Giovedì mi ero alzato presto perché dovevo andare in banca, una filiale della Banca Intesa che, come tutte le banche, specula con i nostri soldi, ma lo sportello era chiuso perché, a causa del digitale, molto ormai viene fatto online. La filiale più vicina era a distanza di un chilometro, così ho rinunciato. Venerdì mi sono trovato quindi senza un soldo, nemmeno per mangiare. Bene, mi sono detto: me li farò prestare dalla domestica, ma venerdì c’era sciopero, non uno sciopero “pro-pal”, ma per problemi dei tranvieri che il comune di Milano, cioè il mitico Sala, non riesce a risolvere, causando parecchi intralci nella viabilità e di conseguenza, problemi di sicurezza per chi deve andare al lavoro a piedi. A causa dello sciopero non è potuta venire la mia domestica, beh, mi sono detto, c’è sempre la mia segretaria, la deliziosa Elisabetta, ma anche lei è stata stoppata dallo sciopero. Aggiungiamo che trovare un taxi a Milano è diventato proibitivo e la cosa ha meno scusanti rispetto a Roma, dove il traffico bestiale è dovuto anche alla presenza del Presidente della Repubblica, del Presidente del consiglio, dei ministri e di importanti Capi di Stato stranieri e conseguenti eventi. A Milano c’è solo la settimana della moda, molto in decadenza --Parigi si è ripresa lo scettro della moda – e quella molto più importante del Salone del mobile, retaggio di quell’artigianato semi industriale che fu creato dal Fascismo, con buona pace dei lettori del Fatto. I cinesi ci possono copiare in tutto ma non nell’artigianato industriale.
Nel frattempo devo rifare la carta d’identità, che dura solo dieci anni (“era meglio morì prima”). Non è una cosa semplice. Bisogna andare in via Larga, che non è esattamente dietro casa mia, o in altri uffici comunali che bisogna cercare sulla mappa, ci sono poi da fare le fotografie, se uno volesse evitare di andare in via Larga, chiamando l’ufficio, ti dicono di prenotare l’appuntamento online sul sito del Comune di Milano, peccato non ci sia nessuna disponibilità. E io ho assolutamente bisogno di questa carta, perché mi è venuta la bizzarra idea di fare qualche giorno di vacanza. Prenditi due giorni di permesso, dirà qualcuno, purtroppo io non posso chiedere permessi al mio imprenditore perché il mio imprenditore sono io. Capisco che questi sono problemi di tutti, ma per i vecchi (“vecchi, vecchi, vecchi” non anziani o “quarta età”, come vuole l’ipocrisia contemporanea) sono problemi più gravosi che per gli altri. Con questa smania del digitale non si è tenuto conto che la popolazione sta invecchiando paurosamente non solo a Milano, non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente. L’Istat, nel suo ultimo report sulla natalità, ci dice che la fecondità media in Italia per donna, nel 2024, è di 1.18 figli per donna, minimo storico assoluto, nei Paesi mediorientali è del 2.5, in Africa Nera, la disastrata Africa Nera, è del 5.0. Noi dobbiamo la nostra sopravvivenza, come specie italica, all’arrivo degli stranieri, con buona pace di Salvini, di Feltri e di tutti gli altri razzisti antropologici italiani.
Ma torniamo a noi. La vita è un’ansia.
Il Fatto Quotidiano, 12.11.2025