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Il Presidente dell’Egitto, il tagliagole Abdel Fattah al-Sisi, un vero modello di democrazia, ha accentuato la repressione nel Paese che dirige, facendo arrestare sei reporter della piattaforma indipendente egiziana, Matsadaash, specializzata in fact-checking e giornalismo investigativo. I Paesi occidentali, in genere così solerti nel denunciare le varie violazioni dei diritti umani, non hanno sollevato orecchia, tantomeno lo ha fatto l’Italia, nonostante lo scandaloso caso Regeni, lo studente universitario ucciso e torturato in Egitto. Con l’Egitto noi abbiamo rapporti economici importanti, business is business, as usual. C’è da dire che Regeni fu molto ingenuo e più ingenua, anzi criminale, fu l’Università di Cambridge che lo mandò sul posto per uno studio sui sindacati ‘liberi’ egiziani. Naturalmente nulla si poteva scoprire su questi sindacati che erano agli ordini di al-Sisi. Ma, avendo avuto contatti con questi pseudo sindacati, Regeni si mise in trappola perché venne subito denunciato alla Polizia segreta di al-Sisi. In Italia è stata aperta un’inchiesta giudiziaria sullo stesso al-Sisi e gli esecutori materiali del delitto che pare fossero sei. Ma dubito molto che al-Sisi e i suoi collaboratori tagliagole si presentino mai alla Procura di Roma. L’omicidio e le torture subite da Regeni rimarranno quindi impunite e, sebbene non si possano mai giudicare i sentimenti altrui, sarebbe forse meglio che i genitori di Regeni si mettessero l’anima in pace.

L’avvocato Mohammed Morsi fu eletto Presidente dell’Egitto nelle prime elezioni libere di quel Paese, il 24 giugno 2012. L’Egitto, in passato, era un protettorato britannico a cui capo avevano messo Re Faruq, che non era un dittatore sanguinario come lo sarebbero stati in seguito Mubarak e al-Sisi, col suo potere più che altro si divertiva. Un giorno, giocando a poker, dichiarò d’avere un poker d’assi, il suo avversario al tavolo del gioco gli chiese di far vedere le carte e Faruq rispose: “Parola di Re”, senza far vedere il suo punto.

Le prime elezioni libere in Egitto sono state vinte da Morsi che non aveva imposto nessuna legge tipo sharia, ma fu rovesciato da un colpo di stato contro i Fratelli Musulmani che erano stati gli unici ad opporsi alle varie dittature egiziane. Di che cosa furono accusati i Fratelli? Di essere stati inefficienti. E’ ovvio che, essendo stati all’opposizione per decenni, i Fratelli non conoscessero bene i meccanismi istituzionali. Se l’inefficienza fosse una causa legittima per rovesciare un sistema credo che tutti i governi europei dovrebbero andarsene a casa. Al processo Morsi, che era avvocato, si difese dicendo: “Smettiamola con questa farsa, io sono l’avvocato Morsi, il legittimo Presidente dell’Egitto”.

La beffa ulteriore (anzi, le beffe sono due) è che il potere andò a Mubarak che era stato l’uomo forte di al-Sisi, cioè quello che si dedicava alle operazioni più violente. La seconda beffa, che ci siamo procurati però noi italiani con le nostre stesse mani, fu che l’intero Parlamento, coprendosi di ridicolo, votò, sotto pressione di Berlusconi, che Ruby Rubacuori, Karima El Mahroug non era egiziana ma marocchina. Questo per evitare frizioni con Mubarak che era all’epoca nostro alleato. Ruby Rubacuori era stata arrestata a Milano per un piccolo furto, ma Berlusconi, temendo che Ruby Rubacuori, minorenne, potesse spifferare tutto sulle famose “cene eleganti”, a cui non si sa se abbia davvero partecipato, telefonò cinque volte da Parigi perché Ruby invece di restare nell’ ‘area protetta’, chiamiamola così, dove era stata ospitata, impose che fosse affidata a Nicole Minetti che a sua volta la affidò a una puttana ufficiale che non era esattamente la persona nelle mani in cui doveva finire la ragazza. Il dirigente della Questura di Milano fu talmente intimidito che obbedì all’ordine. Tra l’altro la questione, essendo Ruby minorenne, doveva essere esaminata dal Tribunale dei Minori che aveva disposto che la ragazza fosse affidata a una comunità protetta. Ma anche la Presidente del Tribunale dei Minori fu estromessa dalla causa. Insomma la soperchieria del Potere l’aveva vinta per l’ennesima volta.

Ma la storia dei Fratelli Musulmani ne richiama un’altra precedente di molti anni. Nel 1991 in Algeria, dopo decenni di una sanguinaria dittatura militare, le prime elezioni libere furono vinte con larga maggioranza dal Fis (Fronte islamico di salvezza). I generali algerini, con l'appoggio dell'intero Occidente, le annullarono con la motivazione che il Fis avrebbe instaurato una dittatura. In nome di una dittatura del tutto presunta si ribadiva quella precedente. Per dettare odiosità sul Fis i generali algerini incendiavano le case e le fattorie. Si scoprirà in seguito che autori di questi incendi non erano affatto appartenenti al Fis. Gli autori erano gli sgherri dei generali. A smascherare questa farsa fu un colonnello francese che pagò duramente questo atto di sincerità. Naturalmente la fazione più integralista del Fis passò alla macchia, innescando una guerra civile che si concluse molti anni dopo e forse è ancora aperta.

La conclusione è questa: la democrazia va bene quando vinciamo noi o i nostri alleati, se vincono gli altri non va più bene. Due pesi, due misure, comme d’habitude. Non è quindi strano che i Paesi ‘altri’, fuori dal controllo occidentale, non credano alla Democrazia, tanto più se siamo noi a imporgliela.

 

Il Fatto Quotidiano, 17.10.2026