse il suo ruolo di capo della famiglia allargata. E lo stesso era per la donna, il cui mestiere era la cura della famiglia. Oggi, con la pensione obbligatoria, si passa da un giorno all’altro dall’avere una parte, per quanto modesta, nella comunità al magazzino dei ferrivecchi... Individui di cui si aspetta solo che crepino perché la smettano di gravare sulla società. Via, rauss, foera de ball, adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile stronzo.Io penso che la pensione non dovrebbe essere un obbligo, ma una scelta, da farsi magariquando si hanno ancora energie e voglie e non, come ora, in età in cui non resta cheaspettare la morte fissando gli occhi nel vuoto.Massimo Fini