0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ci informa su una serie di cibi e di procedure che nella loro elaborazione possono indurre il tumore e altre gravi patologie. Vediamoli: carne rossa processata o conservata, gli affettati come prosciutto, salame, capocollo, mortadella, wurstel, quindi processi come salatura, affumicatura, stagionatura, aggiunta di conservanti e cottura alla brace (addio alle grigliate con gli amici). Ci sono poi, ma questi erano già stra noti, i divieti di fumo e alcol. Aggiungiamoci i limiti di velocità imposti alle automobili per evitare incidenti spesso mortali.

Tutto questo appare ragionevole, forse troppo ragionevole. Perché non si tiene conto di altri fattori che possono indurre non solo il tumore, ma anche malattie cardiovascolari. Aldilà dei verboten segnalati dallo IARC noi mangiamo carni di animali stabulati che vivono sotto la luce dei riflettori ventiquattro ore al giorno e che sviluppano le stesse malattie degli esseri umani: ictus, diabete, nevrosi che, in un moto circolare, ritrasmettono all’uomo.

Bisognerebbe tornare ai vecchi metodi: all’alpeggio per esempio o alla filiera corta che trasmette i cibi direttamente dalla campagna alla città, scansando così tutte le aggiunte endogene e artificiali. Bisognerebbe poi che gli stessi animali venissero nutriti come si sono sempre nutriti, senza forzature per aumentarne il peso e quindi la rendita economica. Molti ricorderanno, forse, la storia della “mucca pazza”. La mucca è un animale ecologicamente meraviglioso. Bruca erba, la trasforma in latte, caga come dio comanda e poi ricomincia il ciclo. Si è voluto nutrirla con carne per aumentarne il peso e sfruttarla meglio economicamente e la mucca è giustamente impazzita. Sono carni malate quelle che mangiamo. E poi c’è l’ambiente. In città noi respiriamo un’aria mefitica, piena di miasmi e questo non fa certamente bene al nostro apparato respiratorio. Se osservate, e vi osservate, noi in città respiriamo al minimo cercando di inalare meno aria possibile. I grandi respiri li facciamo in campagna dove l’aria è più pulita e più salubre.

Insomma se non possiamo che mangiare carni selezionatissime e, nonostante questo, dubbie, se non possiamo respirare a pieni polmoni, non possiamo sfrecciare con le nostre automobili come meglio ci pare e piace, se non possiamo godere di quelli che una volta, non tanto tempo fa, erano i normali piaceri dell’esistenza, che cosa ci resta se non l’infelicità del vivere?

Inoltre è indubbio che tutte queste patologie colpiscano particolarmente i soggetti cosiddetti “fragili”, cioè gli anziani. Ed è altrettanto noto che gli anziani aumentano in modo esponenziale perché soprattutto in occidente non facciamo più figli. E’ una vita degna di essere vissuta questa, dove ci sono negati anche quei piccoli piaceri che una volta ci erano così naturali? Secondo me no. In un sistema come questo dovremmo vivere da malati quando siamo ancora sani, da vecchi quando siamo ancora giovani. Menandro afferma: “Caro agli dei è chi muore giovane”. Fino a non molto tempo fa la vita media dell’uomo era intorno ai settant’anni. Quando padre Dante scrive nella Commedia “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” ha 35 anni. Pensa cioè che una vita normale duri fino a settant’anni. E anche il biblista scrive: “Settanta sono gli anni della vita dell’uomo”. Ammettiamo pure che la medicina moderna abbia allungato quest’età a settantacinque anni. A rigore, nella vita moderna, non dovrebbero esserci più anziani. Abbiamo cercato di negare la tragedia dell’invecchiamento con le parole. Dopo la ‘terza età’ ci siamo inventati anche la ‘quarta età’. Ricordo un vecchio savonese, ottantenne, che mi diceva: “Nu capisciu, non si vedono più in giro vegi”. Evidentemente considerava ‘vegi’ solo quelli che avevano un’età superiore alla sua. Secondo me invece la vecchiaia inizia quando diventa un problema mettersi le mutande.

Per quello che riguarda la mia persona il mio problema è che non sono mai riuscito ad accettare la vecchiaia, nemmeno concettualmente e per evitarla ho fatto una vita sciagurata: notti bianche, mai vista l’alba, sex, drugs and rock’n’roll (per la verità le droghe non le ho mai toccate) ed invece eccomi ancora qua a rompere i coglioni grazie all’indulgenza di Marco Travaglio, a tutti coloro che hanno l’arroganza di voler arrivare a concludere qualcosa (non a caso a calcio giocavo “libero”). E ad ammorbare i lettori con tutte le mie tristizie.

 

Il Fatto Quotidiano, 07.11.2026

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Si stanno facendo accertamenti, tecnici e giuridici, sull’incidente aereo occorso a un velivolo italiano, precipitato a Brcko, con quattro italiani a bordo, facente parte della Eufor Althea, missione militare iniziata nel 2004 dall’Unione Europea che ha l’obiettivo di mantenere la pace nel paese dopo la guerra degli anni Novanta.

Com’è noto la Jugoslavia si frantumò come stato dopo la morte di Tito che, come prima di lui aveva fatto l’Impero austro-ungarico, era riuscito nel miracolo di tenere insieme popolazioni diversissime, croati, serbi, musulmani che su quel territorio avevano convissuto detestandosi. A quel punto la Croazia chiese di essere riconosciuta come stato indipendente dalla Comunità internazionale che, dopo un breve scontro fra quel che rimaneva dell’esercito jugoslavo e gli indipendentisti croati, glielo concesse. Fu allora la Serbia a chiedere a sua volta l’indipendenza o quantomeno la riunione alla madre patria. Ma ciò che era stato concesso alla Croazia cattolica, con la spinta decisiva del Vaticano guidato allora da Giovanni Paolo II e della Germania, fu negato alla Serbia di religione ortodossa e sostanzialmente socialista. Sul terreno lo scontro fu soprattutto fra croati e serbi, che potevano appoggiarsi alle rispettive madri patrie, mentre la componente islamica riceveva solo sporadici aiuti dall’Iran.

Sul terreno la guerra era stata vinta dai serbi che, a detta di chi se ne intende, sono i migliori combattenti del mondo. Ma gli americani decisero che i serbi avevano perso quella guerra che invece avevano vinto. Venne creato così uno stato inesistente e mai esistito: la Bosnia, fino ad allora nota solo per i suoi boschi prediletti da Tito per le sue avventure di caccia. Oggi abbiamo quindi uno stato diviso in tre parti. Uno a guida musulmana che ne ha la presidenza, ma non la forza per tenere insieme le altri due componenti, quella serba e quella croata. Insomma l’attuale Bosnia è uno stato fantasma tenuto insieme con lo sputo e grazie all’appoggio di quella forza internazionale chiamata KFOR (Kosovo Force) a cui, come si deduce anche dall’incidente capitato al nostro aereo, partecipiamo anche noi italiani. Non si tratta quindi di tenere insieme a forza popolazioni che si sono sempre detestate, ma di permettere che croati, serbi, musulmani e bosniaci possano autodeterminarsi secondo la propria storia, i proprio costumi, le proprie tradizioni, come stabiliscono gli accordi di Helsinki firmati da quasi tutti gli Stati del mondo. La Storia va avanti, ma ci sono casi in cui è meglio tornare indietro e ricominciare da capo.

 

Il Fatto Quotidiano, 03.11.2026

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Il Presidente dell’Egitto, il tagliagole Abdel Fattah al-Sisi, un vero modello di democrazia, ha accentuato la repressione nel Paese che dirige, facendo arrestare sei reporter della piattaforma indipendente egiziana, Matsadaash, specializzata in fact-checking e giornalismo investigativo. I Paesi occidentali, in genere così solerti nel denunciare le varie violazioni dei diritti umani, non hanno sollevato orecchia, tantomeno lo ha fatto l’Italia, nonostante lo scandaloso caso Regeni, lo studente universitario ucciso e torturato in Egitto. Con l’Egitto noi abbiamo rapporti economici importanti, business is business, as usual. C’è da dire che Regeni fu molto ingenuo e più ingenua, anzi criminale, fu l’Università di Cambridge che lo mandò sul posto per uno studio sui sindacati ‘liberi’ egiziani. Naturalmente nulla si poteva scoprire su questi sindacati che erano agli ordini di al-Sisi. Ma, avendo avuto contatti con questi pseudo sindacati, Regeni si mise in trappola perché venne subito denunciato alla Polizia segreta di al-Sisi. In Italia è stata aperta un’inchiesta giudiziaria sullo stesso al-Sisi e gli esecutori materiali del delitto che pare fossero sei. Ma dubito molto che al-Sisi e i suoi collaboratori tagliagole si presentino mai alla Procura di Roma. L’omicidio e le torture subite da Regeni rimarranno quindi impunite e, sebbene non si possano mai giudicare i sentimenti altrui, sarebbe forse meglio che i genitori di Regeni si mettessero l’anima in pace.

L’avvocato Mohammed Morsi fu eletto Presidente dell’Egitto nelle prime elezioni libere di quel Paese, il 24 giugno 2012. L’Egitto, in passato, era un protettorato britannico a cui capo avevano messo Re Faruq, che non era un dittatore sanguinario come lo sarebbero stati in seguito Mubarak e al-Sisi, col suo potere più che altro si divertiva. Un giorno, giocando a poker, dichiarò d’avere un poker d’assi, il suo avversario al tavolo del gioco gli chiese di far vedere le carte e Faruq rispose: “Parola di Re”, senza far vedere il suo punto.

Le prime elezioni libere in Egitto sono state vinte da Morsi che non aveva imposto nessuna legge tipo sharia, ma fu rovesciato da un colpo di stato contro i Fratelli Musulmani che erano stati gli unici ad opporsi alle varie dittature egiziane. Di che cosa furono accusati i Fratelli? Di essere stati inefficienti. E’ ovvio che, essendo stati all’opposizione per decenni, i Fratelli non conoscessero bene i meccanismi istituzionali. Se l’inefficienza fosse una causa legittima per rovesciare un sistema credo che tutti i governi europei dovrebbero andarsene a casa. Al processo Morsi, che era avvocato, si difese dicendo: “Smettiamola con questa farsa, io sono l’avvocato Morsi, il legittimo Presidente dell’Egitto”.

La beffa ulteriore (anzi, le beffe sono due) è che il potere andò a Mubarak che era stato l’uomo forte di al-Sisi, cioè quello che si dedicava alle operazioni più violente. La seconda beffa, che ci siamo procurati però noi italiani con le nostre stesse mani, fu che l’intero Parlamento, coprendosi di ridicolo, votò, sotto pressione di Berlusconi, che Ruby Rubacuori, Karima El Mahroug non era egiziana ma marocchina. Questo per evitare frizioni con Mubarak che era all’epoca nostro alleato. Ruby Rubacuori era stata arrestata a Milano per un piccolo furto, ma Berlusconi, temendo che Ruby Rubacuori, minorenne, potesse spifferare tutto sulle famose “cene eleganti”, a cui non si sa se abbia davvero partecipato, telefonò cinque volte da Parigi perché Ruby invece di restare nell’ ‘area protetta’, chiamiamola così, dove era stata ospitata, impose che fosse affidata a Nicole Minetti che a sua volta la affidò a una puttana ufficiale che non era esattamente la persona nelle mani in cui doveva finire la ragazza. Il dirigente della Questura di Milano fu talmente intimidito che obbedì all’ordine. Tra l’altro la questione, essendo Ruby minorenne, doveva essere esaminata dal Tribunale dei Minori che aveva disposto che la ragazza fosse affidata a una comunità protetta. Ma anche la Presidente del Tribunale dei Minori fu estromessa dalla causa. Insomma la soperchieria del Potere l’aveva vinta per l’ennesima volta.

Ma la storia dei Fratelli Musulmani ne richiama un’altra precedente di molti anni. Nel 1991 in Algeria, dopo decenni di una sanguinaria dittatura militare, le prime elezioni libere furono vinte con larga maggioranza dal Fis (Fronte islamico di salvezza). I generali algerini, con l'appoggio dell'intero Occidente, le annullarono con la motivazione che il Fis avrebbe instaurato una dittatura. In nome di una dittatura del tutto presunta si ribadiva quella precedente. Per dettare odiosità sul Fis i generali algerini incendiavano le case e le fattorie. Si scoprirà in seguito che autori di questi incendi non erano affatto appartenenti al Fis. Gli autori erano gli sgherri dei generali. A smascherare questa farsa fu un colonnello francese che pagò duramente questo atto di sincerità. Naturalmente la fazione più integralista del Fis passò alla macchia, innescando una guerra civile che si concluse molti anni dopo e forse è ancora aperta.

La conclusione è questa: la democrazia va bene quando vinciamo noi o i nostri alleati, se vincono gli altri non va più bene. Due pesi, due misure, comme d’habitude. Non è quindi strano che i Paesi ‘altri’, fuori dal controllo occidentale, non credano alla Democrazia, tanto più se siamo noi a imporgliela.

 

Il Fatto Quotidiano, 17.10.2026