Scrivevamo sul Fatto del 25.02.26 che i veri terroristi non sono quelli che vengono ufficialmente definiti tali, ma gli americani, che danno la patente di terrorismo a tutti coloro che considerano nemici, insieme agli israeliani che gli Usa proteggono, anche se non si capisce bene se non sia piuttosto vero il contrario e a Washington non comandi lo psicolabile pedofilo Donald Trump ma piuttosto Netanyahu attraverso la potenza finanziaria della comunità ebraica internazionale che è più forte di Stati Uniti, Russia e Cina messi insieme, che detta di fatto le regole e che strangola tutti noi comuni mortali.
Avevamo avvertito da tempo che il pericolo veniva dai venti di guerra che soffiavano intorno all’Iran, ma come al solito non siamo stati ascoltati.
La nostra previsione è stata, per così dire, certificata dall’attacco giudeo-americano all’Iran.
I governi occidentali, con la loro stampa a seguito, hanno approvato senza se e senza ma l’aggressione. Solo Putin ha condannato la violenza affermando che l’assassinio della Guida Suprema dell’Iran e della sua famiglia è stato commesso “in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”. Sono le sole parole ragionevoli ed umane che ho ascoltato in questi giorni. Alla condanna di Putin si è associata quella, sia pur espressa in maniera diversa, del premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, unico membro della Ue a farlo.
Ma Putin, a parte le disapprovazioni, può far ben poco per l’Iran. Ha già i cazzi suoi cui pensare con la guerra all’Ucraina che lo sta dissanguando, non tanto economicamente ma umanamente, se è vero che dopo aver ingaggiato soldati, per altro impreparatissimi, della Corea del Nord, ora ricorre al reclutamento da Cuba, India, Nepal, Kenya, Uganda, Ghana. Cioè anche i russi, che pur si batterono fino all’ultimo uomo e donna contro i nazisti, si sono evidentemente stufati di dare la vita per strategie che non comprendono e li sorpassano.
Tutti i governi europei, con l’eccezione, come avevo detto, di Pedro Sanchez, hanno commentato in modo favorevole l’eliminazione fisica di Khamenei. A parte il fatto che l’assassinio del Capo di uno Stato aderente all’Onu, come l’Iran o la cattura e la prigione per un altro Capo di Stato, intendo Maduro, non fa propriamente parte del galateo diplomatico internazionale, io se fossi direttore di un giornale mi sarei piuttosto concentrato sull’assassinio di 148 studentesse iraniane e le 95 ferite. Un assassinio premeditato e voluto perché come afferma un attivista italo-palestinese, Karem, “Israele quando uccide non lo fa mai a caso, ogni singolo bambino, civile o edificio colpito è bersagliato attraverso la tecnologia più precisa e letale al mondo”.
Non paghi i giudeo americani hanno bombardato una manifestazione di cordoglio degli iraniani a favore di Khamenei. Il che significa che non tutti gli iraniani erano anti regime. Inoltre non si può sapere dove andrà a finire un Paese che ha perso tutti i suoi leader ed è sotto aggressione straniera. Dice sostanzialmente Fatemeh, un’iraniana che vive a Parma: sono felice per la caduta di Khamenei e del regime della Repubblica islamica, ma avrei preferito che gli iraniani si liberassero da soli, passare da un regime a un altro non mi fa felice perché i vincitori chiederanno sicuramente un prezzo. Quel prezzo lo pagheremo noi iraniani. Non mi fa felice passare da un’oppressione all’altra e per soprammercato straniera.
L’aggressione all’Iran, definita un attacco “preventivo” da Trump, è stata motivata col fatto che era diventato pericoloso perché voleva farsi la Bomba. Un processo alle intenzioni basato su una falsità. L’Aia ha sempre accertato che in Iran l’arricchimento dell’uranio non è mai andato oltre il 6% ed era quindi per usi civili e medici, per fare la Bomba l’arricchimento deve arrivare al 96%.
Le reazioni dell’Iran, che non ha la Bomba e non possiede missili all’altezza, possono essere solo commerciali, chiudendo, come è stato fatto, lo Stretto di Hormuz attraverso il quale transita oltre un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare e più del 30% del gas naturale liquefatto.
Ma le conseguenze dell’attacco immotivato all’Iran sono più profonde. In Pakistan, che ha la Bomba anche se nessuno gliela ha mai contestata, alleato storico degli Usa (fornì le proprie basi ai B52 americani per bombardare il vicino Afghanistan talebano) una folla inferocita ha attaccato e distrutto l’ambasciata americana. E di questi attacchi, nel prossimo futuro, dobbiamo aspettarcene parecchi.
“Pagherete caro, pagherete tutto” era una slogan del Sessantotto. Anche per i giudeo americani verrà il giorno del Giudizio, non di Dio, che non esiste, ma della Storia.
Il Fatto Quotidiano, 03.03.2026
I veri terroristi non sono gli Isis, i guerriglieri di Hamas, i pasdaran, e tantomeno i proPal, come qualcuno si è permesso di chiamarli, almeno in Italia che, col governo Meloni, sta diventando il Paese europeo più succube agli yankee, giovani che protestano contro il genocidio che si sta perpetrando a Gaza da parte degli israeliani, col supporto dei loro protettori americani. I veri terroristi sono proprio questi ultimi, gli americani intendo. Non passa quasi giorno che costoro non aggrediscano questo o quel paese, Venezuela for example, in attesa di farla finita una volta per tutte con Cuba e il ‘socialismo bolivariano’. Non è una questione che riguarda solo lo psicolabile Trump, ma che attraversa tutta la politica americana dell’ultimo quarto di secolo: aggressione alla Serbia del 1999, quando l’11 settembre, come pretesto era di là da venire; aggressione all’Afghanistan del 2001, con l’impiego di tutti gli alleati, Italia compresa e anche non alleati, tipo Albania; aggressione all’Iraq del 2003 con l’accusa, rivelatasi poi del tutto infondata, anzi un vero e proprio falso, a Saddam Hussein di possedere armi chimiche; aggressione nel 2007 alla Somalia, via Etiopia (per Trump i somali, almeno quelli che vivono in America, sono solo “spazzatura”); aggressione del 2011 alla Libia del colonnello Mohammad Gheddafi i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Tutte violenze avvenute contro la volontà dell’Onu che non per nulla adesso gli americani vorrebbero sostituire col Board of Peace, apparentemente riservato alla ricostruzione di Gaza, ma che in realtà è una sorta di ‘circolo privato’ di Nazioni sotto la guida americana. Del resto Washington ha già provveduto a svuotare l’Onu dei pochi poteri che le erano rimasti, impedendo alle varie agenzie di quella che un tempo era chiamata la ‘Società delle Nazioni’ di operare. Vedi, fra le altre, la situazione di Gaza dove alle Ong, fra cui Medici senza frontiere, che certo non può essere accusata di terrorismo, viene impedito l’accesso e quindi di portare aiuti umanitari, fra cui i primari, che sono quelli sanitari, da parte degli israeliani, ma sempre con la copertura degli americani e, in generale, della comunità ebraica internazionale per cui non si capisce nemmeno più se è Trump che governa negli Stati Uniti o non piuttosto Benjamin Netanyahu (apro una parentesi: evviva, evviva, evviva a Carola Rackete).
Adesso, sotto gli occhi minacciosi di Donald Trump (o di Netanyahu?) è tornato l’Iran. Massicce forze militari americane, di cielo, di terra, di mare, fra cui la USS Gerald R. Ford, considerata dagli analisti “la nave militare più avanzata del mondo”, già utilizzata in Venezuela, si stanno spostando verso le acque iraniane, fra cui la USS Abraham Lincoln, dislocata in Asia.
Trump non ha affermato, per ora, che intende aggredire direttamente l’Iran sul suo territorio, ma più ambiguamente, che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Vuole invece un regime change a Teheran, con l’accusa o il pretesto della deplorevole situazione delle donne iraniane, senza rendersi conto, o comprendendo benissimo, che con questo non aiuta le donne di Teheran (che se vorranno liberarsi lo faranno da sole) perché sposta il focus della questione da quella principale che è il nucleare iraniano. Una questione incomprensibile. L’Iran ha sottoscritto il trattato di “non proliferazione nucleare” rafforzato nel 2015 con un accordo con Obama, allora presidente Usa: ha sempre accettato le ispezioni dell’Aia che hanno accertato che l’arricchimento dell’uranio in Iran non è mai andato oltre il 6 percento, che serve per usi civili e medici (per fare la Bomba l’arricchimento deve arrivare al 96 percento). Quasi inutile dire che Israele non ha mai firmato simili accordi, ufficialmente non ha la Bomba, ma tutti sanno che ce l’ha, basta fare un giretto nel deserto del Negev per vedere gli impianti nucleari israeliani.
Recentemente la questione si è concentrata sui missili iraniani che potrebbero essere rivolti contro Israele. Altro pretesto perché i missili iraniani non sono assolutamente in grado di sfondare L’Iron Dome. Quando ci hanno provato sono riusciti solo a sgretolare un muro.
Se gli americani dovessero effettivamente attaccare l’Iran, e non solo minacciarlo, saremmo alle soglie della terza guerra mondiale. A parte che l’Iran ha una popolazione di cento milioni di persone, non 32 come il Venezuela, può contare su amici potenti. La Cina innanzitutto, cui fornisce 1,7 barili di petrolio al giorno e la Russia che lo tutela in funzione anti americana.
Durante i processi di Norimberga e Tokyo il quotidiano inglese The Guardian scriveva che quei processi si sarebbero giustificati a seconda del comportamento che avrebbero avuto i vincitori in futuro. “Bene. Non si era ancora spenta l’eco di quei processi, che secondo le intenzioni avrebbero dovuto ‘escludere la guerra dalla vita della società’ internazionale, che già le truppe francesi soffocavano con l’atroce brutalità di sempre un disperato tentativo del Madagascar di liberarsi dalle manette coloniali. Ciò, naturalmente, è nulla rispetto a quello che hanno fatto poi Usa e Urss, le due vere e sole potenze uscite vincitrici dalla Seconda guerra mondiale. In più di mezzo secolo Usa e Urss hanno messo a ferro e fuoco Il Sud-Est asiatico, usato il napalm e armi chimiche in Vietnam, combattuto guerre in Medio Oriente per interposta persona e sulla pelle altrui, ‘suicidato’ Masaryk e Allende, schiacciato nel sangue la rivolta ungherese, invaso la Cecoslovacchia e l’Afghanistan, umiliato la libertà della Polonia, insidiato con le armi e i servizi segreti la sovranità del Nicaragua e del Salvador, difeso e sostenuto i più feroci, sanguinari e criminali dittatori, per esempio Saddam Hussein, salvo poi dismetterli quando non più presentabili, a suon di golpe, organizzato decine di colpi di Stato, fomentato e guidato, attraverso il Kgb e la Cia, una buona fetta di terrorismo internazionale e, infine, messo il loro tallone e accampato le loro pretese egemoniche su ogni angolo, anche il più recondito del mondo”. Così scrivevo sull’Europeo il 6 settembre 1986. Oggi potremmo aggiungere le pretese americane sulla Groenlandia.
Alle volte mi chiedo se sia stato davvero un bene che gli Alleati abbiano vinto la Seconda guerra mondiale.
"Caro Max, tutto ok, ma ora non esageriamo!" M. Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 25.02.2026
Il governo di Londra ha deciso di utilizzare l’Intelligenza Artificiale per individuare, fin dai primi giorni di vita, i soggetti che potrebbero avere tendenze criminali. Lombroso, a questo punto, diventa un dilettante perché individua le tendenze criminali su individui già adulti. E’ chiaro che un progetto del genere si presta a ogni sorta di discriminazione: sociale, raziale, ambientale, familiare. Ed è particolarmente inquietante che questo progetto venga proprio da Londra che è la città più multietnica del mondo perché, a ragione del secolare dominio coloniale dei britannici, vi si mescolano tutte le possibili etnie, indiane, africane, sudafricane.
Il re d’Inghilterra, al momento lo sfortunato Carlo III, che ha dovuto aspettare decenni prima di salire al trono a causa della longevità della regina Elisabetta, per beccarsi subito un tumore, è il capo del Commonwealth delle nazioni, 56, che sono tuttora soggette, almeno formalmente, all’Impero britannico. E’ per questo motivo che, durante la Seconda guerra mondiale, i ragazzi sudafricani vennero a combattere per la libertà di un’Europa di cui non gli poteva importar di meno. Perché noi siamo stati ‘liberati’ anche dai razzisti sudafricani, è bene ricordarlo. Si vada a vedere il commovente cimitero del Commonwealth vicino a San Siro. Fra le tante tombe bianche, tutte uguali, ne troverete moltissime di ragazzi sudafricani, tutti poco più che ventenni, venuti a combattere inutilmente per la libertà d’Europa. Al Cemetery war io vado, a volte, a raccogliermi.
Londra, come dicevo, è una città multietnica dove le etnie si mischiano e non va confusa, poniamo, con New York che è una città di ghetti dove gli yankee stanno nel centro, i chicanos nel Bronx, i neri ad Harlem, gli italiani a ‘Little Italy’.
Gli inglesi hanno preso una “cattiva strada”, De André, perché da paese in cui le libertà democratiche sono state sempre rispettate si stanno trasformando in un paese liberticida. E’ recente il provvedimento del governo inglese di vietare il fumo ai nati dopo il 2009. Un provvedimento del genere è stato preso anche da noi, dal sindaco Sala, ma per fortuna noi siamo italiani e di questi divieti, di fatto, ce ne fottiamo.
Insomma è il mondo “orwelliano” che si invera, come ha notato sul Corriere della Sera il corrispondente da Londra Luigi Ippolito. Perché il problema autentico è che si affida all’Ai la selezione delle classi dirigenti, la discriminazione sociale e in sostanza la scomparsa del ceto medio che, in qualsiasi società, ha la funzione fondamentale di tenere in qualche modo legate le classi abbienti con quelle meno abbienti o per nulla abbienti. Questo sistema di indagine preventiva abbatte la presunzione di innocenza che è uno dei cardini di ogni sistema democratico (che poi in Italia la presunzione di innocenza, cioè il ‘garantismo’, sia usata per mettere al sicuro ‘lossignori’, a causa della lunghezza del nostro processo, da ogni conseguenza dei loro reati, Berlusconi docet, è un altro discorso). Ed il vero problema della Giustizia italiana non è la separazione delle carriere, su cui si stanno accapigliando i fautori del Sì e del No, ma proprio la lunghezza dei nostri processi.
Il diritto anglosassone ha preso dal diritto romano, che è un diritto contadino, pragmatico che privilegia la celerità dei processi a scapito della matematica certezza delle decisioni. Noi invece abbiamo introiettato il diritto bizantino, di Gaio e Giustiniano, che attraverso una serie infinita di controlli, sub controlli, ricorsi, controricorsi pretende di arrivare a una certezza assoluta. Il che poi, di fatto, non avviene, perché dopo vent’anni alcuni testimoni sono morti, le carte sono ingiallite e illeggibili e così via. Questa pesantezza è stata poi aggravata dal “diritto berlusconiano” che ha infilato nel nostro Codice tutta una serie di leggi, finto garantiste, che hanno la sola funzione di salvare ‘lor signori’, politici ed imprenditori, dalla galera. Fu questo l’inestimabile apporto di Mani Pulite che riportò la classe politica e imprenditoriale al rispetto di quella legge che noi tutti, cittadini comuni, siamo chiamati a osservare. E’ da allora che è cominciata una guerra senza quartiere, da parte della classe dirigente di destra ma anche di sinistra, contro la Magistratura. Non a caso oggi il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che non è responsabile di bere oltre misura (“Nordio mezzolitro” lo chiama il bacchettone Travaglio, che è astemio) ma del fatto che quando era Pm a Venezia e i magistrati di Mani Pulite mandavo in galera corrotti, corruttori, concussori, non fu capace o non volle intercettare altrettali trasgressioni di “lor signori” a Venezia, dove pur, come ovvio, esistevano corruttori, concussori. A mio avviso è una specie di inferiority complex che lo muove mentre cerca di intimidire i giudici con esami psicoattitudinali ai magistrati, non solo all’inizio della loro carriera, ma anche alla fine (in verità, a questi esami, se non avessero un senso solo intimidatorio, dovrebbe essere sottoposto lo stesso Nordio).
Ed è particolarmente inquietante che la Giustizia britannica, in genere, per la sua storia, pragmatica, abbia dimenticato la presunzione di innocenza per condannare a priori i bambini appena nati. Ancora un passo e arriveremo al feto.
Il Fatto Quotidiano, 20.02.2026