Gli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati in acque internazionali, quindi ben lontani da Israele, sono 430 circa, provenienti da 40 Paesi diversi, fra cui 29 italiani. Circa cinquanta attivisti sono stati ricoverati a Istanbul, scossi non solo per le lesioni fisiche, ma per le umiliazioni, le violenze e le vessazioni subite mentre erano nelle carceri israeliane. Qual è stata la reazione del governo italiano? Solo vuote parole di condanna. Ma altri rappresentanti delle nostre Istituzioni, e quindi del governo, si sono spinti più in là. La Russa: “Quanti palestinesi hanno salvato le flottiglie? È una propaganda a scarso rischio. Se poi hai la fortuna che ti fermano per tre o quattro ore e puoi gridare che sei stato torturato è il massimo a cui puoi aspirare e sperare”. Salvini: “Il comportamento del ministro Ben-Gvir è stato sicuramente sbagliato, ma se parti e vai in una zona di guerra non vai a fare una passeggiata in montagna. Alcuni vanno a cercarsi grane”. Ricorda molto il “Se l’è andata a cercare” di Giulio Andreotti a proposito dell’omicidio Ambrosoli. In quanto al direttore del Giornale, Cerno, che non è un uomo delle Istituzioni, ma che rappresenta una larga porzione del pubblico di destra, così si esprime:” I prodi eroi, per me antieroi, della Flottilla trasformata da Pd e M5s in testimonial di quello che è da ormai un decennio un progetto targato Hamas che ha come obiettivo concentrare l’attenzione sul regime terroristico di Gaza, trasformandolo in vittima, propaganda riuscita così bene da averci fatto cascare milioni di persone e persino il governo di Israele” (en passant: da quando la direzione del quotidiano berlusconiano è passata da Alessandro Sallusti al carneade Cerno, Il Giornale ha avuto un tracollo. Aridatece Sallusti).
Cosa avrebbe dovuto fare quindi il governo italiano? Lo dice a chiare lettere Gianluca Ferrara, un indignato lettore del Fatto, nonchè ex parlamentare M5s: “Un governo serio non resta fermo quando i propri cittadini vengono coinvolti in un’operazione del genere. Un governo serio pretende spiegazioni immediate. Un governo serio rompe le relazioni diplomatiche con queste belve... A Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e ai vari giornalisti di regime ricordo che la Storia giudica. Sempre. E giudica molto male chi, davanti alla sofferenza di massa, dinanzi a un genocidio ha scelto la prudenza diplomatica invece del coraggio morale. E questo vale anche per troppi ebrei italiani che restano silenti e di conseguenza complici”. Il lettore del Fatto si illude, in realtà è da quando esistono, cioè dalla notte dei tempi, che i giudei provocano scompigli e, all’occorrenza, compiono omicidi senza che ci sia nei loro confronti alcuna condanna morale.
I Romani, l’Impero più aggressivo dell’Occidente di allora, conquistavano territori e poi si limitavano a chiedere alle province che si arano accaparrati il pagamento delle tasse, cioè frumento e poi ciascun popolo facesse quel che voleva secondo la propria storia e tradizione. I soli problemi, sarà un caso, li ebbero in Giudea. Del resto gli ebrei sono o non sono “Il popolo eletto da Dio”? E quindi tutte le altri genti sono genti di serie B, su cui si possono compiere ogni sorta di nefandezze. Sono stati gli ebrei a volere la crocifissione di Cristo, e non Ponzio Pilato come afferma la narrazione corrente. Pilato cercò di salvare Cristo da quegli energumeni e gli disse di smetterla con la storia del “figlio di Dio” per lui, pagano, assolutamente incomprensibile, ma Cristo non poteva rinnegare se stesso e andò a morire sulla Croce dove, inchiodato alla croce, in uno dei più commoventi passi del Vangelo, Cristo dubita, umanamente dubita: “Padre, padre, perché mi hai abbandonato?” (Io leggo Cristo non come figlio di Dio, ma come uomo, alla De André: “E morì come tutti si muore, come tutti cambiando colore”, Si chiamava Gesù, De André).
Naturalmente i comandi israeliani hanno smentito le nefandezze di cui è accusato l’esercito di Tel Aviv, si sono dimenticati che oggi esistono i social e le tv indipendenti che portano tutto alla luce del sole. Il vittimismo aggressivo degli ebrei ha raggiunto il suo apice dopo l’Olocausto, anche se un coraggioso e intelligente ebreo americano, Norman Finkelstein, ha scritto un libro: L’industria dell’Olocausto. Che gli ebrei siano intelligenti è fuori discussione. Nietzsche (che col nazismo non ha nulla a che vedere) li considerava “la razza--si può ancora usare questo termine?-- più intelligente del creato” (Kafka ed Einstein, singolarmente presi, sono lì a dimostrarlo). Ma nel Dna degli ebrei c’è anche la vendetta di cui Israele sta dando oggi ampia dimostrazione. Si legga il passo del Deuteronomio a proposito di Gerico,2, 33-34, che afferma: “In quel tempo prendemmo tutte le sue città e le votammo allo sterminio: uomini, donne, bambini; non vi lasciammo nessuno in vita”.
Io, che pur sono agnostico, preferisco il perdono cristiano, perché sulla croce Gesù perdona i suoi aguzzini.
Il Fatto Quotidiano, 27.05.2026
In un recente articolo sul Fatto Maria Rita Gismondo afferma che: “La scienza non possiede intenzioni proprie: è uno strumento”. Si intende qui la Scienza tecnologicamente applicata e non la conoscenza perché questa è consostanziale all’uomo. Secondo Gismondo la Tecnologia è in sé e per sé avalutativa, dipende cioè dal modo in cui viene applicata. La Tecnologia non è mai innocente, dipende dal modo in cui viene applicata, di questo si rende conto anche Gismondo quando afferma: “La Scienza ha dato all’uomo un potere che supera la sua capacità di gestirne pienamente le conseguenze”. Il fatto è che quando uno scienziato pone in essere un’innovazione che sembra utilissima non è in grado di valutarne le varianti che mette in circolo. E’ la questione fondamentale della ambiguità della Scienza tecnologicamente applicata, così ben centrata da Martin Heidegger in “La questione della tecnica” del 1953. Heidegger è stato l’ultimo vero filosofo occidentale, per non parlare dell’Italia, dove è impossibile considerare filoso quel gonfio di Massimo Cacciari, chi abbia voglia e tempo di triturarsi le palle legga “L’Angelo necessario”. Più valido se mai è Gianni Vattimo col suo “pensiero liquido”. Ma comunque sono frattaglie, del resto l’Italia non è mai stata forte nel pensiero speculativo, in tanti secoli ha espresso solo Giambattista Vico coi suoi “corsi e ricorsi” che è una sorta di scimmiottatura anticipatoria ed involontaria dell’” Eterno ritorno dell’identico” di nietzschiana memoria. L’italiano è stato grandissimo nell’estetica perché nasce fra cose belle, ma non è profondo. Mentre Michelangelo e Raffaello dipingevano le meraviglie che dipingevano, che erano il massimo della bellezza estetica, più o meno nello stesso periodo Hieronymus Bosch e Luca Cranach anticipavano Freud e la psicanalisi. La grande introspezione psicologica è nordica (si pensi anche al Settimo Sigillo di Bergman e a tutta la sua opera) mentre il nostro Sud, penso soprattutto a Napoli e alla sua casinistica e simpatica caciara, si distingue per un disinvolto tirare a campare (“Francia o Spagna perché se magna”, ma questo riguarda l’Italia intera). E’ ovvio che se tu vivi fra i ghiacciai nordici, fra pinguini e foche hai molto più tempo per pensare. Da questa classificazione sfugge però Leonardo Da Vinci che, col suo eclettismo-scienziato, filosofo, architetto, pittore, scultore, disegnatore, trattatista, scenografo, matematico, anatomista, botanico, musicista, geologo, ingegnere e progettista-- non può essere inquadrato in nessuna di queste ( in termini ippici è l’Hadol du Vivier della situazione).E’ la sorte di alcuni, pochissimi, geni dell’umanità, fra cui Nietzsche, filologo, filosofo, poeta, aforista, giornalista, polemista (“Sono nato postumo”).
C’è però un’altra considerazione da fare: come osserva lo storico Carlo Maria Cipolla la Tecnologia come risolve un problema ne pone altri dieci, ancora più complessi. Quindi la Tecnologia ci costringe ad avvitarci in un giro vizioso senza fine. Altro che essere indifferente.
Più cauti furono in questo senso gli antichi Greci. Attraverso i loro formidabili matematici, Pitagora e Filolao tra gli altri, e i loro filosofi, avrebbero potuto costruire, soprattutto i pre-socratici, Talete, Anassimandro, Anassimene, macchine molto simili alle nostre, ma ritenevano che l’hybris dell’uomo avrebbe provocato, lo dico nei loro termini, la phthonos theòn, cioè l’invidia degli Dei e quindi l’inevitabile punizione.
Certo, nemmeno i Greci, avrebbero potuto arrivare al digitale e all’Intelligenza Artificiale. E sarebbe stato solo un bene anche perché L’Ai toglie all’umano una delle sue caratteristiche essenziali: l’intuizione. Per questo gli indigeni delle isole Andamane, non ancora civilizzate, per loro fortuna, si sono salvati durante il maremoto del 2004, mentre gli andemanensi ‘civilizzati’ sono morti come in tutte le altre isole dell’arcipelago. C’è un aneddoto significativo: l’isola di Sumatra stava più o meno nell’epicentro del maremoto. A un certo punto il guardiano di un faro, provvidenzialmente alto, vede che tutti gli animali si misero a correre verso la collina, gli uccelli smisero di cinguettare. Lui guardò il mare e non capiva: in quel momento era calmissimo. Evidentemente gli animali, e con loro gli indigeni, avevano sentito per istinto che c’era qualcosa che non quadrava.
Nietzsche, filologo prima che filosofo, era contrario a Socrate e Platone perché, con la loro intelligenza lineare, molto simile a quella dell’Intelligenza Artificiale, avevano compresso e soffocato ciò che di più autentico c’è nell’essere umano, l’istinto, ed è la situazione in cui viviamo tutt’oggi.
Il Fatto Quotidiano, 24.05.2026
Xi Jinping, accogliendo Donald Trump a Pechino, ha citato, tra l’altro, la “Trappola di Tucidide”. The Donald, da “miles gloriosus” quale è, si è accontentato dell’accoglienza in pompa magna. Credo che non sia possibile immaginare personaggi più diversi. La figura quasi stilizzata, quasi ascetica, di Xi e il debordante e volgare The Donald.
Dipartimenti di greco e latino sono sorti nelle università cinesi e Platone, che criticava la democrazia ateniese, è stato arruolato dal Partito per dimostrare che il moderno sistema politico occidentale è una forma di governo inadeguata. Xi afferma di aver letto Petrarca, Marx e Dante, il padre della lingua italiana con robuste iniezioni del linguaggio meridionale sotto il regno dell’illuminato Federico II di Svevia. Gli americani sono incolti in tutto culturalmente e persino geograficamente. Bill Clinton, quando gli Stati Uniti attaccarono la Serbia, per illustrare ai cittadini yankee dove fosse mai questa misteriosa Serbia dovette stendere sulla parete una mappa e con una bacchetta, come un maestro elementare, indicarne la localizzazione.
Ma se gli americani, in linea generale, sono incolti, quando sono colti sono coltissimi, non a caso la loro meta di viaggio preferita in Europa era Firenze, di cui i nostri padri fondatori, torinesi, da Cavour in su o in giù volevano fare la capitale d’Italia. Purtroppo per motivi di centralità geografica e non per motivi di cultura scelsero Roma, la ‘città Eterna’, con tutte le conseguenze che conosciamo. Perché Roma è una cozza che assorbe il peggio del Sud senza introiettare la laboriosità, anche eccessiva, del Nord. Intendiamoci: il voyage en Italie era costume nell’Ottocento di tutti i grandi intellettuali europei da Goethe a Stendhal. Stendhal però non amava particolarmente Firenze, troppo compatta nel suo stile, preferiva la Milano dei Navigli. Il linguaggio colto ha residui anche in Matteo Renzi, o meglio residuava, quando era ancora sindaco di Firenze e non gli era ancora venuta la smania di fare il politico a tempo pieno. Ho assistito ad una sua conferenza, quando governava Firenze, e ne fui affascinato. Renzi è tuttora un formidabile battutista, per questo, oltre che per la sua ignoranza di fondo, ha difficoltà a esprimersi in inglese, lingua che nonostante sia ormai di uso universale gli è ostica.
Gli americani colti fino a non molti decenni fa frequentavano le Giubbe Rosse e Paszowski, i locali dove sono passati i maggiori artisti ed intellettuali dell’epoca, da Giuseppe Prezzolini a Giovanni Papini ad Ardengo Soffici ad Aldo Palazzeschi a Filippo Tommaso Marinetti a Dino Campana a Corrado Govoni a Umberto Boccioni a Carlo Carrà a Ottone Rosai a Eugenio Montale a Elio Vittorini fino a Carlo Emilio Gadda, nella maggioranza futuristi in grande anticipo su quei tempi. Quando non si aggiravano tra quei locali si fiondavano alla Biblioteca Nazionale di Firenze, la più fornita d’Italia, dopo quella di Roma. Anche se la Nazionale di Firenze ebbe il torto gravissimo di rifiutare l’archivio di Giuseppe Prezzolini che, oltre ad essere quell’uomo straordinario che era, avendo vissuto cent’anni aveva conosciuto tutti, compreso Benito Mussolini. L’archivio Prezzolini fu quindi incamerato dagli svizzeri che sono molto meno coglioni di quanto normalmente li facciamo.
In un certo periodo, poiché la mia fidanzata fiorentina era malata e le visite erano regolamentate, avevo molto tempo per girare. Mi fiondai alle Giubbe, ma non trovai nessuno di quegli americani colti. I pochi artisti rimasti si erano trasferiti all’Arco di San Piero, meno “pulitino” ma più losco come piace a me. All’Arco, insieme a Fabio Canessa, docente di lingue classiche prima a Piombino, poi a Roma e di passaggio anche consigliere di Sgarbi quando era sottosegretario alla cultura, incontrammo Aldo Busi, poteva mancare in un posto del genere? Dico che Canessa è 'ubiquo' perché in qualunque città d’Italia tu vada trovi Canessa. Busi gli fece un culo quadro perché non aveva lodato a sufficienza una delle sue opere, “Seminario sulla gioventù” e Canessa, compìto lo ascoltava in piedi, come un soldatino di piombo. L’omosessualità ha giocato un brutto scherzo ad Aldo Busi perché l’omosessualità è bella, almeno esteticamente, quando si è giovani e dalla parte della preda, quando si passa a quella dei predatori le cose cambiano radicalmente. Aldo Busi, che si considera, esagerando come suo costume, il più grande scrittore italiano del Novecento, ma se non è il più grande è certamente un intellettuale di primissimo ordine, si è, dopo aver viaggiato per il mondo, ritirato nella sua cittadina di origine, Montichiari, nel bresciano. Abita, se è ancora viva, con la madre e ha perso il suo punch. Perché uno dei grandi problemi degli omosessuali, da Pasolini in su o in giù, è il rapporto con la madre: o eccessivamente protettiva, come di consueto, o troppo distante.
Ma torniamo alla Cina, all'Europa e agli Stati Uniti. Cina e Grecia sono due culture antichissime che viaggiano in parallelo anche se non hanno mai avuto contatti diretti, a parte il viaggio di Marco Polo. Il fatto singolare è che pur non avendo contatti esprimano concetti molto simili. Eraclito, il più grande filosofo greco, forse il più grande di tutti i tempi, è lontanissimo dal buddhismo con la sua idea di reincarnazione, poiché in Eraclito non c’è nessuna idea di reincarnazione, c’è solo una inspiegabile energia che sempre si espande e sempre si restringe, anticipazione della teoria scientifica Big Bang e dell’“Eterno Ritorno” nietzschiano. Aggiunge Eraclito: “Tu non troverai i confini dell’Anima, per quanto vada innanzi, tanto profonda è la sua ragione” e “Questo mondo, che è lo stesso per tutti, nessuno degli Dei e degli uomini l’ha creato, ma fu sempre, è e sarà fuoco eternamente vivo che con ordine regolare si accende e con ordine regolare si spegne”. Ad Omero che si augurava “Possa la discordia sparire fra gli Dei e fra gli uomini” Eraclito replica:” Omero non si accorge che egli prega per la distruzione dell’universo; se la sua preghiera fosse esaudita tutte le cose perirebbero” (altri tempi, altri polemisti). Eraclito, di fatto, afferma l’impossibilità di raggiungere una qualsiasi Verità.
L’America, paese giovane, con una storia relativamente recente, non ha nessuna idea della cultura greca e le è lontanissima, ma ci sono intellettuali americani, come Graham Allison, politologo della Harvard Kennedy School, appartenente quindi agli americani coltissimi, che è stato il primo a fare la metafora della “Trappola di Tucidide”: il riferimento è alla narrazione dello storico ateniese della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (431-404 a.C.) innescata dall’ascesa di una potenza, Atene, che spaventò l’altra, Sparta, a tal punto da scatenare lo scontro che devastò la civiltà dell’epoca. La metafora della Trappola serve a Xi per ammonire l’America a non superare la linea rossa di Taiwan. Ma la metafora di Tucidide non serve solo ai cinesi, serve, e forse soprattutto, a noi occidentali, perché Atene aveva appena finito di convertire con la forza le altre poleis greche alla democrazia che sparì, a favore di altre forze emergenti, più circoscritte, come potrebbero essere oggi la Turchia, gli Emirati e persino l’Iran.
Il Fatto Quotidiano, 20.05.2026