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La vicenda della “famiglia del bosco” ha suscitato reazioni emotive diametralmente opposte: c’è chi pensa che sia disumano separare i figli dai genitori, altri che ritengono che sia corretto che i figli, ma in definitiva non solo loro, seguano un percorso conforme alle regole e ai costumi della società.

In realtà la questione è ben più profonda e va al di là di queste risposte emotive. Non ci si è resi conto che la decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila ci porta diritto e di filato allo Stato etico di hegeliana memoria che è alla base di ogni totalitarismo. Hegel, mal interpretando, col suo ottimismo ottocentesco, la dialettica di Eraclito, afferma ci sia una “sintesi di tutte le sintesi” che è appunto lo Stato o la Società che nel pensiero di Hegel sono la stessa cosa. Lo Stato, ovvero la Società sono i veri padroni della vita dei singoli anche nelle loro attività più intime. Detta in altri termini: la Dea Ragione, idola del tutto moderna, è il nuovo Dio. In realtà, cercando di approfondire ancor più questa complessa questione, alle origini di tutto c’è la Razionalità illuminista che si sovrappone a ogni cosa, sentimenti, amori, piccoli atti della vita quotidiana.

In un formidabile passaggio de I Fratelli Karamazov Dostoevskij pone il problema centrale dell’Autorità e della Libertà, cioè su quale delle due sia preferibile puntare, se si sceglie l’Autorità, cioè Dio, secondo il discorso dello scrittore russo, tutto diventa più facile, tutto corre secondo le regole predisposte. Se si sceglie la Libertà, cioè se si accetta che non esista né Autorità né Dio, allora si genera lo straziante grido di Ivan Karamazov: “Se tutto è assurdo allora tutto è permesso”. E’ qui che l’uomo viene posto davanti a un paradosso e ad uno sforzo estremo: tutto è assurdo, ma bisogna comportarsi come se non tutto fosse permesso, altrimenti si dà via libera ad ogni sorta di violenza, anche la più atroce.

Comunque è da quel dì che lo Stato, o la Società, il che come dicevo, fa lo stesso, continuano a porre limiti alla libertà individuale: divieto di fumare, divieto di bere, alcol si intende, divieto di farsi del male da soli secondo le proprie inclinazioni. E’ il tema di ciò che ho chiamato il “terrorismo diagnostico” secondo il quale ciascuno di noi dovrebbe fare almeno sei controlli clinici l’anno, dovremmo vivere da malati anche se siamo sani, dovremmo vivere da vecchi anche se ancora giovani. Ma lo si vuol capire una volta per tutte che è vivere che ci fa morire. Ciò si lega a un altro tema fondamentale della società moderna: il rifiuto della morte.

La vera e forse unica libertà è quella di essere se stessi. E’ quella impersonata da Lucio Sergio Catilina che va fino in fondo alla sua storia anche se sa, lucidamente, che in fondo a questa storia c’è solo la sua morte.

Affermare questo in una società di pavidi, di mollaccioni, di azzeccagarbugli, di truffatori di se stessi, e non parlo solo degli uomini politici, priva di ogni generosità, sembra una bestemmia. Ma è la verità. Una verità che contempla il sacrificio di sé, fino alle estreme conseguenze, come fu per Catilina o, più modernamente, per Ernesto Che Guevara. In fondo anche l’individualismo più estremo, come quello di Catilina o del Che, non esclude, ma anzi rafforza, la generosità verso gli altri. “Ho assunto, come mio costume, la causa generale dei disgraziati” (Catilina in un famoso discorso fatto ai congiurati). Purtroppo la società di oggi è fatta di individui alla Cicerone, vile e imbelle, ma che finirà per vincere la partita. E’ la società di Donald Trump.  

 

Il Fatto Quotidiano, 14.03.2026

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Il solo Paese dell’Unione europea che ha tenuto la schiena dritta, e continua a farlo, in questa “guerra preventiva” scatenata dai giudeo americani è la Spagna del socialista Pedro Sanchez che ha innanzitutto negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi yankee di Moron e Rota. Ma è interessante riportare anche una parte del discorso che il leader socialista ha tenuto a Palazzo Moncloa il 4/3/2026. Eccolo: “… La posizione del Governo di Spagna è chiara e coerente: No alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto le popolazioni civili. No all’idea che i problemi del mondo si risolvano con conflitti e bombe. No alla ripetizione degli errori del passato. In definitiva, la posizione del Governo di Spagna si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente che ha prodotto l’effetto contrario di quanto promesso: maggiore insicurezza, terrorismo, crisi migratoria e aumento dei prezzi dell’energia. È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà effetti simili a quelli in Iraq o porterà alla caduta del regime degli ayatollah, ma da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto né benefici per le persone comuni. Per questo la Spagna si oppone a questo disastro, perché i governi devono migliorare la vita delle persone, non peggiorarla. Ed è inaccettabile che leader incapaci utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e arricchire pochi. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili…”.

A proposito della guerra all’Iraq del 2003 è bene ricordare che fu il leader socialista Zapatero a ritirare i soldati spagnoli che il suo predecessore, il cattolicissimo Aznar, aveva inviato sul terreno, nonostante Papa Woytila avesse tuonato contro quella guerra.

Trump sta facendo pressioni sui curdi iracheni perché attacchino il contiguo Iran. Insomma siccome gli americani non hanno il coraggio di scendere direttamente sul terreno vorrebbero utilizzare i curdi, che questo coraggio ce l’hanno, come fecero già quando si trattò di smantellare lo stato islamico di al-Baghdadi. Come premio furono dati in pasto a Saddam Hussein che concluse un patto leonino con la Turchia per cui l’esercito iracheno e quello turco, violando ogni limite di confine, potevano inseguire e massacrare i curdi per ogni dove. Famoso è rimasto il Massacro di Halabja, del 16 marzo 1988, dove circa 5000 curdi furono ‘gasati’ in un sol giorno, ma Saddam, che era allora un nostro cripto alleato, non fu mai perseguito per questo genocidio, ma per reati di gran lunga minori che aveva compiuto nel suo Paese. Perché denunciare Saddam per Halabja significava smascherare le responsabilità occidentali, dato che la Turchia è membro della Nato. All’epoca avevo dei contatti coi curdi della zona che mi informarono nei dettagli su quella criminale operazione. Ne scrissi sull’Europeo (“Chi si ricorda dei poveri curdi?”) ma nessun giornale europeo e in genere occidentale riprese la notizia di quell’orrore. Insomma si vuole riavverare l’affermazione che il giornalista americano del New York Times, William Safire, fece nel 1991: “Svendere i curdi è una specialità del Dipartimento di Stato americano”. Insomma i curdi prima vengono utilizzati e poi mazzolati. E’ vero che il popolo curdo, come tutti i popoli tradizionali è ingenuo, ma visti i precedenti, non credo proprio che oggi voglia farsi massacrare e stendersi ai piedi degli Usa per le brame egemoniche di Donald Trump.

Brame che non hanno mai fine, se è vero che The Donald ha rimesso nel mirino Cuba per farla finita una volta per tutte con l’unico stato comunista rimasto al mondo e di cui l’aggressione al Venezuela era un prodromo.

E l’Italia? Concederà le numerose basi yankee che si trovano nel nostro Paese agli americani per concorrere alla guerra contro l’Iran? Meloni, specialista in surfing politico, è stata come al solito ambigua rinviando tutto alle decisioni del Parlamento. Invece, come hanno giustamente obiettato le opposizioni, per una volta unite, avrebbe dovuto prendere una decisione chiara, alla Sanchez, non oggi ma ieri o l’altro ieri. Il più esplicito è stato il ministro della Difesa Crosetto che ha parlato di “una guerra di cui nessuno era a conoscenza e che ha trovato noi di fronte allo stesso scenario degli altri, non una decisione condivisa, che è al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Ora le cose sono due: o Crosetto non crede a ciò che dice oppure ci crede e allora, di fronte a una decisione del nostro Governo di permettere l’uso agli americani delle loro basi in Italia, dovrebbe dimettersi.

Questa guerra sarà lunghissima, interminabile. La mia impressione è che gli americani abbiano messo il piede su una merda planetaria dalla quale alla fine usciranno largamente imbrattati, più di quanto lo siano già ora.

 

Il Fatto Quotidiano, 10.03.2026

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Scrivevamo sul Fatto del 25.02.26 che i veri terroristi non sono quelli che vengono ufficialmente definiti tali, ma gli americani, che danno la patente di terrorismo a tutti coloro che considerano nemici, insieme agli israeliani che gli Usa proteggono, anche se non si capisce bene se non sia piuttosto vero il contrario e a Washington non comandi lo psicolabile pedofilo Donald Trump ma piuttosto Netanyahu attraverso la potenza finanziaria della comunità ebraica internazionale che è più forte di Stati Uniti, Russia e Cina messi insieme, che detta di fatto le regole e che strangola tutti noi comuni mortali.

Avevamo avvertito da tempo che il pericolo veniva dai venti di guerra che soffiavano intorno all’Iran, ma come al solito non siamo stati ascoltati.

La nostra previsione è stata, per così dire, certificata dall’attacco giudeo-americano all’Iran.

I governi occidentali, con la loro stampa a seguito, hanno approvato senza se e senza ma l’aggressione. Solo Putin ha condannato la violenza affermando che l’assassinio della Guida Suprema dell’Iran e della sua famiglia è stato commesso “in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”. Sono le sole parole ragionevoli ed umane che ho ascoltato in questi giorni. Alla condanna di Putin si è associata quella, sia pur espressa in maniera diversa, del premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, unico membro della Ue a farlo.

Ma Putin, a parte le disapprovazioni, può far ben poco per l’Iran. Ha già i cazzi suoi cui pensare con la guerra all’Ucraina che lo sta dissanguando, non tanto economicamente ma umanamente, se è vero che dopo aver ingaggiato soldati, per altro impreparatissimi, della Corea del Nord, ora ricorre al reclutamento da Cuba, India, Nepal, Kenya, Uganda, Ghana. Cioè anche i russi, che pur si batterono fino all’ultimo uomo e donna contro i nazisti, si sono evidentemente stufati di dare la vita per strategie che non comprendono e li sorpassano.

Tutti i governi europei, con l’eccezione, come avevo detto, di Pedro Sanchez, hanno commentato in modo favorevole l’eliminazione fisica di Khamenei. A parte il fatto che l’assassinio del Capo di uno Stato aderente all’Onu, come l’Iran o la cattura e la prigione per un altro Capo di Stato, intendo Maduro, non fa propriamente parte del galateo diplomatico internazionale, io se fossi direttore di un giornale mi sarei piuttosto concentrato sull’assassinio di 148 studentesse iraniane e le 95 ferite. Un assassinio premeditato e voluto perché come afferma un attivista italo-palestinese, Karem, “Israele quando uccide non lo fa mai a caso, ogni singolo bambino, civile o edificio colpito è bersagliato attraverso la tecnologia più precisa e letale al mondo”.

Non paghi i giudeo americani hanno bombardato una manifestazione di cordoglio degli iraniani a favore di Khamenei. Il che significa che non tutti gli iraniani erano anti regime. Inoltre non si può sapere dove andrà a finire un Paese che ha perso tutti i suoi leader ed è sotto aggressione straniera. Dice sostanzialmente Fatemeh, un’iraniana che vive a Parma: sono felice per la caduta di Khamenei e del regime della Repubblica islamica, ma avrei preferito che gli iraniani si liberassero da soli, passare da un regime a un altro non mi fa felice perché i vincitori chiederanno sicuramente un prezzo. Quel prezzo lo pagheremo noi iraniani. Non mi fa felice passare da un’oppressione all’altra e per soprammercato straniera.

L’aggressione all’Iran, definita un attacco “preventivo” da Trump, è stata motivata col fatto che era diventato pericoloso perché voleva farsi la Bomba. Un processo alle intenzioni basato su una falsità. L’Aia ha sempre accertato che in Iran l’arricchimento dell’uranio non è mai andato oltre il 6% ed era quindi per usi civili e medici, per fare la Bomba l’arricchimento deve arrivare al 96%.

Le reazioni dell’Iran, che non ha la Bomba e non possiede missili all’altezza, possono essere solo commerciali, chiudendo, come è stato fatto, lo Stretto di Hormuz attraverso il quale transita oltre un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare e più del 30% del gas naturale liquefatto.

Ma le conseguenze dell’attacco immotivato all’Iran sono più profonde. In Pakistan, che ha la Bomba anche se nessuno gliela ha mai contestata, alleato storico degli Usa (fornì le proprie basi ai B52 americani per bombardare il vicino Afghanistan talebano) una folla inferocita ha attaccato e distrutto l’ambasciata americana. E di questi attacchi, nel prossimo futuro, dobbiamo aspettarcene parecchi.

“Pagherete caro, pagherete tutto” era una slogan del Sessantotto. Anche per i giudeo americani verrà il giorno del Giudizio, non di Dio, che non esiste, ma della Storia.

 

Il Fatto Quotidiano, 03.03.2026