“Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”, scrive Paul Nizan, uno del giro di Sartre, in Aden Arabia, tanto per épater la bourgeoisie. Ho ottant’anni e non permetterò mai a nessuno di dire che l’estate è la stagione più bella dell’anno. Iniziamo dalla solitudine. I figli, se li hai, e i nipoti se ne vanno in vacanza e non puoi certo pretendere di aggregarti a loro e alle loro compagnie. Io mi ostino ad andare al mare. Un tempo, quando nelle interviste mi chiedevano quale fosse la mia più grande passione, si aspettavano che rispondessi: le donne, il gioco d’azzardo, il gioco in generale. Io dicevo invece: il mare. Da ragazzino affrontavo cavalloni alti più di quattro metri. Era un rito di iniziazione. A otto anni facevamo il bagno col mare grosso, sorvegliati dagli amici più grandi. Oggi basta che il mare sia un po’ increspato, una cosa da ridere, che abbatterebbe solo Sgarbi, che non mi sento sicuro. In mare nuoto ancora bene perché è una pratica che faccio da quando avevo 4 anni. Il problema è l’uscita, perché ci sono le dune coi sassi e io sono diventato troppo pesante, quindi viene il bagnino a tirarmi su, o quando c’è, mio figlio Matteo. Una scena umiliante.
Mi ricordo di una volta, quando c’era un mare con onde altissime, e i miei amici si erano già tuffati in acqua. Ma la mia fidanzata di allora pretese che la riaccompagnassi a casa. Non capiva, la stronza, che per me fare il bagno era molto più importante. Ritornai, ma il mare, sotto un cielo diventato plumbeo, e onde che coprivano tutto il litorale visibile, era ancora più ingrossato. Per la verità le onde non erano più alte di quelle che avevo affrontato tante altre volte, ma era già un mare di settembre, autunnale, dove le onde sotto avevano molta più forza. Mi gettai a regola d’arte: bisogna farsi il più sottili possibili per offrire meno impatto all’onda. Ma fui travolto. Non mi ero mai trovato in una situazione simile e pensai: chi l’avrebbe detto stamattina che sarei morto oggi pomeriggio? Ne arrivò un’altra, ancora più alta– in genere vanno a coppie—e mi capitò la stessa cosa, ma ero più tranquillo, bastava che aspettassi che l’onda mi ributtasse fuori. Non ero Maiorca, ma nei polmoni avevo almeno due minuti buoni di apnea. Restai comunque in acqua. Sulla rotonda dei Bagni Umberto, una rotonda che avrebbe fatto gola ai Vanzina, il bagnino urlava che non aveva nessuna responsabilità e che erano cazzi miei. E in effetti erano cazzi miei, perché avevo già raggiunto la maggiore età. Tutta la gente, compresa mia madre, urlava, gridando: “Esci! Esci!”. Ma non c’è cosa più pericolosa che dare le spalle all’onda. Finalmente uscii. Standing ovation
In realtà non dovrei andare al mare anche per altri motivi. Perché il mare, a differenza della mezza montagna, eccita i nervi. Non troppo alta però, perché ti manca il fiato. Mi ricordo un Campionato del Mondo giocato a città del Messico, a 2250 metri d’altezza, dove le squadre più dinamiche soffrivano tremendamente. Giganteggiava Socrates, “il filosofo”, che essendo il giocatore più lento del mondo e facendo quindi pochi passi (come il Messi dell’ultimo mondiale) non sprecava energie.
Tu resti quindi a casa, solo, nel silenzio della città, che è molto più sepolcrale di quello della campagna. Ascolti il suono delle ambulanze e pensi: “Almeno per questa volta me la sono cavata, non vengono a prendere me”. D’estate, infatti, i vecchi che muoiono a causa dell’afa sono molto più numerosi. Anche quest’anno, come ci confermano le statistiche, ne sono morti a frotte. Senti, lontano, molto lontano, il rumore di uno sciacquone e ti conforti pensando: “Beh, allora non sono proprio solo”. Dovrei andare quindi in collina dove tutto è più riposante, come fanno quasi tutti i miei coetanei, ma è un riposo che somiglia un po’ troppo all’eterno riposo.
Il fatto è che l’invecchiamento non è un’invenzione, lentamente perdi non la forza, io ne ho ancora a sufficienza per battere a braccio di ferro Ramiro, il ragazzo ben piantato che gestisce il Nhero, cubano d’origine, ma spagnolo d’adozione con cui facciamo interminabili discussioni sul Barca, un luogo dove Elisabetta, non capisco perché, non vuole mai venire. Ciò che mi manca non è quindi la forza (l’altro giorno ho aperto una scatola che Elisabetta che pur ha solo 30 anni non riusciva ad aprire) ma ciò che Sorel chiamava ‘élan vital’, cioè la voglia di vivere.
“Settanta sono gli anni della vita dell’uomo” dice il biblista e padre Dante fissa l’età media della vita a 35 anni. Io, che di anni ne ho 82, ne ho quindi già sgraffignati una decina, dopo un’esistenza sregolata in cui non mi sono fatto mai mancare nulla, utilizzando anche i tempi supplementari. E’ quindi venuto il momento di dire basta. Anche perché la semi cecità mi complica una vita già di per sé complicata. Siamo andati sulla luna, stiamo per raggiungere, almeno secondo le fantasie di Elon Musk, Marte, ma non siamo riusciti a rigenerare le cellule nervose e questo riguarda il glaucoma, la mia malattia, il Parkinson, l’Alzheimer.
Allegria! come diceva Mike Bongiorno alla fine delle sue trasmissioni.
Il Fatto Quotidiano, 06.08.2026
Questi squallidi Campionati del Mondo sono stati giocati in un paese, gli Stati Uniti, dove il calcio non sanno nemmeno cosa sia (non ho mai visto un giocatore americano venire a fare frubal in Europa, ma nemmeno nel più vicino Sudamerica. Ci vengono marocchini, egiziani, centro africani, ma non americani che preferiscono il basket, dove però si va a canestro ogni tre minuti, togliendo l’emozione del gol). Gli americani, com’è loro inveterato costume, hanno ridotto tutto a spettacolo violando ogni regola del calcio: l’intervallo fra un tempo e l’altro dovrebbe essere di quindici minuti, invece è stato inzeppato di cantanti e attori che l’hanno dilatato a più di mezz’ora. Il campo di calcio non è una discoteca. Come se non bastasse è stato introdotto il cooling break, sempre per motivi pubblicitari. Questo cambia l’inerzia della partita, una squadra che stava vincendo a redini basse rientra in campo trasformata. Chi ha giocato a calcio conosce la misteriosa alchimia che si crea negli spogliatoi. Qualche anno fa si è pensato di far entrare le televisioni anche negli spogliatoi, cioè nel sancta sanctorum del calcio, dove gli atleti si confrontano, litigano sulle tattiche da seguire e si prendono, all’occorrenza, anche a botte. Gli allenatori, insieme agli infiniti mediatori che si occupano del calcio mercato, oggi diventati famosissimi quasi quanto, e forse più, dei giocatori, all’inseguimento del “triplete” alla Mourinho (il “triplete” è stato inventato da Berlusconi che voleva vincere tutto e, se fosse stato per lui, avrebbe introdotto anche il ‘sestuplete’) danno a i giocatori dei consigli tattici e strategici. Ma chi li ascolta? Vale qui l’esempio di Nereo Rocco, allenatore del Milan, che nell’intervallo di una partita che i rossoneri stavano perdendo, dopo aver segnato sulla lavagna complicatissimi sistemi di gioco, gettò il gessetto e disse: “Ragazzi, rientrate in campo e mettetecela tutta!”.
La cosa più interessante di questi Campionati assurdi a 48 squadre (in Qatar, luogo altrettanto assurdo, perché nessun qatariano ha mai giocato a calcio, le squadre erano 36) è avvenuta per un fatto che col calcio non c’entra nulla. Ed è stato quando il capitano della Spagna, Rodri, giudicato il miglior giocatore del torneo (così come Cubarsi, il centrale della Spagna, e non il troppo funambolico Yamal, è stato giudicato il miglior giovane del Torneo – e anche questo lo avevo previsto) cui spettava di alzare la Coppa, ha sfanculato Donald Trump che voleva essere inquadrato durante le celebrazioni. Gli ha detto, in termini gentili: “Ci lasci celebrare la nostra vittoria in tranquillità”, invitandolo a spostarsi più in là. Questo gesto non aveva solo un significato calcistico, ma anche politico.
La Spagna, come abbiamo scritto più volte, non si è ‘appecoronata’ quando gli americani hanno invaso il Venezuela per impadronirsi nell’immediato del petrolio venezuelano e, in prospettiva, per attaccare Cuba che dal petrolio venezuelano dipende. La nostra premier, Giorgia Meloni, l’aveva giudicata “un’invasione legittima”, perché noi non siamo mai secondi a nessuno nello sdraiarci ai piedi degli yankee. Per poi prenderci delle sberle come quella che The Donald ha affibbiato alla nostra premier.
La Spagna, come forse qualcuno ricorderà, ha rifiutato di fornire le proprie basi agli aerei americani impegnati nella guerra all’Iran che Trump sta vergognosamente perdendo, anche se a ogni piè sospinto afferma che la sta vincendo.
In discussione non c’è solo la Spagna, ma tutto il ‘socialismo bolivariano’, cioè il progetto di una Grande Columbia immaginato da Simon Bolivar, a cavallo tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, cioè una Grande Columbia che raccogliesse tutti i paesi, centro e sudamericani, sotto l’insegna, appunto, del socialismo. Per questo a rischio oggi non c’è solo il Venezuela, già conquistato, ma anche il Brasile di Ignacio Lula da Silva. Ho letto di recente un reportage di Roberto Saviano che è riuscito nell’impresa di parlare del Brasile senza nominare mai Lula che in Brasile ha creato un Ministero per salvare la Foresta Amazzonica dalla ingordigia dei garimpeiros, i cercatori d’oro, che se ne fottono di abbattere alberi che la deforestino. Un problema mondiale se si pensa che la Foresta Amazzonica fornisce, a seconda delle stime, il 20 o il 30 percento dell’ossigeno mondiale. Una questione che dovrebbe interessare il mondo intero, comunque e soprattutto adesso che si parla tanto, e a ragione, di cambiamento climatico. Ma l’occidente, in particolare gli americani, preferiscono il presidente dell’Argentina, Javier Milei, il quale ha definito il socialismo “il cancro del mondo”. E la nostra premier, quando è stata da quelle parti, a Lula ha dedicato solo un breve incontro, mentre si è intrattenuta a lungo con Javier Milei in cambio di qualche regalo che è finito nelle tasche di chissà chi.
Il fatto è che, a parte qualche patetico sforzo, tipo quello della Spagna che verrà presto sommersa dai super dazi americani e, l’ancora più patetica Cuba, che verrà a breve spazzata via, come Trump annuncia un giorno sì e un giorno no, il capitalismo sta vincendo su tutta la linea. Paesi un tempo comunisti, come la Cina o la Russia, sono diventai di fatto capitalisti e del comunismo hanno conservato solo i loro sistemi dittatoriali.
Il mondo è in mano a tagliagole di ogni tipo. Non c’è solo Trump. C’è l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi, c’è la Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Verrebbe quasi da dire che l’unico paese presentabile è l’Iran, pur con tutte le sue contraddizioni. Almeno si oppone, con l’aiuto degli Huthi e degli Ezbollah libanesi, a un sistema che, in nome della produzione, ci sta strangolando tutti.
Addio quindi al comandante Ernesto Che Guevara, rappresentante di un’epoca, ormai sepolta, in cui gli ideali e i sogni contavano ancora qualcosa.
Il Fatto Quotidiano, 31.07.2026
Ai tempi mostri.
Nonostante sia ancora un bambino mio figlio ha già i miei infantilismi.
Per Oriana Fallaci: l’entusiasmo non è un argomento.
Io sono un dubbioso dogmatico.
Date e vi sarà tolto.
Oggi chi lavora non può diventare ricco: perde troppo tempo a lavorare.
La nostra è una società individualista senza individui.
L’uomo contemporaneo, sempre proiettato fuori di sé, non sa vivere che nell’opinione altrui.
Il dramma dell’uomo di oggi è constatare che la razionalità ha fallito, senza, per questo, poter tornare all’irrazionale.
Non si può più nemmeno darsi ai vizi: li hanno tutti.
Il bello del senso di colpa è che la pena ricade regolarmente sulla testa degli altri.
Pubblicità: l’Ottocento ha creato capolavori perché il Novecento li sputtanasse.
Problema per utilitaristi. Il vero masochista non è chi prova piacere nel dolore, ma dolore nel piacere.
Problema per fancazzisti. Come non fare un cazzo? Lavorare da Fini (copyright Elisabetta).
Si dice, a volte, <<Lasciamoci andare al caso>>. Ma, purtroppo, è il Caso che non ci molla.
La verità non è davanti, ma dietro di noi.
Se il comunismo è vittima del suo insuccesso, il capitalismo lo è del suo successo.
I conservatori sono altrettanto stupidi dei progressisti, ma questi sono più pericolosi: perché si muovono.
Vecchiaia. Quel che accade invecchiando non è tanto che si perdono alcune certezze sul mondo, ma che si perde ogni certezza su se stessi.
Chi ha paura di morire crede di essere immortale.
La vita è una gara a eliminazione in cui vengono eliminati tutti.
<<Quanto tempo passa fra l’arrivo al Pronto soccorso e l’intervento del medico di guardia?>> chiede la solerte giornalista al primario. <<Il tempo di morire>>.
Nulla si crea e tutto si distrugge.
Si dice <<ammazzare il tempo>>. Ma è il Tempo che ammazza noi.
Morire è facile. Lo hanno fatto tutti.
Siamo l’incubo di qualcuno che un giorno si sveglierà.
Il Fatto Quotidiano, 04.07.2026